Da sempre, da quando è cominciata questa avventura nucleare del governo, comica, opaca e scellerata insieme, ci si chiede perché mai i siti che potrebbero ospitare le centrali debbano rimanere segreti invece di essere oggetto di discussione pubblica. Come sarebbe giusto e come sarebbe nello spirito della democrazia e anche di quel federalismo vicino alle comunità di cui la Lega dovrebbe essere portatrice, se non si trattasse ormai di una pura litania svuotata di senso e di credibilità.

La domanda è tornata di nuovo in campo dopo che l’Enel ha denunciato il furto di un computer sul quale era memorizzata la mappa dei siti possibili per la realizzazione dei reattori oltre agli studi sull’impatto ambientale e sui criteri di scelta. Certo è un po’ arduo farci credere che dati così segreti o come direbbe Frattini, il cui vocabolario progredisce di giorno in giorno, “sensibili”, giacessero in chiaro nel portatile di un’impiegata. Un portatile per giunta lasciato in un cassetto.

Ma ci siamo bevuti tante fesserie per anni e adesso non possiamo prendercela troppo se qualcuno tenta il raggiro. Mi chiedevo però se questa strana vicenda, la cui diffusione è stata favorita e non ostacolata dall’Enel, non nasconda invece qualche altro pasticcio.

Cosa c’è in quei dati rubati o meno, che potrebbe mettere in imbarazzo l’Enel e il governo a parte la reazione delle comunità investite dall’atomo di Silvio che comunque ci sarebbe egualmente all’apparire della prima ruspa? E come mai tutto questo avviene dopo le amministrative e dopo il fallimento del tentativo del governo di bloccare il referendum?

Azzardo un’ipotesi che non ho modo di provare, ma che deriva da una serie di accenni e di silenzi, come dire, circostanziati. La possibilità cioè che nessuno dei siti rispetti appieno i criteri tecnici e i requisiti di sicurezza stabiliti per le localizzazioni dei reattori e che anzi nessuno vada significativamente oltre il 50 %-60%. Un dato allarmante che nella migliore tradizione della bugia al governo potrebbe essere tenuto nascosto o invece gestito in qualche modo per attutire l’impatto che una vittoria del referendum potrebbe avere sui molti affari già messi in piedi, in particolare con la Francia.

Ecco che allora un computer rubato, con queste inquietanti rivelazioni potrebbe rivelarsi prezioso.