Tutto ciò che sta accadendo in questi giorni, dal tentato scippo del referendum sul nucleare, al mefitico baraccone berlusconiano e leghista di Milano, si allontanano sempre più dall’orizzonte politico e divengono patologia. Rassomigliano alle descrizione degli stati astinenza, seguiti da un aumento della dose.

E a pensarci bene la storia degli ultimi 20 anni del Paese potrebbero essere trattati come un caso di alcolismo: prima lo stress seguito alla caduta del muro di Berlino, poi le prime sbronze con il Berlusconi d’annata, un po’ per dimenticare, un po’ per quella leggera euforia del miracolo che prometteva di verificarsi senza però che nulla cambiasse. Una bottiglia sempre tenuta sul tavolo, qualche bicchiere ogni tanto, magari in segreto per sciogliere una qualche angoscia, l’effetto crociato con la blanda droga televisiva. Un po’ frenandosi e dosando il goccio, un po’ lasciandosi andare a qualche sbornia.

Un certo giorno, un brutto giorno ci si è scoperti dipendenti dall’alcol del Cavaliere. Come in molte di queste storie, meno si concludeva, più si arretrava, più si aveva bisogno dello stimolo indotto. Abbondanti bevute ai pasti, in cui il cibo toccava soprattutto agli altri, poi i vari  bianchetti frizzanti tracannati con i bravi leghisti. E infine il bicchiere tenuto nella mano quando è notte e si vorrebbe dormire, ma non ci si riesce più senza gli ultimi, abbondanti sorsi che si ripetono e si ripetono come in un sortilegio.

Certo ci sono stati i momenti in cui si è detto basta, si è cercato di smettere. Ma la vita era già così compromessa che tutto era troppo faticoso. La lucidità era persino diventata estenuante. E così dopo un breve periodo nel quale non si è incontrato qualcuno che fosse in grado di comprendere e di aiutare davvero, il Paese è ritornato all’antico vizio.

Si beve di più quando si ricomincia, l’euforia dura molto poco e cresce invece il periodo in cui si è come storditi, in cui tutto può accadere senza che si riesca a reagire. Si vaga senza meta alla ricerca del sorso successivo, mentre dentro di te cominci a odiare quello stato e quella dipendenza di cui non puoi più fare a meno. Ma le brevi, momentanee ribellioni servono a poco, anzi svaniscono presto dietro al luccichio del bicchiere con il suo contenuto. Bevi quella menzogna perché ormai temi di dirti la verità.

Poi capita che una domenica e un lunedì, in cui ci si rende conto di avere la barba lunga, pochi soldi e un futuro peggiore, in cui ti senti preso in giro, defraudato, ingannato, riesci a cacciar via la bottiglia. Basta pochissimo, quel poco di soddisfazione per la vittoria contro l’assuefazione perché arrivino gli incubi, il delirio in cui compaiono mostri e facce di bronzo, ghignanti, storte, paurose e ridicole che ti dicono continua a bere, altrimenti… altrimenti arrivano i mostri che vedi, che ti facciamo vedere. E la bottiglia ambrata che ti perseguita di sembra di vederla anche in televisione, persino nei tiggì.

A questo punto o vai dagli Alcolisti Anonimi per farti aiutare con fatica e angoscia a  ridiventare un Paese normale, a rimettere insieme i cocci, a ritrovare dignità o sei perduto.