Anna Lombroso per il Simplicissimus

Saggiamente mia nonna faceva un moderato uso di proverbi. Ma ce n’erano due che le erano cari e che andrebbero bene per la nostra classe dirigente, incline a esternare in assenza di pensiero, né forte né debole.
Uno, veneto recita: prima de parlar tasi. E francamente è piuttosto perentorio. L’altro più interlocutorio si usa in tutte le latitudini: conta fino a cento prima di parlare.
Nella foga entusiasta di persuadere i concittadini delle magnifiche sorti e progressive dell’aiuto umanitario feat Silvio, il neo lampedusano ha dimenticato l’auspicabile raccomandazione a una composta riservatezza rendendo tutti partecipi della lieta novella di aver acquistato una villa in loco.
Ci ha ripensato, troppo folla probabilmente, troppo viavai.
Non pare ci abbia ancora ripensato la Polverini a ritrattare l’incauta e infelice battuta rotolata fuori dalla sua bocca adusa a esprimersi con ruspante assertività. Anzi, ha pensato bene di sdrammatizzarla rendendo – e attingo ancora dalla saggezza popolare di mia nonna – pezo el tacon del sbrego, peggio il rattoppo del buco.
Ecco i fatti, ieri mattina in una splendida giornata di sole la governatrice si reca al Canottieri Lazio, uno degli storici circoli sportivi della Roma-bene, dove tra coppe e medaglie conquistate dagli atleti della società, per festeggiare i ‘Tevere ranger’, una squadra di volontari che faranno da sentinelle del degrado e dell’abusivismo sul fiume della Capitale, insomma delle “ronde” fluviali.
A disposizione dei festosi partecipanti è stato messo un catamarano, sul quale l’intrepida governatrice amica della Perina, indossata la giacca a vento blu del nuovo ‘corpo’ ha voluto fare un giro inaugurale. Sale sulla piccola imbarcazione, agita il berretto da ranger tiberino e ecco che non si tiene, e «Salutatemi i tunisini», esclama ridente e irridente.
«Stavamo scherzando, come fanno le persone normali» spiegherà più tardi. Appunto, è proprio questo che ci preoccupa. Che ci rappresenti qualcuno convinto che sia la norma essere xenofobi, razzisti, incivili e inumani, sbeffeggiando disperazione, dolore, sofferenza di chi fugge da guerra, fame e cerca invece libertà, dignità, democrazia. Certo se queste sono le aspettative di chi arriva nel nostro paese su barconi della morte, la battuta è un efficace disincentivo. Si l’Italia non è il posto giusto per realizzare speranze di civiltà, riconoscimento di diritti e amicizia.
Ma è che appunto non si sanno contenere, anche se indossano il doppiopetto o il tailleur, anche se si ripuliscono un po’, anche se vanno a ballarò, ahinoi, o a annozero a testimoniare di una destra appunto, “normale”.
Ma nemmeno tanto sotto, sono e restano fascisti. E noi siamo e restiamo cretini se crediamo a certe conversioni. Polverini siamo e polverini resteremo.