Il rosario di affermazioni leghiste, sempre uguali

Ogni nota ha la sua croce e quelle di questi giorni hanno avuto in particolare il sole delle Alpi, la nenia sempre uguale di affermazioni leghiste. Non ho resistito a fare un riassunto ragionato dello sragionamento

Poche idee molto confuse.. e ripetute con una ottusa determinazione monocorde e una paurosa inlicnazione alla schizofrenia. È la cifra del governo e dei suoi sostenitori su tutti i temi dalla sicurezza nucleare all’immigrazione e che rende utile oltre a una interpretazione sociologica, anche una diagnosi psichiatrica e frenologia.

Il governo che ha fatto della solidarietà l’oggetto di scherno chiede solidarietà: alla Francia, malata degli stessi mali italiani anche se in forma meno aberrante: un governo di destra che è compiacente con un razzismo che da sempre intride il tessuto sociale e che è perfino rappresentato da un partito peraltro fuori dalla compagine di governo, fortunati loro. All’Europa, nota certo per un certo primato delle ciniche cancellerie, ma che in passato aveva ricevuto dell’Italia improbabili lezioni su come si affronta il problema dell’immigrazioni grazie all’applicazione decisa del celodurismo, con una legge razziale assolutamente disallineata rispetto alle disposizioni e alle tendenze della giurisprudenza oltre che della civiltà.

Chiede cooperazione agli altri Stati avendo perseguito una politica estera imperniata su accordi sottobanco, alleanze opache, patti “servizievoli” fino al ridicolo e subalterni con leader affini per lo sprezzo della democrazia e dei diritti, lagnandosi se poi viene emarginata dal tavolo dei grandi una volta esaurita la popolarità e il consenso ai governanti amici.

Chiede collaborazione alle Regioni operando una discriminazione preventiva: esoneri dagli obblighi per quelle del Nord, dove c’è una presenza di immigrati, omettendo che si tratta largamente di regolari che contribuiscono al sistema pensionistico del paese, sono dei pilastri del sistema economico e sociale, rappresentano una ricchezza e un’opportunità in un paese sempre più vecchio. Obblighi insopportabili per le regioni del Sud nelle quali viene incrementata l’esasperazione artatamente per giustificare qualsiasi misura emergenziale inumane e repressiva.

Chiede sostegno internazionale per avviare strategie comuni di intervento in loco, e intanto opera tagli disinvolti ai fondi per la cooperazione allo sviluppo in virtù proprio di quella consolidata inclinazione a risolvere i problemi sulla pelle dei diseredati e grazie a accordi da suk, intese sotterranee, scambio di favori tra potenti.

Stravolge anche la semantica dando una accezione generica e generalizzata del termine clandestino che viene applicato ancora prima che i soggetti “indiziati” salgano in barca e usandolo come un’arma impropria contro profughi e perseguitati, colpevoli di essere giovani e determinati a perseguire una speranza di una vita migliore e rei di venire da un paese che si è affrancato da una tirannia. Come se cercare di realizzare il sogno di una esistenza meno miserabile e avvilita non sia anche quello una manifestazione di ritrovata libertà e di riscatto – e certo li consiglieremmo di andare altrove perché qui non hanno certo le garanzie di poterla nemmeno inseguire quella piccola utopia. E confondono intenzionalmente anche la portata del termine umanitario. Un po’ perché ne sanno poco, un po’ perché preferiscono carità pelose ed elemosine ipocrite non solo bella cassettina in chiesa ma soprattutto nelle relazioni internazionali. Dimenticando che esistiti trattati internazionali in materia di sostegno umanitario, la cui inapplicazione ci rende invisi ad ogni paese civile e rispettoso dei diritti oltre ad estrometterci da consessi e tavoli negoziali.

Esige collaborazione ai cittadini, gli stessi nei quali ha alimentato diffidenza, isolamento misoneista, esclusione, razzismo, arroganza in nome di una pretesa superiorità, da esercitare dentro e fuori le mura dei loro paesi e campanili ormai ben poco protetti. Dentro alla nazione e fuori. E per fortuna, perché la nostra speranza di salvezza risiede proprio nell’abbattere certe frontiere quelle “nostrane” tra nord e sud e quelle più in là e nel pensare senza il corrimano della delega dell’indifferenza e del solitario egoismo.