Anna Lombroso per il Simplicissimus

La terza B, e la vita di ogni donna – e se la donna è rossa ancora di più – è stata attraversata più o meno cruentemente da una biondina algida, equipaggiata di colpi di sole, vocetta soave e pugno di ferro. Nei miei ricordi era sempre nata nella famiglia giusta e sposava, prima di tutte le altre, un marito giusto, mettendo al mondo un numero controllato di figli, giusti e biondi come lei, e sempre abbronzati da un sole iniquo come il capitalismo, che li indora al mare e in montagna e a noi fa venire l’eritema.

Anche il governo è dotato della sua biondina. Determinata e gelida come quella della terza B, l’abbiamo in verità vista piangere. Ma di stizza, quando un certo isolamento minacciava di sottrarre da sotto il suo augusto lato B la poltrona di ministro e di limitare indirettamente il ricorso all’american express impiegata – forse a sua insaputa – per fare shopping di prestigiose firme.
Nell’imperio dell’egoismo e del cinismo il ministra Prestigiacomo è a suo perfetto agio. Lo siamo un po’ meno noi, fuorviate o tutt’al più incantate più da una mistica dell’emancipazione che, quote rosa o no, ci eravamo convinte che le donne siano dotate di valori e qualità di genere speciali e peculiari,trasmesse mediante un codice genetico e esaltate da consuetudini all’ascolto alla cura all’accoglienza all’accudimento, insomma alla sentimentalità e all’intelligenza del cuore.
Le presenze femminili in questo governo e le loro prestigiose supporter esterne ( persevero nel ricordare che capitale è un sostantivo maschilista e sessista, quanto la signora Marcegaglia che ne vuole perpetuare l’egemonia) vogliono proprio dissuaderci e dissolvere questa delicata visione dell’altra metà del mondo, per quanto riguarda l’intelligenza e anche per quanto attiene al cuore.

Ben lungi dal versare una lacrima per una catastrofe che ha scosso il pianeta, per un ambiente, quello del suo inappropriato dicastero, irreversibilmente ferito, per un evento che attraverso una tragedia consumata dovrebbe indurre sia pur tardivi ripensamenti, la biondina di ferro ha tirato fuori le unghiette – accuratamente smaltate, ma aguzze – per difendere una scelta dissennata. Che dovrebbe offendere qualsiasi persona di buon senso preoccupata del suo destino e motivata a tutelare quello delle generazioni a venire, e dunque, si direbbe, ingiurioso per la sensibilità di una donna e una madre.
Ma a sancire il tradimento di quello che, ahimè per noi, chiamavamo il “portato” di genere è l’atteggiamento che la ministra avrebbe deciso di indossare – come un bel cardigan di quel cachemire ormai bipartisan – improntato ad una nuova cautela. Ispirata non certo dal doveroso principio di precauzione, bensì dalla virile preoccupazione di un salasso elettorale. Che noi invochiamo, a nome di tutti, donne e uomini, che usano quell’emotività condannata dalla sprezzante biondina, come un motore di razionale prudenza e intelligente amore per il futuro