Ieri riflettevo sul fatto che in Italia il rischio nucleare è ancora più grande perché il ritorno all’atomo verrà realizzato da un sistema politico affaristico la cui cialtroneria, ignoranza e avidità costituisce un pericolo aggiuntivo. Oggi voglio approfondire l’argomento, seguendo il drammatico filo d’Arianna che si dipana con angoscia da Fukushima fino a noi.

Ne vale la pena perché il piano di ritorno al nucleare si basa proprio sopra una tecnologia di terza generazione che è al centro di forti polemiche sulla sicurezza e che in pratica  esalta la sindrome Fukushima portando a conseguenze catastrofiche.

Si tratta del famigerato Epr (European Pressurized (water) Reactor)  che è in fase di lentissima e tormentata realizzazione sia a Flamanville in Francia che a Olkiluoto in Finlandia. L’Enel ha una joint venture al12,5% con Elecricité de France (Edf) e intende costruire in Italia almeno quattro reattori di questo tipo. Si tratta di un’evoluzione rispetto ai collaudati Bwr (collaudati, ma sempre pericolosi come dimostra Fukushima) che vorrebbe introdurre alcuni miglioramenti costruttivi, una maggiore sicurezza, minori quantità di scorie, anche se più pericolose e un leggero miglioramento di efficienza termica, intorno all’1,5%.

Questo sulla carta perché la realtà è tutt’altra. La stessa Edf, nel “Rapporto preliminare sulla sicurezza”  notava che questo tipo di reattore è strutturalmente esposto a repentini sbalzi di potenza che potrebbero essere fatali in caso di un qualche minimo inconveniente al raffreddamento o alle barre di moderazione. In sostanza anche a bassa potenza un piccolo incidente  può portare nel giro di 0,1 secondi a un aumento di potenza cento volte superiore.

Si tratta di ciò che è successo a Chernobyl e con tempi molto vicini a quello delle armi nucleari. Sono stati proposti alcuni correttivi, ma non del tutto soddisfacenti perché la logica di base dell’ Epr non permette di eliminare il problema.

Chiaro che ciò richiede un surplus di sicurezza con quattro sistemi del tutto indipendenti l’uno dall’altro, oltre che materiali, sistemi, controlli di massima qualità.  E proprio questo problema, quello di criteri costruttivi di assoluta eccellenza, che ha fermatola costruzione in Finlandia e che sta rallentando molto le cose in Francia. Immaginiamoci tutto questo in Italia, con un nucleare messo a mangiatoia da uno Scajola o da un Romani oltre che dal premier.

Per tornare al concreto un incidente dovuto a qualche fattore imprevisto, a una qualche falla costruttiva, a qualche materiale non proprio all’altezza, vedrebbe una sequenza di eventi molto più rapida e disastrosa che a Fukushima e, al limite potrebbe essere più pesante che Chernobyl. Non ci sarebbe probabilmente nemmeno il tempo di allontanare la popolazione.

Così torniamo nel nucleare né con la quarta generazione e nemmeno con la più conosciuta seconda, ma con un ibrido inquietante che non porta alcun vantaggio, visto che quel minimo aumento di rendimento teorico, è ridotto dalla stessa Edf a un miserrimo, 0,3%.

Per chi conosce il francese e ha un minimo di cognizioni tecniche allego un documento veramente sconcertante sui pericoli dell’Epr. E’ di parte, ma basato su documenti confidenziali dell’Edf e dell’Areva che insieme alla Siemens (poi ritiratasi) hanno progettato questo tipo di reattore . Ma le obiezioni che sono state portate a suo tempo da  Dominique Vignon e da Hervé Nifenecker a questo report sono misteriosamente scomparse dalla rete.

Une technologie explosive: l’Epr