Oggi  festeggio i 150 anni di unità. Lo sento come un dovere perché sfiorare la storia rende più evidente e angoscioso il degrado, il declino di oggi. Festeggio e mi rattristo vedendo le cerimonie con quei personaggi di malaffare che salgono agli altari di una patria che non hanno e che tuttavia umiliano. Festeggio e m’incazzo perché la festa ha senso solo se c’è un patto, una sensazione, un lievito per migliorare.

Vorrei un Paese intelligente e mite, consapevole di sé, intraprendente e audace, un Paese in cui l’emozione sia una forma di saggezza e la saggezza un’apertura al mondo e non un rifugio contro il mondo.

Vorrei, ma sento altre cose, sento il baccagliare di una politica da sguatteri, i sussurri e le grida delle frustrazioni inchiodate a un eterno presente e  il mormorio ansiogeno di un regresso psicologico, anche di quella parte che resiste.

Vorrei un Paese in cui i motivi per vivere esistano davvero e non siano i dieci punti da rivelare a Saviano, il nuovo deus ex televisione che diventa il protagonista di un salotto liquido e digitale dove esporre sogni e mozzarelle. Il meditativo berlusconismo di sinistra.

Vorrei un Paese in cui uno dei grandi giornali, parlando della tragedia nucleare del Giappone  faccia un inchiesta a fondo sul nucleare italiano e non si limiti all’articolessa di Barbara Spinelli  che non racconta fatti, non esprime né umanità, né partecipazione, né prospettive, ma si limita a dirci che la paura è un dovere.

Oh certo, il vecchio Jonas e tutte quelle citazioni banali pescate sul comodino dell’ovvio. Troppo facile, troppo scontato, troppo da supermercato della filosofia. Ma soprattutto poco interesse al problema, parole talmente narcise da non avere nemmeno di che specchiarsi. E infatti è proprio questo l’esile magma di luoghi comuni da cui poi prendono voce i sei parlamentari del Pd che vogliono a tutti i costi il nucleare. Erminio Quartani, Francesco Tempestini, Enrico Morando, Tiziano Treu, Pietro Ichino, Andrea Margheri. E badate bene non sulla scorta di un ragionamento, ma con questa pura idiozia:  il nucleare non è né di destra né di sinistra,bisogna superare lo spirito antiscientifico elitario e snobistico.

No cari miei, gli unici da superare siete proprio voi che cianciate di cose che non sapete, che non siete né di destra, né di sinistra, che siete così snob da esporre la vostra nullità intellettuale come fosse una griffe. E visto che ci siamo consiglierei anche a buona parte di quei 72 tra scienziati e manager che hanno sottoscritto un vacuo appello per il nucleare, di togliere quella firma: molti di loro infatti come Veronesi, la Hack e Bonicelli, (del resto i nomi più in vista), non sono specialisti del settore nemmeno di striscio e sanno benissimo di non avere le competenze necessarie per dire alcunché di fondato.

Ecco. Vorrei un Paese con veri politici e veri scienziati, non anziani che zampettano attorno al potere, anche qui per narcisismo inveterato e che sfruttano ciò che sono stati e non sono più. Voglio scienziati giovani e giornalisti giovani. Voglio, io che sono ormai vecchio, che si scrostino le ragnatele grevi e ottuse che ci soffocano. Voglio, oggi che è festa, una giovane Italia