Anna Lombroso per ilSimplicissimus

Adesso sappiamo per certo che il dio del bunga bunga ha un suo esercito di mercenari  che paga con larghezza di mezzi:  12 mila dollari per ogni insorto ammazzato. Assolda unità militari di origine africana, che non abbiano legami tribali e sulle quali si possa quindi contare per una efficace campagna di repressione, insomma per una “soluzione finale” della rivolta.

Non c’è da stupirsi però se il suo profeta in Italia (che pure lo  rappresenta e lo interpreta con solerte spirito imitativo e tanta discrezione da evitare anche un sms) non ha ancora fatto altrettanto. Limitandosi a equipaggiarsi di altri eserciti e a prezzolare altri mercenari: parlamentari, intelletti, ragazze promiscue, mezzani.

Berlusconi ha imparato subito che non conviene  dotarsi a pagamento di strumenti, servizi, apparati che ci sono già.

Basta trasformare in privato quello che è pubblico, basta far suo quello che dovrebbe essere di tutti,  compresi diritti, regole, leggi, informazione.

Si il  principio che ispira la sua vita politica e personale è lo Stato sono io, un principio che accomuna tutti i governanti dispotici, da Ivan il Terribile al Re sole fino al rais bistrato con la terre de soleil. Perché non c’è dubbio che i tiranni per loro natura sono assoluti e mai relativamente o diversamente illuminati.

E sono anche taccagni: largheggiano coi nostri quattrini ma sono restii ad elargizioni di tasca loro, perfino nel beneficare le esuberanti  ammiratrici a pagamento che preferiscono annettere a cariche, “elettive” ormai solo di nome.

Si il premier preferisce togliere che dare: così leva  un po’ di diritti, leva  un po’ di libertà, leva  un po’ di soldi dai nostri portafogli, leva  un po’ di bellezza, leva  un po’ di conoscenza, leva  un po’ di sapere, leva  un po’ di informazione. Toglie ai molti,   elargisce ai pochi perché così li fa suoi in un apparato di Stato personale  strutturato su quelle   oligarchie che oggi modernamente chiamiamo cricche. Le risorse del Paese, non le sue, vengono distribuite come favori: denaro e impieghi, carriere e promozioni, immunità e privilegi, in cambio del consenso e dei voti, controllati mediante ragioni e usi di corporazione, corruzione, criminalità.

Con effetti che si ripercuotono sul piano morale e ben più sul piano politico con l’erosione dei valori del pubblico interesse e nella sostituzione dell’interesse generale con quello particolare, con le sue intese opache e scellerate, con una circolazione di favori, prebende, prestazioni – ormai sempre più frequentemente sessuali -, corruzione e test di fedeltà cui gli ammessi vengono sottoposti apparentemente in un clima leggero e goliardico di compagni di marachelle, ma che nasconde una combinazione di feroce competizione e servilismo, sopraffazione e prepotenza, nella quale padroni e sottoposti sono legati da un vincolo di corruzione e dipendenza, regalie e intimidazioni, complicità e minacce.
Oggi lo vediamo all’opera uno di quei suoi compagni di merende, forse il prediletto. Mostra la sua ferocia sanguinaria e cieca dietro le ridicole divise da operetta, fuori dalla tenda pomposa più adatta a un garden party che ai cangianti panorami essenziali del deserto.   E le sue guardie pittoresche guardie del corpo che ci hanno  infestato durante visite di stato – il loro stato – non sparano in aria in segno di giubilo ma su gente che si ribella al regime

Certo è un esercizio di trapotere e sopraffazione più cruento, imparagonabile negli effetti. Ma non sono imparagonabili gli intenti.
Non faremo mai abbastanza autocritica se abbiamo sorriso del loro sinistro folklore, se non abbiamo compreso fino in fondo quel disegno autoritario, che là trucida gli oppositori e qui stravolge  il principio stesso di  sovranità e con essa la Costituzione, le istituzioni  che la rappresentano e la garantiscono, che non sono in vendita né acquistabili e non possono e non devono essere a disposizione di una parte, nemmeno di quella che ha più voti e potere di acquisto.