Da Wikileaks emerge finalmente l’amara verità, peraltro evidente alla metà della popolazione: l’Italia è un paese in declino, allo sbando, governata da un clown. Ma dal momento che il pagliaccio è ricattabile e ha bisogno dell’appoggio Usa per vendere sul mercato interno un’immagine da statista, allora ben venga perché si può ottenere da lui qualsiasi cosa. Qualsiasi, a parte gli affari con la Russia di Putin che riguardano personalmente lui e la sua cricca allargata.

Centinaia di dispacci segreti, stilati da ambasciatori e persone di livello, discussi e analizzati dal dipartimento di Stato, uniti assieme come in certi giochi enigmistici, danno come immagine finale quello di un paese sfruttato da un autocrate avido e incapace, a sua volta sfruttato dagli Usa per la loro politica in Asia e in Africa. Insomma un paese coloniale, lasciato in pasto a un caudillo ubbidiente come avveniva in Sudamerica in anni passati.

Altro che Ruby e le altre, il puttanaio infinito di Arcore: quello è solo l’epifenomeno, il risultato di una depravazione che ha radici molto più profonde e che sta trasformando il Paese in una portaerei statunitense e in una sorta di agenzia al servizio di Washington.

La cosa triste è che l’amministrazione Usa non mollerà l’osso, magari potrà anche lasciar perdere Berlusconi diventato troppo imbarazzante, ma darà comunque il suo appoggio a chi continuerà in questo tipo di politica. E il Paese è troppo prostrato, troppo marginale, troppo sputtanato per potersi tirare fuori da tutto questo. Forse lo spettacolo con i pagliacci sta finendo, ma rimaniamo sotto la tende del circo. Nemmeno perplessi, storditi.