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Riscopriamo le parole della libertà

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Il premier aduso a impiegare le parole come macigni parla di patologia di un organismo giudiziario che è trasformato in potere giudiziario esorbitando dal suo alveo costituzionale. Si dichiara indifferente al fatto che ci possa essere un fermo o meno dei processi, perché li considera ridicoli.
Le parole del golpismo Berlusconi le adopera proprio come Goebbels convinto che se “ripetete una cosa qualsiasi cento, mille, un milione di volte diventerà verità”, e d’altra parte per tutti e due la propaganda è il vero motore di organizzazioni che usano la persuasione anche violenta e che preferiscono “comprare” il consenso anziché convincere con l’azione positiva e esemplare.
Ma siccome sono convinta che “ciò che non potrebbe essere diverso non merita di essere detto”, alle parole golpiste bisogna che cominciamo a pronunciare in modo forte e antagonista, perché il premier e il suo paesaggio sono i nemici, le parole della democrazia e della libertà.
Si pare sia il momento di fare politica anche col vocabolario per spazzare via quell’inventario di slogan buoni per un imbonitore dei mercatini rionali che vende l’elisir di lunga vita: “scendere in campo/in politica”, “il presidente eletto dal popolo/il presidente degli italiani”, “assolutamente”, “politica/governo del fare”, “le tasche degli italiani”, “democrazia”, “libertà” …”fatto”, per non parlare dell’ormai famoso binomio “partito dell’amore/partito dell’odio”, un repertorio che con eccessiva e sbrigativa sufficienza avevamo liquidato come ridicolo.
Dimenticando che anche le parole nelle mani di un aspirante dittatore diventano armi dirompenti per irridere e scalzare leggi e regole, che devono essere rispettate solo dagli “irregolari”, una categoria ormai estesa a tutti quelli che non sono d’accordo, per disperdere valori e idee, dileggiate come antiquata paccottiglia comunista, per erodere diritti e conquiste osteggiate come pericolosi ostacoli alla modernizzazione dell’uomo della provvidenza.
Alle sue parole malate abbiamo l’obbligo di rispondere con parole sane, riattribuendo al no il valore costruttivo di critica e opposizione a al si quello del primato del ragionare rispetto a un “fare” affaccendato solo intorno a interessi illeciti e lesivi del bene generale.
Comnciamo con la socratica “cura” delle parole, perché non abbia il sopravvento “quell’andare su e giù” nel quale nulla è saldo, nulla è certo e tutto concorre a devastare un terreno comune di aspettative, principi, valori e diritti.
È la cura delle parole che ne ristabilisce il messaggio di verità per scalzare gli intenti corruttori delle coscienze , che trattano i fatti come opinioni e instaurano un relativismo nichilistico applicato non alle opinioni ma ai fatti, equiparano verità e menzogna, giusto e ingiusto, bene e male.
Si è proprio il momento di pronunciare parole buone per raccontare un mondo che vale la pena di descrivere per poi saperci vivere in pace e libertà.

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