Non riesco a capite perché ci si scandalizzi tanto per l’ennesima sparata di Borghezio, il nazi schwein della Lega: “i terremotati de L’Aquila sono un peso morto come tutto il Sud”. Quante volte le abbiamo sentite quelle parole o intuite correre sottopelle? Quante volte abbiamo sentito esprimersi il nordismo ottuso e pieno di sé?

Forse non in maniera così diretta e miserabile, ma si sa che quando si apre il vaso di Pandora delle parole non si fa altro che precipitare sempre di più e dare voce alle grida del degrado morale e umano. Ci si aspetta che su questa china si rispettino i morti, ci sia dignità o pudore?  Il primo schwein corpulento che passa si sente autorizzato a dire ciò ciò che vuole, magari ottenendo il plauso dei suoi vicini di truogolo.

E la protesta  concitata, ma ormai rituale  è destinata a perdersi nel nulla.  Borghezio non chiederà scusa. E di cosa poi. Di essere ciò che è? Una volta lo avrebbe tenuto ben nascosto nei rotoli della sua epa, nelle pieghe della sua vergogna. Ma oggi può girare nudo nella sua essenza umana come un naturista.

Bisognerebbe fare come per i cani e i bambini: non badargli, non concedergli l’onore dell’attenzione.  Certo occorrerebbe rispondergli: ma dagli spalti di un’idea diversa di civiltà e di convivenza. Che tuttavia viene continuamente evocata, ma che non c’è.

Perché vedete non c’è poi molta differenza tra la volgarità orale di Borghezio e quella fattuale di Marchionne. Entrambe sono un inganno, un colpo al vivere civile:  non si può cedere entusiasticamente alla seconda per poi protestare per la prima. Il senso vero è che i terremotati e le conquiste degli operai , ma in generale della società nel suo insieme sono una palla al piede, un peso morto.

Se non ci si accorge del parallelo allora vuol dire che qualcosa si è rotto, prima nell’anima che nella testa. E a volte non guasterebbe una qualche indignata reazione contro se stessi.