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Le parole che uccidono la vergogna

Gabriella De rosa per il Simplicissimus

Qualche giorno fa, riflettevo sulla necessità del ripristino del sentimento della vergogna in Italia, sentimento che sembra essere completamente sparito. E mi viene in mente che questo fenomeno, ormai comune a larghissime fasce della popolazione, acquista forza grazie  a un lungo lavorio sul linguaggio diretto a smussare e annullare la vergogna quelli che si venissero a trovare in una condizione di per sè vergognosa. Prendiamo, per esempio, la locuzione ”missione di pace”: tutte le volte che il governo italiano ha mandato uomini, carri armati e cacciambombardieri all’estero per bombardare la popolazione civile e uccidere un congruo numero di componenti della suddetta, era sempre di ”missione di psce”, che si trattasse di andare in Serbia o in Kosovo, in Irak o in Afghanistan. Ci sarebbe da domandarsi come mai gli altri Paesi parlino di guerra in Irak, guerra afghana ecc se, però, se ci riflettiamo, vediamo che è quasi impossibile vergognarsi apertamente di sostenere ”i nostri ragazzi” che , ”eroicamente”, vanno a portare pace e democrazia in quelle selvagge contrade.E ancora, ci si può mai vergognare di sé per esercitare la professione di ”ragazza immagine”, in un’epoca in cui l’immagine è tutto? No! Neppure ci si può vergognare di esercitare la professione di escort. Potenza delle parole! Sono sicura che qualcuna di queste ragazze avrebbe più di una remora a definire così la sua attività lavorativa ”faccio la prostituta”, perchè di questo si tratta: scambio di favori sessuali in cambio di danaro o altri vantaggi materiali. Il marchingegno appare evidentissimo nell’episodio raccontato dalla ”escort” emiliana che, interrogata dal premier in presenza di un’altra ragazza su quale fosse la sua attività , rispose ”faccio marchette”, ovvero disse la pura, sacrosanta verità. Questa però non andava bene al maturo Ganimede, perchè era lo spillo che rompeva la bolla linguistica di finzione in cui tutti erano avvolti. Altro esempio: ci si fa beffe dell’articolo 3 della Costituzione, ”tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge… ” e si mente alla Polizia, per poi sostenere ”candidamente” che lo si è fatto perchè si è ”troppo buoni” e ” facili da impietosire”. Ed ecco che si fa strada fra la gente il pensiero: di cosa si dovrebbe vergognare, di avere il cuore tenero e di aiutare la gente? Lo stravolgimento del linguaggio più clamoroso, poi, si verifica nel caso Fiat-Marchionne-Fiom. Pare che Marchionne e chi gli lo approva rappresentino un esempio cristallino di grande innovazione e modernità mentre la Fiom, che si oppone alla regressione agli anni cinquanta (se non all’ Ottocento inglese di Dickens), sia una banda di conservatori se non di reazionari. A questo punto, si potranno mai vergognare Marchionne, Bonanni, Sacconi, D’Alema & c per volere imporre condizioni pazzesche, tenendo gli operai sotto ricatto? Ma certo che no. Anzi loro sono moderni.

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