Non ha importanza se vi siete laureati alla Bocconi ho abbiate la licenza elementare: tutti sono in grado di capire che le sfide della globalizzazione non si vincono con dieci minuti di sosta in meno, con qualche turno in più e con qualche elemosina sul salario. Un salario peraltro che è abbondantemente inferiore a quello tedesco, francese, spagnolo, inglese, coreano, giapponese, americano.

La realtà ovvia è che sui mercati si vince con ciò che produci, con le tecnologie con cui produci e l’intelligenza, la creatività con cui produci.

La globalizzazione è solo la scusa, la parola magica, con cui sindacati ormai padronali possono far passare la filosofia Fiat, quella grazie alla quale il governo può plaudire agli accordi, con cui i media possono evitare di sputtanarsi verso il potere, con cui vaste aeree della sinistra possono sopperire alla mancanza di coraggio e di idee.

Ciò che Marchionne voleva e sta ottenendo, è una fuoriuscita dal Welfare di stampo europeo, una delegittimazione di fatto delle libertà sindacali, un cambiamento manu militari della legislazione sul lavoro, una mutazione in senso ultra liberista dei rapporti industriali.

Per farlo gli è bastato mentire sostenendo che sarebbe andato in Polonia a produrre la nuova Panda: cosa che un semplice esame dei costi industriali avrebbe rivelato come un puro bluff, gli è bastato agitare lo spettro della disoccupazione e quello di mirabolanti piani industriali di cui non c’è alcuna traccia. Se fosse vera la storia della globalizzazione Marchionne farebbe come tutte le altre case costruttrici del mondo: in Italia progetterebbe e produrrebbe  modelli e sistemi a più alto valore aggiunto, mentre altrove produrrebbe le utilitarie di base. Invece fa il contrario: vuole vendere l’Alfa e costruirà modelli Lancia in Usa.

Una classe politica di cialtroni non si è accorta o non ha voluto accorgersi che  il grande piano di Marchionne non è altro che un ennesimo passo verso la deindustrializzazione del Paese, intesa anche come capacità progettuale e la sua riduzione a una sorta di Turchia europea, di Ucraina mediterranea, di assemblatore. Ha insomma fatto ciò che il governo e il suo ridicolo premier non hanno avuto il coraggio di fare apertamente nel presente, rinviando il disastro attraverso la manipolazione sulla scuola, l’Università e la ricerca.

E in tutto questo si aggiunge il grottesco: dopo decenni tentativi la Fiat è riuscita a diventare americana, quando l’america va rapidamente declinando. Tanto per dire i maggiori gruppi europei produrrano entro il 2014 più di 4 milioni di auto in Asia per il mercato asiatico, senza perdere posti o salario nel nostro continente.

A qualche anima candida e moderata, a qualche anima in cui persino il rosa si è estinto e forse anche il senso della realtà, la resistenza e lo sciopero indetto dalla Fiom, sembrerà inutile e perdente. Magari inopportuno e fastidioso per la propria cattiva coscienza. E’ invece l’unica risposta decente che il Paese abbia saputo dare. L’unica opposizione al vero premier.

Aggiungo per mia curiosità anche un sondaggio in merito