Molti stamattina si indigneranno sapendo che ieri, mentre Tremonti parlava della Grecia e della nuova tempesta economica nella quale siamo direttamente coinvolti, c’erano appena una sessantina di deputati ad ascoltarlo. Una quindicina scarsa della maggioranza. Questa è la nostra classe politica: persa nelle sue manovrine di corridoio e nei suoi affari, una casta senza nemmeno la dignità di esserlo e del tutto inadeguata al Paese. Persino il ricatto di Mood’ys, associazione di avvoltoi legalizzati, è scivolato via come fosse acqua fresca. Insomma Camera con svista e lussuosi appartamenti con vista. Così si può condensare la faccenda.

Eppure ho l’impressione che quell’ensemble di nominati rappresenti in qualche modo anche le nostre inadeguatezze e le nostre chiusure. In questi giorni mi si affollano gli spezzoni di discorsi e parole sulla situazione greca: pareva che si parlasse di qualcosa che non ci riguardava per nulla, che accadeva in un altro mondo, incapaci di cogliere segnali, legami, significati.

Poi usciamo e facciamo gli europeisti.

Del resto, nel mio minimo, ieri avevo scritto un post sulla situazione di Atene e sulla Merkel di cui sono particolarmente orgoglioso perché una decina di ore dopo il cancelliere tedesco ha riconosciuto gli errori che  imputavo alle sue azioni e inazioni. Certo mica da solo, nella cucina dove si trova attualmente il mio portatile, ma grazie a relazioni che mi sono rimaste nei giornali tedeschi. Eppure questo post è stato in assoluto  il meno letto da quando ho creato il blog.  Molto meno letto di tante altre sciocchezze che mi è capitato di scrivere. Qualcosa significherà, anche se la scala è microscopica.

Temo che da molti anni viviamo in una specie di dormiveglia, in un mondo onirico dentro il quale non ci rendiamo bene conto del degrado a cui stiamo arrivando: solo il nostro ombelico, il nostro “particulare” ci collega alla realtà che tuttavia percepiamo come con l’occhio della composito della mosca: per brani, per piccole celle.

Per fortuna Mood’ys non fa il rating alle nostre percezioni.