Apro Repubblica online e mi prende un colpo. Apprendo che la destra simil nazista austriaca ha fatto un altro passo in avanti. Poi leggo il pezzo e mi accorgo che la cosa non sta affatto così, anzi  esattamente al contrario: la candidata di estrema destra alla presidenza della Repubblica, ha raggranellato il 16% , quando nel parlamento di Vienna i suoi due partiti di riferimento Fpo e Bzo, sono al 30, raggiunto poco più di un anno e mezzo fa.

E’ vero che nel 2004 lo scontro era stato esclusivamente tra il candidato socialdemocratico (che ha stravinto anche questa volta) e quello dei popolari, ma in ogni caso non non mi pare una grande vittoria dimezzare i consensi rispetto a recenti elezioni politiche. E’ vero che il leader carismatico Heider è morto, però è anche vero che in elezioni locali di un anno fa questo non sembrava aver molto colpito la sua formazione politica. Ed è anche vero che queste sono le prime elezioni nelle quali hanno votato anche i sedicenni, notoriamente molto sensibili verso certi richiami.

In realtà le cose sono più complesse e forse vale la pena esaminarle:  ci riguardano da vicino, visto che un filo fascismo d’accatto si va  sviluppando anche da noi, assieme a posizioni xenofobe incubate nella placenta berlusconiana.

Da una parte, in Austria come del resto in Europa, certe posizioni sono state ormai sdoganate. Il fatto che le destre estreme si siano presentate con un loro candidato presidenziale a Vienna, lo dimostra. Occorre dunque combatterle duramente sul piano politico, non ci si può più limitare ad esorcizzarle o a demonizzarle. Occorre comprendere appieno il disagio serpeggiante e crescente che induce a votare queste formazioni e rispondere con l’unico mezzo efficace: dare una speranza. Venendo a noi c’è da notare che il linguaggio e le modalità politiche in cui si dibatte gran parte dell’opposizione politica italiana sono assolutamente inadeguate, si rivolgono più ad interessi consolidati che non a un’idea di Paese e di società. Ovvio: una speranza è collegata anche a qualche idea chiara e distinta su un futuro davvero diverso dal presente.

D’altra parte il consenso verso le formazioni di destra che raccolgono i frutti del disagio e del disorientamento, pare tutto sommato ballerino con grandi variazioni in più o in meno, sottoposto più che alla dinamica delle idee alla variazione degli umori e soprattutto dal contesto. E anche dalle paure altrui che spesso portano a vedere vittorie dove non ci sono e radicamenti dove forse manca soltanto una voce di contrasto, una voce che non insegua ciò che dicono gli altri.