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Nasce a Parigi la nuova sinistra e scompare la vecchia

201241717293377734_20Solo poche parole. Jan – Luc Melenchon nuovo leader della sinistra radicale, non solo ha mancato il ballottaggio di appena 2 punti, sorprendendo tutti, soprattutto quell’informazione che lo aveva completamente trascurato ed esorcizzato in campagna elettorale, ma si è rivelato all’altezza del proprio programma elettorale finalmente in rotta di collisione con le oligarchie europee e atlantiche: ha rifiutato di dare la scontata indicazione anti L Pen e ha dato libera scelta ai propri elettori invece di fare come la sinistra d’accatto francese e continentale che alla fine, dopo tanti fumosi discorsi e propositi impotenti oltre che ipocriti consiglia l’uomo di Rothschild e del Bilderberg per fare contro la Le Pen una barriera.

Finalmente qualcuno dice no ai tic e alle reazioni pavloviane di una sinistra ormai succube dell’egemonia culturale neo liberista, priva dei riferimenti sociali tradizionali, vivacchiante nella piccola e media borghesia improduttiva e aggrappata non alle idee ma a residuati simbolici che nel tempo sono divenuti così astratti e automatici da non rispettare la realtà.  Ora la Le Pen potrà pure repellere per le origini di destra, potrà pure suscitare avversione per le tendenze xenofobe, ma mai come Macron che è molto più a destra di lei, senza però avere l’etichetta e sta dalla parte dei presunti accoglienti, quelli peraltro degli sgomberi di Calais, dello stato di eccezione, ma soprattutto quelli che con le loro guerre e la loro predazione sono all’origine delle migrazioni.

Da tempo, anzi da vent’anni, dall’uscita di scena di Mitterand la Francia repubblicana non è che l’ombra di se stessa, un ballon d’essai in mano alla finanza: la sinistra dei vari Cohn Bendit o dei socialisti di nome o non di fatto difendono a spada tratta una carcassa vuota e riempita dallo spirito delle banche. Dunque la scelta strategica di Melenchon nel dare libertà di scelta ai suoi rompe definitivamente con queste sinistre del capitale e i loro riti antipopolari rivendicando finalmente alla sinistra un ruolo di antagonista a tutto campo. Certo è un peccato che due decenni di rese ai disegni globalisti e reazionari dell’economia finanziaria abbiano quasi ucciso la sinistra e reso difficile se non impossibile una vittoria diretta del candidato Melenchon, ma l’idea che anima quest’ultima mossa è chiarissima: non si tratta di concedere al sistema un paracadute contro le destre, ma togliere loro consenso entrando di forza nel blocco sociale antagonista che si facendo sempre più ampio, di creare un nuovo appeal per la sinistra . E’ del resto l’unico modo per collegare tra di loro le molte lotte che si svolgono separatamente sl campo di battaglia sociale e che sono destinate alla sconfitta se non riunite dentro una medesima logica.

Non viene certo meno l’antifascismo, viene meno invece l’uso ipocrita e spurio dell’antifascismo confezionato su misura dal fascismo del terzo millennio, ovvero dalla dittatura tecnocratica del capitalismo finanziario che oggi è la vera depositaria dell’odio di classe. La quale peraltro è generosz con tutti nazismi che gli sono favorevoli e in mancanza li crea e li finanzia, non si lascia scappare l’occasione di dare lasciapassare democratici e conti in banca ai ceffi più improponibili, fa finta di niente quando si erigono sacrari agli sterminatori e decide di dichiarare democratico un tiranno e dittatore uno regolarmente eletto:  l’esistenza del fascismo sotto le forme del secolo scorso è in ogni caso il miglior travestimento per quello contemporaneo è un’assicurazione contro la ribellione delle vittime.

Ad ogni modo è chiaro che a Parigi si apre un nuovo capitolo, un nuovo punto di riferimento per chi voglia contestare i meccanismi europei e le cessioni di sovranità che sono immediatamente cessioni di diritti, senza dover cadere nei nazionalismi. E anche nel neo nazionalismo diversamente abile della Ue che invece di  rappresentare il superamento di questa stagione, non è altro che una riproposizione del passato su scala più grande e in un certo senso anche peggiore perché la pace di cui tanto si chiacchiera è solo quella interna al continente, ma non vale per fuori, né per la Russia, né per il medio oriente, né per l’Africa o per il Sud America.  Del resto la Costituzione che abbiamo difeso sei mesi fa contro un impiegato di J. P. Morgan chiamato Renzi,  non è soltanto un manifesto antifascista, ma in primo luogo anti liberista, come sosteneva Lelio Basso che del resto fu un costituente e conosceva tutte le battaglie che si accesero in quel contesto.

Quindi hanno poco da festeggiare le oligarchie europee che si sono date alla pazza gioia dopo i,l primo turno in Francia: una Le Pen vicina o anche superiore al 40 per cento e una consistente sinistra finalmente anti liberista che rifiuta il ricatto dell’antifascismo nei suoi termini più rozzi, segnalano che ormai l’opposizione è destinata a sfondare il livello del 50 per cento: basteranno pochi mesi dell’uomo di Rothschild all’Eliseo.  Macron, il Renzì di Parigi è una vittoria di Pirro: senza i giannizzeri vestiti abusivamente di rosso e neri assoluti di dentro sarà ben presto sotto assedio.

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Terrorismo son et lumiere

champs_elysees_sparatoria_parigi_lapresse_2017_thumb660x453Oh si, oh già: sapete a Parigi c’è stato un attacco definito terroristico a tre giorni dalle elezioni presidenziali e a poche ore dalla fine della campagna elettorale. Assalto davvero strano, irrispettoso dei canoni consolidati, contro alcuni poliziotti perpetrato da un uomo definito “radicalizzato”, controllato a quanto sembra fin dal 2001 proprio per aver sparato a un agente di polizia che lo aveva sorpreso su un’auto rubata, ma libero di andare e venire dal Belgio con tanto di kalashnikov, nonostante avesse espresso pubblicamente l’intenzione di uccidere degli agenti, cosa che fa propendere più per la personale ossessione di un comune delinquente che per un combattente della jihad.  L’azione dell’uomo, opportunamente ucciso e dotato come al solito di documenti di identità, è stata con tempismo eccezionale rivendicata dall’Isis, non direttamente, ma tramite la super sionista e super usaidista, Rita Katz che fa da notaio e filtro unico per ciò che accade in medio oriente: da lei non compreremmo una bicicletta usata, ma la verità venduta all’etto si.

Ne deduco che ormai le opinioni pubbliche vengono  considerate così acefale da bersi proprio tutto senza mai farsi venire il minimo dubbio, le stragi al Sarin  la cui inesistenza è testimoniata dalle stesse immagini girate dagli elmetti bianchi, sostanzialmente una troupe televisiva molto quotata a Hollywood ( qui un video istruttivo sulla vicenda) e anche le misteriose sparatorie pre elettorali, dirette in questo caso e in modo assolutamente inequivocabile, anzi mi verrebbe da dire limpido, contro l’oppisione alla status quo, ma specialmente contro il candidato della sinistra Jan – Luc Melenchon che fino a ieri rischiava a sorpresa di essere il possibile contendente di Le Pen o Macron oltre che il personaggio in assoluto più demonizzato da Bruxelles, Washington, Nato e poteri finanziari. Santa Isis. Gli appelli all’unità del Paese che vengono dai candidati repubblicani e naturalmente da Hollande sono inequivocabili quanto meno riguardo all’uso che si vuole fare di questo attentato la cui dinamica è completamente al di fuori delle logiche sia pure devianti del terrore e sembra invece avere un carattere gangsteristico e folle, senza alcuno di quei segni simbolici cui siamo abituati in questi casi, nemmeno un allah akbar buttato lì o un qualche elemento integralista.

Quale altro senso avrebbe questo attentato fatto da un piccolo delinquente che da sempre odia i poliziotti, che viola la regola aurea del terrorismo, cioè quello di colpire nel mucchio per attaccare direttamente una pattuglia di agenti in auto? E quale vantaggio ne avrebbe l’Isis? Oddio può sempre darsi che anche il potere francese abbia rapporti inconfessabili col Califfato e abbia suggerito di risvegliare dal sonno il topo d’auto per dare una mano elettorale, ma possono esserci decine di soggetti e di organizzazioni bel lontane dall’area mesopotamica che possono muovere, armare e motivare poveri disperati e lupi solitari, pazzi ed emarginati  per alimentare la paura e con essa le leggi eccezionali che portano al controllo massiccio della popolazione e alle forzature costituzionali. Dovremmo aver compreso che quella del cosiddetto terrorismo è un’area grigia e liquida nella quale tutto è possibile e tutto infinitamente manipolabile senza nemmeno dover nascondere più tanto le tracce: anche le falle più evidenti delle versioni ufficiali, vengono in qualche modo tappate dall’emotività suscitata al momento dagli eventi la quale serve da rinforzo per le rappresentazioni stereotipe della realtà. E che dunque può anche portare ad “osare” oltre il consentito.

Non è certo un caso che si sia dato avvio a una campagna contro la post verità, ovvero tutto ciò che non compare mai sull’informazione codificata, sia esso grano o loglio, libera discussione o mania:  i più giovani che sono in gran parte estranei a questo circuito, tendono sempre di più a non cadere vittime dei “percorsi guidati”, tanto che – per rimanere nell’area – i dubbi e gli interrogativi sollevati dagli alunni delle scuole superiori in Francia e Belgio riguardo alla narrazione degli attentati di Parigi e Bruxelles ha gettato nell’angoscia e nel disagio il “Consiglio superiore dell’ educazione ai media” che ha sempre premuto per una formazione puramente formale. Però se per caso dubiti dell’ufficialità allora sei complottista, equazione che corrisponde perfettamente al detto francese del XIII secolo: ” se vuoi annegare il tuo cane dì che ha la rabbia”, ovvero una malattia del tutto indiagnosticabile almeno a quei tempi. Così ci ritroviamo con l’ennesimo attentato, del tutto anomalo e insensato, ma messo in atto al momento giusto e nello scenario giusto, nella zona clou di Parigi, sui campi elisi, vicino all’Arco di Trionfo con migliaia di turisti disposti a farsi spennare dalle mediocri brasserie di lusso. Terrorismo da son et lumiere.

 


Miracolo in Francia: ricompare la vera sinistra, oligarchie nel panico

jean-luc-melenchon-meeting-paris-5-mai-2016-1024x683In Francia sta accadendo una sorta di miracolo: inaspettatamente risorge dalle ceneri della marginalizzazione mediatica il candidato della sinistra Jean-Luc Mèlenchon che è andato via via crescendo negli ultimi sondaggi è ora è dato appena un passo indietro rispetto ai due candidati principali, l’ uomo della finanza Macron e la Le Pen che tuttavia appaiono entrambi in lieve, ma costante declino. Naturalmente la nuova situazione scatena sussurri e grida nelle stanze del potere dall’Eliseo a Bruxelles perché scompagina tutti i piani costruiti per le presidenziali: nella previsione di uno scontro finale col Front National contro il quale si sarebbe potuto mobilitare tutto l’arco costituzionale, l’elite di comando aveva giocato d’azzardo puntando tutto su un uomo di Rothschild, legato alla parte più reazionaria degli ambienti finanziari ( vedi qui ) buttando a mare il vecchio gollista Fillon non del tutto affidabile nell’opera di smantellamento della sovranità e dunque dei diritti. Così si pensava che persino la sinistra radicale avrebbe finito per votare questo squallido arnese pur di fermare la Le Pen.

Naturalmente questo scenario non prevedeva che sarebbero spuntati fuori altri candidati di rilievo e men che meno che essi sarebbero apparsi da sinistra, mentre ora devono fare i conti con Mèlenchon, inzialmente dato al 10% nella più rosa delle ipotesi, ma che adesso è arrivato al 19 per cento contro il 23 di Macron e il 24 di Le Pen che sono però in discesa. E vi lascio immaginare la desolazione di Hollande e dei suoi social banchieri, quella di Juncker o della nomenklatura europea al vedersi profilare una possibilità da incubo per loro: che al ballottaggio ci vadano i rappresentanti della sinistra radicale da una parte e della destra nazionale dall’altra. Naturalmente se davvero accadesse tutto l’apparato politico e mediatico, tutto lo status quo si schiererebbe con la esecrata Le Pen, mostrando tutta la fatuità e l’ipocrisia non solo della battaglia in corso, ma anche di una cultura miserabile e mefitica che demonizza non costruendo delle ragioni, ma solo degli slogan,

La cosa più interessante però, quella che costituisce una possibile svolta politica per l’intero continente è che l’ascesa di Melenchon è dovuta alle nuove posizioni assunte con il suo raggruppamento dal nome France Insoumis, ovvero Francia non sottomessa e che sono di rottura senza se e senza ma con la Ue e con l’euro. Se eletto Melenchon ha promesso di andare a rinegoziare i trattati europei, compreso quello di Maastricht che riguarda la moneta unica e di congelare i contributi che la Francia versa a Bruxelles  se gli oligarchi europei non volessero, prospettando anche un’uscita dall’unione se le cose non dovessero davvero cambiare. E’ chiaro che ha attirato su di sé e finalmente da posizioni di sinistra molti degli umori dell’elettorato, non soltanto quello della protesta pura e semplice, anche se ormai profondamente radicato, ma anche di quello tradito da socialisti di pura fantasia che propongono di votare un fantoccio di Rothschild per stoppare il Front National.

Naturalmente è quasi impossibile che Melenchon ce la faccia davvero, anche perché è cominciata una ossessiva campagna mediatica contro di lui enfatizzando le paure della cosiddetta Francia moderata che a quanto pare rischia di essere in minoranza o cominciando a far comparire il ricatto finanziario. Ma se davvero egli riuscisse a cogliere il secondo posto al primo turno, sarebbe una piccola, ma vera rivoluzione che come primo effetto avrebbe quello di stilare l’atto di morte della sinistra collaborazionista e di quella che non possiede né animo, né idee, né coraggio per battersi contro il moderno fascismo neo liberista e facendosene anzi oggettivamente complice. Questo forse riaprirebbe le sbarre della prigione in cui è stata chiusa la politica vera a partire dagli anni ’90, sarebbe una svolta su scala europea molto più inquietante dei movimenti di destra come giustamente e autorevolmente dicono Le Figaro o La Stampa, insomma i giornali del reazionarismo e autoritarismo liberale. perché metterebbe in campo un’opzione molto più intelligente e allettante di quelle finora in campo. Si può cominciare anche a stare dalla parte del futuro.


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