C’è gente che si uccide perché non ha più un lavoro. C’è gente che va alle mense della Charitas, ma per tutto il resto della giornata finge un decoro borghese. C’è gente che muore di fame o di sete o perché i farmaci non arrivano o perché la guerra li trafigge, magari una guerra “buona e giusta”.

Ma c’è anche gente che cosparge di oro le torte, tempesta di Swarovski bottiglie di acqua da 2000 dollari, mangia cioccolatini all’argento, è ingorda di  luccichii inutili e insapori , di sprechi assurdi, di ostentazioni tanto più grandi quanto più sfiorano il nulla.

Non è moralismo e nemmeno indignazione come quella si può avere  per l’ipocrisia dei sindaci leghisti che subito dopo le elezioni si sono raddoppiati gli stipendi o per i sontuosi tavoli di cristallo che la provincia di Treviso si permette mentre lesina i soldi alle scuole.

E’ qualcosa di diverso: è il segnale di un disfacimento dell’intelligenza, del gusto, della vita stessa, la bulimia insensata che accompagna come sempre la fine di un’epoca. O di un modo di vivere. Davvero pensiamo di poter insegnare qualcosa a qualcuno con le fette di torta che costano quanto lo stipendio annuo di un’operaio o con l’acqua minerale preziosa che qualche sfruttatore si compiace di bere alla faccia di chi sta male?

E’ questo ciò in cui consistiamo? In rincretiniti cinici e disumanizzati a cui piacciono smodatamente le perline? Nel giro di due decenni siamo passati dalla golf nera al kit per  la ginnastica in ufficio dei manager, dalla griffe obbligatoria, al Suv, dal colossal al grande fratello. E ora non contenti ci mangiamo anche l’oro. La merda ci piace luccicante.