Spesso ci chiediamo come possa essere accaduto. Come  mai l’informazione sia stata in gran parte risucchiata nel maelstrom di un quasi regime, perché non sia stato affrontato e risolto il conflitto di interesse, perché le forze democratiche e di sinistra non abbiano compreso il pericolo di un monopolio  dei media  in mano a Berlusconi.

Una parte della risposta la possiamo avere dalle reazioni ad un servizio de L’Espresso che ha rivelato come diversi eurodeputati si servano di voli privati per raggiungere Strasburgo, naturalmente a spese dei cittadini comunitari. Personaggi “insospettabili” che inneggiano alla legalità, alla correttezza e che giurano di non fare assolutamente parte di una casta, si sono prodotti in giustificazioni incredibili: non esistono voli diretti (ma non sono abbastanza pagati per poter prendere due aerei per la loro insostituibile opera?); il volo privato costa di meno (De Magistris); è una strumentalizzazione ( Sonia Alfano).

Insomma repliche davvero penose, bugiarde, vecchie, indisponenti  che denunciano, non solo l’incapacità di ammettere un errore, ma anche e soprattutto  il fastidio di fondo che queste persone hanno nei confronti della libertà d’informazione. Proprio quella per la quale dicono di battersi.

Il ceto politico italiano ha sempre concepito l’informazione come infeudata e quindi non è stato in grado e nemmeno ha voluto opporsi al disegno di un famelico squalo: ha tentato mediazioni, scambi, compromessi, ma nella sostanza ha sempre preferito giocare sul tavolo della spartizione, anche se con carte perdenti.

Solo oggi , di fronte all’esiguità dei territori rimasti, si comincia a pensare che questo modo di concepire le cose sia stato un errore. Ma basta che la residuale informazione vista come “amica”, non si dimostri indulgente che subito si parla di strumentalizzazione.

E’ così si è costretti a pagare a peso d’oro i voli di persone che spesso navigano terra terra.