Moneta del tempo di Caligola attualizzata

Ascoltare un satrapo che pretende l’assoluzione piena e chiama i giudici talebani perché hanno soltanto “prescritto” Mills, non è un bello spettacolo. Penoso e drammatico in questo continuo degrado della democrazia. Eppure non è il peggio fra il tanto e il troppo che si è sentito ieri.   Nell’intervista che Antonello Caporale ha fatto a Di Girolamo per Repubblica, si scorge qualcosa di ancora più inquietante degli strepiti berlusconiani, fa capolino uno dei vermi che erode la nostra convivenza civile. Forse il più antico.

Il senatore si sfoga con il giornalista, sostiene di non voler fuggire all’estero  e forse credendo di farci una bellissima figura rivela: “Ho le mie colpe, i miei peccati e avverto un dovere assoluto: devo riscattare l’onore perduto davanti ai miei due figli, a mia moglie”.

Ora a quale membro di un qualsiasi parlamento del mondo verrebbe in mente di dover riscattare il proprio onore davanti alla propria famigliola e non davanti agli elettori e alle istituzioni che ha tradito e infangato? No, il senatore è lontanissimo dall’idea di dovere al Paese le sue spiegazioni, ammesso che vi siano e che sempre al Paese che il suo pentimento, ammesso che vi sia. 

Anzi a Di Girolamo probabilmente non è mai venuto in mente di essere un rappresentante del popolo e probabilmente ha considerato il suo seggio come la bancarella dell’ambulante: un posto pubblico in concessione per fare affari privati. Certo nella realtà è proprio così, visto che la sua elezione è frutto di compravendite e falsificazione di voti.

Però mi chiedo quanti Di Girolamo ci  siano nelle assemblee elettive, e non soltanto nei cavaliereschi comitati d’affari, ma anche altrove. Quanti sono i cavalli di Caligola? Gente che pensa di dovere il proprio pentimento solo alla famiglia o comunque al proprio privato. E che sfrutta gli onori senza avere minimamente idea degli oneri. Non abbiamo sentito parole simili nei dintorni di villa Certosa e al tempo dell’affaire Marrazzo?

E’ il male italiano, quella terribile tisi della democrazia: i cittadini non si sentono rappresentati e i rappresentanti non si sentono tali. Ma tutti tengono famiglia.