Proprio qui, con queste righe sono in grado di dare per primo una notizia clamorosa: Silvio Berlusconi ha un amore segreto. Il suo cuore batte per i giudici. Le frasi offensive, le dichiarazioni farneticanti, il continuo tentativo di addomesticare al governo la magistratura inquirente, leggine e decretini per stroncare sul nascere qualsiasi inchiesta, non sono che una specie di schermo, di commedia inventata proprio per non far lasciar trapelare questo feeling nascosto e palpitante. 

Senza magistrati con cui prendersela, ai quali attribuire oscuri disegni contro la sua persona, senza la possibilità di fare la vittima sacrificale e canalizzare il dibattito sugli scandali che scoppiano come mortaretti la notte di Capodanno, cosa sarebbe il povero Silvio? Nulla, perché l’attenzione dei cittadini rischierebbe di essere focalizzata sul niente del suo governo, sulle favole grottesche e patetiche che racconta sulla crisi o sugli evidenti tentativi di far pagare il disastro dell’economia e più in generale delle classi dirigenti del Paese alle vittime, ovvero a chi sta peggio.
Cosa direbbe il Cavaliere una volta raccontata la solita barzelletta invecchiata vent’anni nelle barriques forzaitaliote, una volta esaurita la risata degli sciacalli che lo adorano? Dovrebbe rivelare che la produzione industriale è calata oltre ogni previsione, assai peggio di quell’Europa “che sta peggio”. Dovrebbe raccontare che il sistema produttivo va allo sfascio con miriadi di aziende importanti che chiudono o sono in agonia, con stabilimenti che si dileguano per delocalizzare senza che via sia altra reazione se non  le parole penose e risibili di un ex rubagalline democristiano di nome Scajola.  Con la disoccupazione che cresce senza sosta assieme all’indebitamento delle famiglie. 
Si troverebbe a dover giustificare l’inazione del governo in questi due anni, o meglio il tentativo gaglioffo di sfruttare la prateria aperta dalla crisi dando via libera ai sostituti caimani attraverso gli strumenti dell’emergenza, Protezione civile in testa. Dovrebbe dire che i pochi soldi rimasti in cassa sono sprecati in progetti inutili e vanagloriosi come il ponte o inquietanti come il nucleare. Sarebbe costretto a confessare che la pressione fiscale non può diminuire perché occorre tutelare l’evasione. E con essa un modello ambiguo e perdente di economia che contempla nel suo mercato politica e poteri criminali.
Infine dovrebbe finalmente rivelare che l’unico progetto politico di Berlusconi non è altro che Berlusconi stesso. Nessuna rotta, nessuna idea, solo gli schiamazzi svaporati dei ministri e i tagli di Tremonti.
Molto meglio tenere desta l’attenzione con il “complotto”, sfruttare fino in fondo anche il vizio italiano della rissosità tifosa per nascondere il degrado, la decadenza e la corruzione in cui ha trascinato il Paese imponendogli i suoi valori e il suo gusto da bar sport. Al resto, a coprire le falle attraverso cui balugina la  realtà, ci sono i suoi giornali, le sue televisioni, la censura e i ricatti.
Per questo ama i giudici di un amore profondo: loro gli hanno inconsapevolmente spianato la strada e loro, ostinandosi a perseguire reati, lo tengono in piedi come uno di quei pupazzi che negli anni Trenta venivano chiamati misirizzi. Definizione, absit iniura verbis,  che gli calza come un guanto. 
Almeno Silvio, domani regalagli un bacio. Approfitta prima che Perugina delocalizzi.