Nadia Somma per il Simplicissimus
A quattro giorni dalla manifestazione Se non ora quando con un milione di donne e uomini nelle piazze italiane per rivendicare la dignità delle donne e denunciare che la società italiana non può più privarsi del contributo del loro contributo, è arrivata la risposta politica. La proposta di legge che avrebbe dovuto portare al 30% la presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle aziende quotate, si è arenata in Senato. Eppure era stata approvata all’unanimità alla Camera, sembrava che un squarcio di cielo si fosse aperto per le donne italiane umiliate nell’immaginario collettivo dell’era berlsuconiana. I senatori del pdl hanno posto emendamenti su emendamenti facendo ostruzionismo.
Verrebbe fin troppo facile sospettare che i criteri di selezione delle donne nei luoghi di potere e responsabilità, per il pdl, siano possibilmente quelli Arcoriani. Quanto avvenuto in senato ieri è soprattutto sintomo dell’arroganza di una casta sempre più distante e scollata dalla società, che sprezzantemente ha risposto alla manifestazione e soprattutto alle donne del 13 febbraio, con un no! Ma non solo: sorpresa delle sorprese la richiesta di posticipare la legge attendendo due o tre rinnovi dei consigli di amministrazione (circa dieci anni) è arrivata anche dall’Abi (le banche), dall’Ania (le assicurazioni) e dalla Confindustria (sic!). E già Emma Marcegaglia, la prima presidente donna di Confindustria ha preso posizione contraria: no alle donne, almeno per il momento. Che abbia subito pressioni o si sia uniformata ai diktat di un potere che è sempre stato esercitato dagli uomini e che con una ottusa misoginia protegge le proprie roccaforti dall’ingresso delle donne, tranne rare eccezioni, non fa differenza.
La serrata del senato, delle banche e della confindustria nei confronti delle donne sono la cartina di tornasole che rivela l’arretratezza di un Paese vecchio e ripiegato su se stesso. In diversi Paesi europei la legge sulle quote rosa è stata approvata e ha dato ossigeno alle aziende. In Italia attualmente la presenza femminile nei Consigli di amministrazione delle società quotate, arriva al 6,8%, le amministratrici delegate sono il 3,8%. Siamo sempre più lontani dall’Europa.


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Resta il fatto che le donne sono eslcuse, che sia per mano di una politica gestita da uomini o da donne quelle poche che in Italia ci entrano a far parte e si puegano o fisicamente o ideologicamente, il risultato è sempre quello: le donne sono eslcuse o ostacolate nell’acquisizione di responsabilità e potere. Nei Paesi dove le quote rosa sono state approvate le aziende ne hannoa vuto giovamento, tutte le società aperte si rinnovano. Perché probabilmente non aprono solo alle donne, semplicemente fanno politiche che includono (anche le donne) e non eslcudono. Quindi significa in soldoni risorse in più. La quesitone delle donne non la voglio neutralizzare. Abbiamo solo da perderci.
è ripetitiva la politica e lo sono anch’io. noiosa. Forse dobbiamo smettere di cerdere a un pensiero unico e solidale “di genere”. Forse i padroni sono fisiologicamente tutti maschi. Forse il capitalismo è maschio.