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Anti bufale, ma vere pecore

Oggi avevo una mezza intenzione di far un po’ di vacanza e di pubblicare una serie di foto riguardanti le manifestazioni anti confinamento che si sono svolte in Olanda, in Germania e a Vienna giusto per far vedere che si tratta di gente normale ed esasperata, non di nazisti negazionisti come dicono i patetici giornaloni italiani con le loro bugie tristi e scontate che rappresentano davvero il male della banalità e dell’asservimento. Ma anche per confrontare queste reazioni alla quasi totale inazione degli italiani che se devono creare densi assembramenti lo fanno solo per questioni calcistiche, come le circa quindicimila persone che si sono riunite davanti a San Siro per festeggiare le loro squadre prima del derby e che non sono state affatto disperse dalla polizia Tuttavia nel cercare e scaricare le foto mi sono imbattuto in qualcosa che non mi ha consentito di trattenermi dal parlarne, anche perché mostra in maniera assolutamente chiara come i siti che pretendono di smontare le bufale sono nella realtà solo diffusori di tesi  autorizzate dal potere  e che hanno in quest’ultimo l’unico criterio di verità. Dunque girava un video sulla manifestazione di Vienna in cui si vedevamo dei poliziotti che si erano tolti il casco e che secondo quelli che avevano ripreso la scena marciavano insieme ai cittadini contro lockdown e dittatura sanitaria.

Ora io non so davvero cosa sia effettivamente successo, fatevi un’idea guardando il video in questione, ma a quelli di Facta un cosiddetto sito antibufale creato dalla simbiotica unione di Facebook e Pagella politica, di origine piddina, la possibilità di poliziotti unitisi alla popolazione vero o falso che fosse, non andava affatto giù e allora hanno minuziosamente smontato la notizia per mostrare che si trattava di pura bufala. Cosa hanno fatto? Quali indagini hanno fatto per far trionfare la verità sulla menzogna? Proprio nessuna, perché il debukeraggio sfiora il ridicolo: essi dicono che la notizia non è vera perché i colleghi tedeschi di un analogo sito antibufale hanno intervistato un portavoce della polizia viennese il quale ha negato la circostanza e ha detto  i partecipanti alla manifestazione sono stati accompagnati dagli agenti per garantire un esito pacifico e non violento e che il mancato utilizzo dell’elmetto era per ridurre una possibile escalation di tensione e violenza. Nemmeno la più lontana intenzione di verificare queste parole mentre chiunque abbia minimamente praticato il giornalismo sa che esso ha un senso proprio nell’andare a scavare dietro l’ufficialità e che certo non ci si può accontentare della parole di autorità che in ogni caso avrebbero negato un eventuale coinvolgimento di poliziotti nella manifestazione. Qui siamo proprio alle basi elementari, ma che dimostrano fin troppo bene quale sia l’atteggiamento di reverenza verso l’autorità e le verità ufficiali.

Sarebbe interessante a questo proposito scavare dento questa Facta e capire chi lo fa, perché lo fa e soprattutto con quali mezzi. In realtà tutto nasce nel 2013  da alcune persone, tutte riferibile all’area governativa,  che non si mettono assieme semplicemente per fare un sito, ma che fondano una società con il nome di Pagella Politica Srls, il che già è abbastanza anomalo nel  Web per siti di opinione e che rimanda a un qualche interesse economico. Nel 2020 Pagella politica è diventato The Fact-Checking Factory (TFCF) Srl che si occupa di Facta così come di altri siti similari e che fa parte del CoronaVirusFacts Alliance  un progetto ideato nel gennaio 2020 ( ancora prima della pandemia, quasi che si trattasse di preveggenza) dall’International Fact-checking Network (IFCN) con l’obbiettivo di creare una sorta di bastione internazionale impegnato nella nella lotta alla disinformazione a tema Covid-19. Il progetto comprende oggi più di 100 organizzazioni di fact-checking che scrivono articoli in più di 40 lingue diverse. Francamente appare molto strano che tutto questo si sia creato dal nulla così per auto generazione e non sia stato invece sovvenzionato e aiutato a vario titolo. Sarebbe interessante comprendere come campano questi così solerti spacciatori di bufale antibufala, visto che il CoronaVirusFacts Alliance nasce nell’ambito del Poynter Institute che vede tra i finanziatori Facebook, Google, il famigerato National Endowment for Democracy, la Open Society di Soros e tra i suoi partner i maggiori altoparlanti pandemici come il Washington Post di Jeff Bezos che con la pandemia ha triplicato la sua ricchezza e anche Voice of America la nota radio della Cia. Questi sarebbero i soggetti della verità, almeno per le pecore.


Salvini, esci dal corpo di Cacciari!

cacc Anna Lombroso per il Simplicissimus
Da anni il disincanto democratico secondo Montesquieu si esprime qui da noi con il proposito,  mai purtroppo realizzato,  di quelli che nelle chiacchiere dell’apericena (negli scompartimenti ferroviari vige ormai il silenzio rotto dal ticchettio sui tasti dello smartphone) vagheggiano delle loro piccole utopie: recarsi in un’isola remota e selvaggia e aprire un chiosco che venda spaghetti o piadina, vendere il poco che hanno e trasferirsi in Costarica come la signora Dini ex Zingone, dove i pensionati vivono come nababbi, chiudere bottega e andare in un’amena località magari anche andina purchè lontana, cardare la lana degli armenti e confezionare caciotte.
Oggi a loro si aggiunge un prestigioso quanto amareggiato aspirante esule volontario.
Si tratta di Massimo Cacciari,  che, in previsione delle scadenze di primavera, proprio come un qualsiasi aborrito e mediocre ometto qualunque, come un modesto e molesto pensionato dell’Inps che non si sbriga a seguire le raccomandazioni di Madame Lagarde, togliendosi doverosamente di torno, ha avuto la tremenda rivelazione, la scoperta che viene esercitata – perfino sugli uomini difficili e dunque superiori descritti dal suo amato Hoffmannsthal e che la sorte e la loro qualità intellettuali dovrebbero risparmiare dalle miserie grette della quotidianità – una violenta pressione fiscale.
E infatti con sdegno ci comunica che dei suoi emolumenti e dei suoi trattamenti previdenziali gli resta in tasca solo il 40%: “uno come il sottoscritto, ricorda incollerito, versa il 60% del reddito in tasse. Non si possono considerare superflui i problemi del ceto medio e medioalto. A me sta venendo voglia di prendere baracca e burattini e di trasferirmi a Vienna”.
E pensare che, soprattutto quando era sindaco,  credevamo che a Vienna ci stesse già.
Non soltanto per i suoi pellegrinaggi spirituali allo Steinhof, quel “centro” intellettuale e etico  comune a lui e, bontà sua, che ne so, a Musil, Wittgenstein, Nietzsche, un centro però vuoto (cito dal suo libro, uno dei pochi che non sono riuscita a finire) dove non risiede una Verità da trasmettere, tutt’al più un’assenza.
E infatti al suo presenzialismo ossessivo e coattivo nel “dappertutto del niente da dire”, talkshow, interviste, commenti, invettive alla stregua di uno sgarbi qualunque contro le capre, ha corrisposto una assenza sdegnosa in qualità di amministratore e primo cittadino.
Dobbiamo a lui lo sprezzante consiglio somministrato ai concittadini in occasione di un’acqua alta di particolare entità; si comprino gli stivali, o quello altrettanto altezzoso elargito quando alcuni abitanti di stabili pubblici sottoposti a restauro, finiti i lavori, scoprirono che le case rinnovare erano state concesse ad altri: mettano le loro denunce nella Bocca della Verità!
Solo le attenuanti offerte a un “foresto” possono riservate indulgenza a un dissipatore di pubbliche risorse che in vena di lasciare la sua impronta, la sua piramide, decide di elevare un ponte inutile e squinternato che continua a costare alla collettività in interventi e rimaneggiamenti:  metti vetri, togli i vetri, metti l’ovovia, toglie l’ovovia, in fratture ossee prevedibili per gli ardimentosi che lo percorrono,  e mai in pareggio malgrado le multe imposte alla temeraria archistar.
Solo uno straniero solito soggiornare in laguna di rado e in appartati resort, vuoi  perché odia mescolarsi con la folla dei turisti per caso vuoi perchè con tutta probabilità odia anche quella città scomoda, troppo intrisa di sentimentalismi e retorica che non si addicono alla severità dei superuomini, può immaginare di spalancare le porte acquee a una dinastia di bricconi che se ne comprano ghiotte porzioni per manometterle e rivenderle a prezzo maggiorato, indifferente o perfino soddisfatto dell’oltraggio che ha promosso.
Solo un divino schizzinoso che soggiorna in un buen retiro viennese può osservare con la meticolosità anodina dell’entomologo il dibattersi della povera gente veneziana, cacciata e espropriata anche a causa di una mostruosa macchina da corruzione, che lui conosceva  ma cui non si oppose nel timore che un’azione possa alzare e fargli arrivare gli schizzi di fango che agita, limitandosi a molmostosi borbottii emessi tra i peli della proverbiale barba.
Mi direte che, come dice un proverbio della sua città natale,  quando “la carne se frusta l’anima se giusta“. E in età avanzata,  malgrado il persistere di una zazzera irriducibilmente nera, deve aver scoperto con il dio di Don Verzè e il misticismo del San Raffaele, come altri venerabili maestri, da Augias a Scalfari, anche i bisogni e i disagi dell’un tempo esecrata classe media, proprio lui che si vantava di essere  troppo ricco per rubare, ma, si vede, non abbastanza per non conoscere avidità e ingordigia e per avere in uggia gli obblighi, i doveri e le responsabilità della gente comune.
Vuoi vedere che perfino lui, un eletto, un esente, un ieratico risparmiato dalle quotidiane miserie ha dovuto accorgersi che l’ideologia cui ha fatto da testimonial e supporter, che il partito che gli ha regalato una carriera politica e anche qualche benefit, e al quale ha riservato quella forma di affiliazione a lui cara: prendersi i benefici e sputare nel piatto in cui si mangia, avrebbero la colpa di aver retrocesso il ceto abbiente in classe disagiata che fa fatica a arrendersi a questa eventualità perché sarebbe costretta a ammettere la degradazione, la cancellazione di una superiorità colturale, sociale e morale?
Vuoi vedere che non gli resta altro da fare che lamentarsi come un qualsiasi populista, come un qualunque Salvini,  delle tasse esose, della politica corrotta, di Roma ladrona, del Sud parassitario, dello Stato assistenzialista con chi ha e vorace con chi non ha, dell’idraulico che non fa le ricevute, del sistema previdenziale che paga assistenza e pensioni agli stranieri?
Come verrebbe da dire per altri augusti esuli molto celebrati in questi giorni, approfitti di non avere colpe penali ma solo responsabilità civili e morali, che godono di una totale impunità come i delitti dei padroni dell’Ilva, ci vada a Vienna.
Ci resti e ci risparmi la somministrazione quotidiana e indesiderata delle pillole avvelenate di quella austera saggezza che possono maturare solo quelli che hanno il culo al caldo per nascita, rendita, fedeltà al sistema, assuefazione ai privilegi. Oggi più inquinate per via dell’ immersione nelle acque del Banal Grande.

Mi dia un Don Falcone, ma senz’ aglio

logo_smallUn locale di Vienna, tiene alta la bandiera della ristorazione italiana, anche quella più modesta. E infatti i sandwich che sono la specialità di “Don Panino”  il nome della simil Stube, in Seidengasse, ossia vicolo della seta, sono tutti dedicati ai personaggi della mafia o alle loro vittime, in  un delirio  di salse e carni. Così nella carte campeggia il Don Fanucci, Don Costello, Don Genovese, don  Buscetta, Don Corleone, ma anche Don Mori (l’antico prefetto di ferro), Don Peppino (Impastato) e Don Falcone che contiene una grossa salsiccia alla griglia, in ricordo onomatopieco dell’attentato: “fu grigliato come un salsicciotto” spiega il menù che è anche online ( qui).

Scoperta la cosa incresciosa si sono mobilitati Leoluca Orlando e Radio Cento Passi, oltre ai parlamentari Pd Michele Anzaldi, Laura Cantini ed Ernesto Magorno per chiedere che sia Letta, sia la Bonino intervengano con le autorità austriache contro l’inquietante menù. Non si sa bene in che termini, ma è del tutto evidente che il problema è di fondo: consiste nel fatto che la criminalità organizzata è ormai l’unica cosa di rilevante che il nostro Paese produce e che persino il suo cibo che dopotutto dovrebbe avere una certa fama di per se stesso, ha bisogno di essere trainato dai misteri dolorosi della mafia.

Però escludo che un qualsiasi viennese sia così addentro alle vicende italiane per pensare di fornire una mappa così particolareggiata delle vicende mafiose, molte delle quali direbbero assai poco all’avventore comune. Quindi è assai probabile che, al di là di eventuali prestanome, il locale che serve oltre ai panini solo cibi e vini  italiani anche con ordinazioni online, sia di proprietà di qualche nostro connazionale che non si fa poi tanti scrupoli a sfruttare la peggiore immagine del suo Paese e che anzi  fa probabilmente apologia della mafia nascondendola tra le fette di pane. Come suggeriscono i parlamentari sarebbe interessante sapere da sono arrivati i soldi per l’apertura del locale.

Del resto è quello che succede ogni giorno con i problemi, le speranze e i diritti di cui non si discute, ma che vengono tagliati festeggiando poi gli inciuci a tarallucci e vino. Quindi mi meraviglio che non ci siano anche i Don Silvio, i Don Letta, i Don Quirnale: ma con gli ingredienti assolutamente coperti.


Matteo e Flavio uniti nel Lusso

youfeed-firenze-renzi-e-briatore-a-pranzo-insiemeRenzi è un futuro segretario da un sogno, il Pd è un partito da un sogno. Il sindaco di Firenze si veste da Fonzie con una mise da sogno ed è naturale che con questi presupposti vada a pranzo con Briatore in un ristorante da sogno ( a proposito ma chi ha pagato, Pantalone da sogno, per caso?) come un aspirante manager di Apprentice e alla fine mica si è sentito dire “Sei fuori”, ma alla fine raccoglie il plauso del milionario, iperberlusconiano, evasore, giocatore, faccendiere, appassionato di piste e immortale inventore del bilionaire.

Cosa avevano da dirsi i due durante i lauto pasto a base di pesce con la straordinaria partecipazione del manager di Roberto Benigni senza Divina Commedia per l’occasione? Forse il sindaco ha chiesto un aiutino economico? E in cambio di che? Fatto sta che alla fine del pranzo Briatore ha dato un giudizio da sogno, incisivo, griffato, intelligente: “Finalmente uno che dice cose normali: se si candidasse premier lo voterei al 100%”. Insomma il Matteo gli garba di molto.

Cosa siano le cose normali per Briatore non è dato sapere, anche se si può intuire benissimo, ma si sa che gli animi e i pensieri elementari sono fatti per incontrarsi. Però c’è da domandarsi cosa ci faccia Renzi con questo pescecane, che logica ha nel suo tentativo di accreditarsi addirittura come uomo della sinistra Pd dopo essere stato il primo a chiedere l’inciucio?

Non so davvero come rispondere, ma è proprio un vizio: il sindaco di Firenze sarà anche presente come relatore al Ft Business of Luxury Summit organizzato dal “Financial Times” nella cornice del Palais Liechtenstein di Vienna, che si tiene da domani al 4 giugno.  Parlerà assieme al ceo di Hugo Boss, Dietrich Lahrs, a Markus Swarovsky dell’ omonimo gruppo austriaco, a Moet Hennessy e tra i mille griffeur presenti, anche assieme ad Alexis Babeau, braccio destro miliardario Pinault che si dice abbia generosamente finanziato la campagna di Renzi per le primarie. Davvero un mecenate da sogno: Pinault passa per chiracchiano e sarkoziano, ma è ben noto che i suoi primi contatti con la politica lo hanno visto sodale di Jean -Marie Le Chevalier, che diventerà in seguito sindaco di Tolone per il Front National di Le Pen.

Non so esprimere quanta pena mi faccia un centrosinistra che aspetta di essere salvato da un piripicchio del genere. Ma un piripicchio da sogno.

 


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