Annunci

Archivi categoria: magistratura

Privati spiati, politici salvati

veritàAnna Lombroso per il Simplicissimus

Si conclude oggi un anno nel quale la menzogna ha fatto da padrona, arma potentissima al servizio di chi comanda e di chi accondiscende a farsi comandare per mantenere inalterate rendite e posizioni, contento di sacrificare dignità e rigore morale in cambio di privilegi e cariche.

E  se un tempo le verità inconfessabili di chi stava in alto potevano venir celate negli arcana imperii e coperte dal segreto, oggi la guerra alla realtà incontestabile che minaccia di apparire e mostrarsi, ha bisogno di grandi mezzi che la gente qualunque non possiede, malgrado la narrazione di regime racconti una potenza della rete così formidabile da dover essere contrastata come un pericolo per la sicurezza e l’armonia sociale.

Una guerra nella quale linguaggio e informazione sono diventate terreno di scontro cruciale della lotta di classe all’incontrario  mirata a privare i cittadini della capacità di giudizio preliminare alla facoltà di scelta, per persuaderli di necessità improrogabili e imprescindibili: politiche economiche inique, partecipazione a missioni di guerra, sottomissione a ricatti e intimidazioni sul lavoro fino alla morte in altoforno o per veleni emessi da industrie assistite e foraggiate dallo stato, vendita di beni comuni a privati dei quali è stata provata inefficienza e avidità, accettazione supina dell’implacabile certezza che la via al potere non possa essere virtuosa, tanto che è inevitabile accontentarsi di supposti “meno peggio”.

Non bastano più veli pietosi, non sono più sufficienti riservatezza o segretezza. La verità viene neutralizzata:  mutilandola  secondo le regole dell’ipocrisia eufemisticamente denominata politically correctness,  sicché si allarga il vocabolario delle parole messe al bando per non urtare la delicata sensibilità dei vertici, con acido esteso anche al reflusso, fondi, proibiti come residuo del caffè, da usare solo nel contesto di opportunità offerte a risparmiatori dinamici, costituzione da impiegare solo in riferimento a fisici sani e robusti, voto festosamente sostituito da giudizi emessi nel contesto degli invalsi, democrazia decisamente censurata in favore di governabilità.

O deve essere rimossa e dimenticata. Come nel caso degli eventi del secolo breve mai finito, in modo da non permettere molesti paragoni tra passato e presente che potrebbero indurre risentimento e ribellione, per combinare oblio e pacificazione. O deve essere abbellita secondo le procedure del camouflage impiegato anche in caso di grandi opere, grandi eventi e grandi ricostruzioni, per coprire falle e crepe e le grida di terremotati,  senzatetto, profughi. O deve essere “spettacolarizzata”nei suoi aspetti più  teatrali e cinematografici: bombe come fuochi d’artificio, raid e sbarchi sceneggiati a scopo propagandistico, attentati come fiction, di modo che la violenza del potere sembri sopportabile anzi gradita in forma di colossal a sfondo bellico, da godersi sul divano sgranocchiando pop corn e sorseggiando coca cola dalla lattina.

Però presso popoli meno progrediti, sia pure col talento dei commedianti, resta ineluttabile il ricorso al nascondimento promosso grazie a leggi speciali a tutela dell’ordine pubblico, del decoro e della sicurezza minacciata da terrorismo e eversione. Così a ridosso dello scioglimento, pardon, dell’eutanasia, peggio ancora, diciamo del sobrio disfacimento della legislatura, si è pensato bene di provvedere a concludere quel processo avviato dal Cavaliere, dando forma alla più improrogabile delle riforme, quella delle intercettazioni, tassativa secondo il ministro Orlando per fermare le macchine del fango, per tutelare la privacy di soggetti pubblici, per garantire riservatezza di indagati:  mai più trascrizioni di intercettazioni irrilevanti per le indagini, quindi. Regole per l’utilizzo dei virus-spia come il Trojan. Solo “brani essenziali” e quando “è necessario” nelle ordinanze di custodia cautelare. Un nuovo reato nel codice penale: la “diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente”, punito con la reclusione fino a 4 anni. Accesso autorizzato, ma solo tra un anno, dei giornalisti alle ordinanze del gip, una volta che le parti ne hanno avuto copia.

Quando Berlusconi diede il via alla campagna per il bavaglio andò di moda dichiarare sui social la propria disponibilità a farsi intercettare a riconferma dell’uguale diritto dei cittadini tutti alla privacy quanto alla trasparenza di atti e informazioni.

Io no, io allora come oggi ne ho abbastanza di essere sottoposta a invadenza nella mia sfera personale, di controllo di spese e consumi, di comportamenti e attitudini, di preferenze e sentimenti. Ero e sono indignata per l’esistenza di cupole dello spionaggio che si fanno i fatti nostri come la famigerata Prisma, il programma che ha configurato un accordo tra NSA, l’agenzia di intelligence Usa, e numerose major del mondo digitale, come Google, Microsoft, AOL e Skype, molte delle quali in tempi diversi smentirono formalmente il coinvolgimento e la collaborazione. Istituita per raccogliendo dati direttamente dai sistemi e dalle reti per consentire di intercettare comunicazioni ed accumulare una grande mole di informazioni su cittadini statunitensi e non, realizzando così un esteso sistema di sorveglianza approfondita su comunicazioni in tempo reale o dati immagazzinati in email, chat video, foto, file e social network. Mentre è stata via via sempre più limitata l’attività di vigilanza e rintracciabilità delle operazioni economiche a contrasto dei  reati finanziari. E quando i servizi pubblici online sono volutamente inefficienti, producendo una fatale emarginazione di larghe fasce di utenti.

Io no, perché sono un soggetto privato. Mentre altro trattamento deve essere riservato a chi  assolve funzioni pubbliche, obbligato all’atto di assumerle a rendere conto dei suoi atti, sia Cesare, sua moglie, suo padre, un appartenente a un ceto  che oggi ha voluto costruirsi una rete di protezione che lo metta al riparo da una conoscenza diffusa di fatti che potrebbero mettere in evidenza corruzione, conflitti d’interessi, evasione fiscale, prepotenze privatistiche.

Quelli che per il Ministro Orlando sono squallidi gossip, in questi anni si sono dimostrati un necessario anche se sgradito disvelamento di vizi e talenti criminali. Le intercettazioni telefoniche che sono arrivate ai giornali e alle televisioni, quel cinico discorrere che ha fatto irruzione  nel contesto controllato, addomesticato e in ultima analisi falso, del discorso pubblico, sono state e sono “essenziali”. E non a caso oggi sono sottoposte a censura malgrado la ferma opposizione di magistrati e autorità investigative: è perché da un lato si vogliono salvaguardare gli autori di malefatte sospettate ma non accertate, dall’altro screditare i giornali, prima di tutti quelli che sia pure in regime di assoggettamento, hanno reso noti scandali pruriginosi e dialoghi pepati per ragioni di convenienza,  spesso quelli che oggi hanno preso – perfino loro – le distanze dalla cerchia del segretario del Pd, preferendogli una parvenza più educata e prelatizia, infine le poche voci che si riferiscono all’invisa opposizione, e un domani – presto – i blog.

Questa “riforma” è proprio la sublimazione del familismo renziano accolto e perpetuato dal dopo renzi, e dei vari conflitti d’interessi del giglio magico, un salvagente lanciato alla Boschi,al papà Pier Luigi,a Banca Etruria e all’ombra della P3, tra Flavio Carboni e Denis Verdini, un recupero di Marco Carrai, delle sue società di cybersicurezza, una tutela indiretta dei faccendieri locali che sogghignano in caso di terremoto, o di amministratori periferici collusi e correi.

Non la vogliono una casa di vetro, vedi mai che cominciamo davvero a tirare un po’ di sassi, come Davide o come Masaniello.

 

 

Annunci

L’insostenibile leggerezza della Consulta

abbe44cb7bHa ragione mille volte Ingroia: la sentenza della Consulta che stabilisce la distruzione delle intercettazioni delle telefonate fra Napolitano e Mancino è tutta politica. Anzi per parlare chiaro fa essa stessa parte della trattativa Stato – mafia e della segretezza, della inconfessabilità che l’accompagna. Il fatto stesso che la Corte Costituzionale abbia appoggiato la sua decisione sull’articolo 271 del codice di procedura penale, mostra chiaramente la strumentalità della sentenza.

Non sono un costituzionalista o un giurista e ed anzi devo confessare che il linguaggio leguleio mi suscita una irrefrenabile ilarità, tanto che in un’occasione sono stato redarguito e minacciato di arresto in aula. Però tento di fare un ragionamento da uomo della strada dotato di un minimo di raziocinio e soprattutto di onestà, materia ormai carente ad ogni livello. Cosa dice l’articolo 271 cpp?  “Non possono essere utilizzate  le intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni delle persone indicate nell’articolo 200 comma 1 , quando hanno a oggetto fatti conosciuti per ragione del loro ministero, ufficio o professione, salvo che le stesse persone abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in altro modo divulgati” . Bene queste persone sono gli avvocati difensori, gli investigatori privati autorizzati, i consulenti tecnici, i notai, i confessori (e qui ci sarebbe da aprire tutto un dolente capitolo), i medici, i farmacisti, le ostetriche e  insomma chi esercita un’ attività “ai quali la legge riconosce la facoltà di astenersi dal deporre determinata dal segreto professionale”. Solo in questi casi al terzo comma si prescrive la distruzione delle intercettazioni.

E’ del tutto evidente che la legge fa riferimento a funzioni concrete e professioni grazie alle quali si viene a conoscenza di fatti privati. Da questo bisognerebbe dedurne che tra le funzioni effettive del Capo dello Stato vi sia quella di dare ascolto alle suppliche di gran commis dello Stato per togliergli dai guai. Oppure che abbia doveri di medico, di ostetrico e non possiamo dire avvocato visto che l’alta carica non è mai riuscita a superare l’esame per l’abilitazione.  Perché il presidente della Repubblica non ha responsabilità almeno penali solo nell’esercizio delle sue funzioni. E se non risultasse che tra i suoi doveri ci sia quello di ascoltare le suppliche di Mancino e dar loro corso, l’applicazione di questo articolo non avrebbe nulla a che vedere né con la lettera, né lo spirito della norma.

La pretestuosità della sentenza emerge dalla legge stessa. E dal momento che da nessuna parte si fa riferimento a una immunità totale  del  Capo dello stato, l’unica via legalmente praticabile, anche se politicamente distruttiva, sarebbe stata quella di apporre il segreto di stato su quelle intercettazioni. Ma voglio andare oltre: l’articolo 271 mostra che vanno distrutte quelle intercettazioni che riguardano un singolo nei rapporti con determinati professionisti. Ma mi chiedo se si possano considerare fatti privati quelli inerenti ai rapporti Stato mafia rivelati non a un avvocato o a un confessore, ma alla più alta carica dello stato che dovrebbe in primo luogo difendere quest’ultimo. E arrivo a chiedermi se non si possa considerare la negazione di conoscenza di aspetti oscuri della storia della Repubblica, anzi il darsi da fare perché restino tali, come un germe di alto tradimento. Che sarebbe del resto l’unica cosa di alto che ha questo presidente.


Contrordine corrotti: “resto in campo”

Dove osano i quaquaraquà. Berlusconi cambia un’altra volta idea e dopo la patetica scena della lettera di addio eccolo che torna in scena come un misirizzi: è costretto a rimanere in campo per dare il colpo di grazia alla giustizia già agonizzante, ma ancora in grado di condannarlo. Ora d’accordo che al cavaliere piace il coup de theatre, ma qui c’è qualcosa che non funziona e che va oltre il comico: quando ha dato l’addio alle scene in pompa magna, Berlusconi sapeva che la sentenza ci sarebbe stata il giorno dopo e di certo i suoi avvocati lo avranno avvertito che una condanna era più che possibile, anzi probabile, visto come si era svolto il processo.

In realtà questa marcia indietro precipitosa di Silvio mette in luce qualcosa di più della sua passione per la buffonerie: il marcio a cui è giunta la società italia guidata da questo Mosè da trivio. A parte il rimbambimento senile, l”unico modo con cui si spiega il suo comportamento è che si fidasse di qualche patto siglato o sussurrato che gli assegnava l’immunità perpetua in cambio della sua uscita di scena. Qualcosa di cui si era parlato anche esplicitamente prima ancora del suo capitombolo eterodiretto via Merkel. Se e a che livello fosse stato tacitamente sancito lo scambio, con quali presupposti e consistenza non si sa: ma probabilmente  il Cavaliere era convinto o è stato convinto che una sua rinuncia alla politica gli avrebbe fruttato  un’assoluzione o al massimo una lievissima condanna nella vicenda Mediatrade.

Lo sconcerto con cui l’entourage berlusconiano ha accolto i quattro anni di galera e soprattutto  l’interdizione dai pubblici uffici è li a testimoniare che si attendevano qualcosa di diverso, nonostante l’accertamento della frode: che la rinuncia, sincera o bugiarda che fosse, avrebbe in qualche misura prodotto una sentenza attenuata. Che insomma tutto si svolgesse dentro un grande mercato del potere e delle relative impunità, che i giudici avrebbero compreso l’antifona. E’ successo invece che la sentenza non sia stata politica, ma puramente giudiziaria che sia avvenuto esattamente il contrario di quanto ora l’incredibile Silvio va dicendo.

Adesso sappiamo che Berlusconi è avvinto al Paese dal suo destino personale come nelle scene finali del Promontorio della paura e che  dopo la sorpresa di una sentenza che pensava di aver sterilizzato con il suo addio, si è dedicato al suo ultimo ricatto: far sì che il milieu politico italiano dia concretezza a un patto, smuovendo mari, monti e leggi oppure si trovi a dover fare i conti con una presenza ormai sgradita al mondo intero e fonte di imbarazzo per il Paese. Infatti il suo ritorno sulla scena è avvolto dall’ambiguità, quanto basta per dare avvio ad una contrattazione seria. Che potrebbe concludersi anche con il punto più basso della Repubblica: un salvataggio con la nomina a senatore a vita. Spero sinceramente di sbagliarmi, spero che sia fantapolitica. Anche se proprio dentro questa dimensione abbiamo vissuto i peggiori anni della nostra vita.


Le epistole di Re Giorgio

Licia Satirico per il Simplicissimus

Un Giorgio Napolitano particolarmente emotivo ha inaugurato la Scuola di magistratura di Scandicci. Ai magistrati appena immessi in ruolo il Capo dello Stato ha offerto in dono il volume “Sulla giustizia”, edito dal Poligrafico dello Stato, che contiene i suoi interventi dal 2006 al 2012 e due elementi irrituali: la dedica a Loris D’Ambrosio, stroncato da un arresto cardiaco lo scorso 26 luglio, e la pubblicazione di un carteggio tra Napolitano e lo stesso D’Ambrosio in merito alla trattativa Stato-mafia. Quelle che si scambiano il presidente della Repubblica e il suo consigliere giuridico sono parole pesanti come pietre. D’Ambrosio scrive di non aver mai esercitato pressioni che potessero tendere a favorire Mancino o altri rappresentanti dello Stato implicati nei processi di Palermo, Caltanissetta e Firenze. Napolitano replica: «l’affetto e la stima che le ho dimostrato in questi anni, sempre accresciutisi sulla base dell’esperienza del rapporto con lei, restano intangibili, neppure sfiorati dai tentativi di colpire lei per colpire me».

Si può discutere, e parecchio, dell’opportunità di rendere pubblico questo epistolario assolutorio (e accusatorio) mentre ancora la Corte costituzionale deve decidere sul conflitto di attribuzioni tra Napolitano e la procura di Palermo. Ma la cosa che più turba sono le parole pronunciate dal presidente della Repubblica a Scandicci: qualcuno avrebbe tentato di mescolare maliziosamente la richiesta di conflitto di attribuzione con il travagliato percorso delle indagini giudiziarie, «insinuando nel modo più gratuito il sospetto di interferenze da parte della presidenza della Repubblica».
Di questo presidente crepuscolare in edizione epistolare, ossessionato da una morte a suo dire causata da “escogitazioni ingiuriose”, si possono dare due interpretazioni del tutto opposte. Nella migliore delle ipotesi, Napolitano è come l’ispettore Clouseau alla ricerca del colpevole: chi ha mescolato alle polemiche sulla trattativa Stato-mafia un conflitto di attribuzione dal quale potrebbe dipendere l’ampiezza dell’immunità del prossimo presidente della Repubblica? Chi ha insinuato che D’Ambrosio sia stato ucciso da una campagna “violenta e irresponsabile”, gettando un’ombra sinistra sull’indagine dei magistrati palermitani? Chi sta trasformando quotidianamente il processo sulla trattativa Stato-mafia in una querelle sul materiale probatorio utilizzabile, tra una bacchettata ai magistrati “incontinenti” e inviti incoerenti alla ricerca della verità sulle stragi di mafia?

La seconda interpretazione è assai meno benevola, specie dopo aver letto le parole aspre del ministro Severino su chi usa la toga per arrivare alla “ribalta mediatica”, pronunciate sempre a Scandicci nel corso della medesima occasione. L’educazione sentimentale dei giovani magistrati è stata avviata: silenziosi e obbedienti, non dovranno esporsi troppo né indagare eccessivamente – nemmeno in via occasionale – sui vertici dello Stato. Nel nostro Paese la parola “conflitto” (di attribuzione, di poteri, di interessi) ha destini infelici, come infelice è il destino dei morti che continuano a vivere per ragioni istituzionali. Sull’epistolario tagliente grava l’aura di una fine evitabile, iniqua, addirittura violenta: D’Ambrosio è diventato lo spettro di Banquo della trattativa Stato-mafia, che aleggia su Napolitano per difenderne il prestigio e occultare ciò che crea imbarazzo.

Tante cose non ci convincono: la pubblicazione intempestiva di un carteggio privato, l’esistenza di un complotto contro il capo dello Stato per destabilizzare un Paese già distrutto dai postumi professorali del berlusconismo, la latitanza di una verità autenticamente condivisa sulla trattativa Stato-mafia. Ma Napolitano ha ragione a rimpiangere D’Ambrosio: chiunque lo stia guidando nell’invettiva finale contro le escogitazioni ingiuriose dei nemici delle istituzioni è davvero un cattivo consigliere.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: