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Attaccati alla mazza

la_repubblica-2018-10-01-5bb16a8ba9868Negli ultimi quindici anni, grazie all’euro e alle cure neoliberiste di Bruxelles, scrupolosamente adottate dai governi che si sono susseguiti, una gran parte degli italiani ha visto aumentare i propri salari, diminuire le ore di lavoro, attenuarsi la precarietà, scendere la tassazione, rafforzarsi i diritti  e salire di qualità i servizi in primo luogo  la sanità e la scuola. Così adesso c’è molto più tempo libero da vivere serenamente, senza l’assillo incombente della ricerca di un’occupazione o la paura di licenziamenti e questo ha portato milioni di italiani sui campi da golf, una volta riservati ai benestanti con erre moscia e banconota arrotolata. Dev’essere  per questo che il Quog, il quotidiano unito globalista formato da Repubblica e la_stampa-2018-10-01-5bb1b3af5800dStampa ha pubblicato in prima pagina e con grande rilievo (cliccare sulle immagini per vedere meglio) la notizia della vittoria della squadra europea alla tradizionale Ryder Cup, lanciando straordinari peana non solo al capitano della squadra, il torinese  Molinari, ma trovandone un facile e peraltro miserabile spunto per mostrare quali sono gli straordinari vantaggi dell’Europa unita.

Prima di ieri le vittorie alla Ryder Cup, che si svolge ogni due anni, meritavano  articoli solo nelle pagine sportive e al massimo un trafiletto in prima, ma questa volta l’oligarchia europea è così allarmata, così sconcertata dalla sconfitta patita in Italia e così a corto sia di argomenti, sia di simbolismi freschi e non inesorabilmente scaduti, che l’ informazione di rifermento ha ritenuto cosa buona e giusta fare del qualunquismo sconcertante e grossolano presentando una vittoria sportiva come simbolo e modello per tutto il resto. Non c’è altra spiegazione di questa orgia encomiastica perché vedete è dal 1979 quando ancora c’era solo il Mec che alla Ryder Cup partecipa una squadra europea la quale in 20 edizioni, ha vinto 11 volte contro le 8 degli Usa (una volta sola è finita in pareggio). Quindi non si tratta affatto di  un successo eccezionale, né maturato nell’ambito di una sempre maggiore integrazione e non si vedono i motivi di tanto giubilo europeista e men che meno quelli per uno sfruttamento provocatorio dell’evento attraverso considerazioni pseudo politiche degne della peggiore tifoseria coatta. Tanto più che in questo caso non esiste un gioco di squadra vero e proprio, ma ogni singolo partecipante fa la sua gara  nell’ambito di gare individuali o al massimo a coppie. E forse solo in questo rassomiglia all’Europa reale e non a quella spacciata dalla comunicazione ed esalata dal Quod.

Però a voler analizzare tutta la faccenda da un’angolazione diversa si potrebbe tranquillamente sostenere che queste vittorie negli sport da ricchi corrispondono alla sempre maggiore disuguaglianza che regna nel continente e che libera nuove leve di nullafacenti disponibili per il green, mentre l’impoverimento generale favorisce l’abbioccamento sociale e intellettuale davanti a “spectacula” di ogni tipo, dunque anche quello di uno sport noioso a giocarlo e irresistibilmente soporifero a guardarlo.  Del resto l’organizzazione stessa di questa coppa a che vedere con il turismo ricco e con l’ozio da cui sono escluse le classi subalterne, con la transumanza continua tra i vari campi di gioco e hotel a sei stelle sparsi per il mondo, organizzata con criteri da tour operator (non a caso chi organizza la squadra europea è la European Tour), per non parlare della vicinanza con speculazione tanto che quel genio di Franceschini propose di riempire la Sicilia di campi da golf per risollevare le sorti dell’isola. Peccato che prima bisognerebbe fare le infrastrutture lasciate marcire da questi europeisti.

Per questo le frasette storiche messe in bocca a Molinari. “trasmetto l’amore per l’Europa” o quelle direttamente pensate ( si fa per dire ovviamente) nelle redazioni tipo “l’Europa unita fa miracoli” non sono altro che un triste e squallido stupidario che dimostrano a quale livello sia giunta la politica o forse dovrei dire l’antropologia editoriale e giornalistica che del resto ha rifulgenti esempi davanti alla tastiera come per esempio quello della Boldrini che dopo l’argento di Elisa Di Francisca a Rio disse che l’atleta aveva portato la bandiera della Ue dalle Marche al podio e che uniti siamo più forti anche contro l’Isis ( che tanto per dire hanno ricenuto finanziamenti anche dall’Europa). Questo tanto per mostrare  quale sia l’insostenibile futilità di questo ambiente e a quale nullismo concettuale si aggrappa. Persino a una mazza quando può travestirlo da carota.

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Regime col golf

golfAnna Lombroso per il Simplicissimus

Cosa vi aspettavate dal salotto Verdurin del neo liberismo, da un ceto provinciale e parvenu che si è fatto colonizzare anche l’immaginario dall’America vista da Hollywood? Ma il coronamento del sogno di  ospitare da noi con tutta la possibile pompa il più prestigioso torneo di golf che si svolge ogni due anni  dal lontano 1927 e che mette a confronto una selezione di giocatori statunitensi e   una di europei.

Così pare siano stati rimossi, salvo un auspicabile atto di giustizia del Presidente Grasso, i molesti ostacoli che avevano bloccato  la concessione di una garanzia da 97 milioni di euro a copertura economica della Ryder Cup, prevista da un emendamento al Decreto Salva-Banche, a suggellare forse l’indissolubile legame tra lo sport più esclusivo e chi può permettersi di coltivarlo, alternando il passeggio agonistico in sterminate distese verdi con l’altrettanto competitivo gioco d’azzardo finanziario.

Sarebbe stato proprio il Ministro dello Sport a esercitare un’autorevole  pressione, magistralmente interpretata dal primo firmatario, il Senatore Turano impegnato personalmente ad agire per “promuovere l’Italia nel mondo e avvicinare i giovani allo sport”. Così possiamo immaginare che abbandonati i campi di calcetto, obsolete le sale parrocchiali, entusiaste moltitudini di ventenni disoccupati vengano invogliati alla frequentazione dell’Olgiata. E ci aspettiamo un’esternazione del ministro Poletti sulle magnifiche prospettive occupazionali del comparto e sulle opportunità del mestiere di  caddy, in applicazione, nel migliore dei casi,  di un destino di portabastoni.

Lo avevamo previsto (e scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2017/02/03/lotti-lotti-gol/). Non a caso al più vicino e sodale  dei famigli di Renzi è stato affidato l’incarico strategico di realizzare quella combinazione di affarismo e agonismo, di sport e profitto, armonizzando gli interessi di proprietà e rendite fondiarie e immobiliari, costruttori, speculatori, società sportive, criminalità variamente impegnata, tutti variamente delusi dal no alle Olimpiadi, dai rinvii della realizzazione di uno stadio con annesse infrastrutture nella Capitale, dalla caduta di affezione degli ultrà penalizzati dalle barriere, dalla difficoltà di accordarsi sui diritti radiotelevisivi, dall’eclissi del tifo e dei circenses in tempio di magra, quando i giochi più amati dagli italiani sono il gratta e vinci e le slot, peraltro anche quelli ampiamente infiltrati dalla malavita.

Che poi il golf sia una nuova frontiera speculativa e una disciplina che come il prosecchino e gli appetizer risveglia la fame e aguzza l’ingegno dei ghiottoni si doveva capire anche da sconcertanti dichiarazioni d’intento del Ministro Franceschini,  che in Sicilia come a Venezia ne ha esaltato la qualità culturale e sociale, grazie a campi più fertile e fecondi  di ricadute in turismo e guadagni degli indigesti e onerosi siti archeologici.

La Ryder Cup 2022 ha assunto così un valore simbolico, in qualità di manifestazione del regime del valore approssimativo per difetto di 150 milioni (la più cara della storia) e intorno alla quale ruota una rutilante nomenclatura in rappresentanza di varie dinastie da Guido Barilla ad Evelina  Christillin,  dal figlio di Gianni Letta alla moglie di Franco Frattini.

Perfino il computer è stanco di scrivere che ben altre sono le priorità del Paese, che Grandi Opere e Grandi Eventi portano benefici solo a speculatori e malaffare e danni ad ambiente e bilancio statale, che tutte le manifestazioni agonsitche mondiali degli ultimi decenni sono state segnate da un analogo destino di insuccessi e fallimenti, che Roma è ancora bruttata da falansteri megalomani, stazioni in stato di degrado, monumenti di archeologia sportiva megalomane e dissipata, che mentre ancora aspettiamo le destinazioni delle aree dell’Expo e la verità sui sui scandali, a Torino l’ex villaggio olimpico diventato un  tetro e disperato ricetto per immigrati pare essere il mausoleo commemorativo di un  debito insanabile mentre al tempo stesso si snatura la Cavallerizza Reale e si cancella la memoria industriale delle Officine Grandi Motori, che il turismo cui si deve aspirare è sostenibile, pensato e praticato per fare accedere tutti e in armonia con territorio e risorse a bellezza e cultura. E che lo sport doveva essere un linguaggio universale capace di unire, far dialogare, far conoscere, far capire, far vedere.

Mentre pare sia diventato come quelle gare tra cani affamati che si sbranano fino alla morte, come quei duelli tra gladiatori che si abbattono a colpi di accetta, come quegli impari confronti tra gente disarmata e belve feroci, con l’imperatore   che sta a guardare, abbassa il pollice e intanto conta i sesterzi che arrivano nei suoi forzieri.

 

 

 

 


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