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Tajani che taja li cojo..

image” Ve tajo li cojoni! “. In sei o sette anni è stata la frase più significativa e intelligente che abbia sentito pronunciare da Antonio “Savoia” Tajani (per via delle sue idee monarchiche), oggi presidente del Parlamento europeo dopo aver fatto una folgorante carriere da giornalista craxomaniaco a valet de redaction di Berlusconi fino all’approdo parlamentare a Roma e a Bruxelles. Questo tanto per illustrare agli illusi dell’europeismo la qualità della governance continentale così ottusa da non aver capito l’errore strategico nella quale è inciampata bocciando il bilancio italiano: quello appunto di essersi fatta riconoscere con quel ” Ve tajo li cojoni! ” rivolto al governo di Roma. Anche un bambino con qualche problema cognitivo avrebbe compreso che un simile atto, oltretutto ingiustificato visto che lo sgarro di bilancio del governo populista non è certo rivoluzionario ed è inferiore per consistenza alle elasticità chieste e parzialmente ottenute in passato, avrebbe messo in tensione i nervi scoperti anche altrove, visto che si propone non solo come incongruo diktat finanziario, ma per giunta anche come indebita vendetta politica.

Non solo questo evento ha creato sconcerto nel Parlamento di Strasburgo il quale però visto che è elettivo, ha solo potere consultivo e conta come il 2 di coppe quando briscola è a bastoni, ma sta smuovendo le cose dappertutto e  in particolare in Francia, dove è bene ricordarlo, la costituzione europea è stata sonoramente bocciata in un referendum: la questione italiana sta creando una nuova ondata di rigetto contro regole europee che non solo si sono rivelate del tutto arbitrarie, ma anche estremamente dannose. Scrive Marianne, un settimane di sinistra: “la Commissione europea, bloccata nella sua visione burocratico -punitiva del mondo, ha dimenticato ciò di cui doverebbe preoccuparsi in primo luogo: la legittimità e soprattutto l’utilità di queste regole”. Pur essendo critico sul bilancio del governo Conte, l’ebdomadario francese fa notare che l”ultimo decennio di declino del continente in tutti i settori, compreso quello delle tecnologie di punta, dovuto ai trattati e ai diktat, non consente alla commissione o a chi per lei di mettersi in cattedra. Poi c’è la posizione di Melenchon, leader di France insoumise e della sinistra di ispirazione trozkista che ha preso apertamente posizione in favore del governo italiano, nonostante l’ingombrante presenza di Salvini: “In questa faccenda, i  francesi hanno interesse a difendere la sovranità popolare. La mia conclusione è che bisogna uscire dai trattati”.

E’ un fatto che i Paesi del continente che sono fuori dalla moneta unica hanno realizzato a partire dal 2008 un aumento del Pil del 30% mentre i Paesi a moneta unica sono alMody-Flessibilità-fig-1 palo, come del resto è evidente dal diagramma a sinistra. Ma è la gran parte della cultura francese, dopo essersi scottata con  Macron, a sentirsi dalla parte dei ribelli, anche per l’evidenza dei fatti: Michel Houellebecq, forse il più contestato, ma anche il più noto scrittore francese a livello planetario, dice: “Sono  pronto a votare chiunque purché proponga l’uscita dall’Unione Europea e dalla Nato” per non parlare del celebre sociologo Emmanuel Todd il quale ribadisce ciò che da anni va dicendo ovvero che quando un governo e uno stato perdono il potere di creazione monetaria non possono fare più niente. E ci sarebbero da citare Regis Debray, compagno del Che in Bolivia, il filosofo Marchel Gauchet, Michel Onfray, l’economista Patrick Artus e tutta una serie pressoché interminabile di personaggi della cultura e della politica.

Tuttavia per comprendere meglio la questione bisogna spostarsi in Germania dove la leader della nuova sinistra radicale Aufstehen, Sarah Wagenchecht. ha detto: “La legge di bilancio è un diritto sovrano del Parlamento. Gli italiani non vogliono più essere governati da Bruxelles”, mentre la bestia nera di una certa sinistra salottiera e salmodiante, ovvero l’Afd, per bocca della sua segretaria Alice Waidel sembra essere perfettamente d’accordo con essa:  “Orrendo nuovo debito! I romani! Vogliono sfruttare la solidarierà europea o pretendono che la Bce annulli i prestiti. Ciò significa che sarà la Germania a pagare.”

Tutto questo al di là dell’occasionalità definisce perfettamente il confine tra il concetto di sovranità popolare e quello di egocentrismo nazionale che spesso vengono artatamente e subdolamente confusi in offa al globalismo e al cosmopolitismo più vacuo, ridefinendo in qualche modo sinistra e destra. Ma chiarisce anche il fatto che l’elite ordoliberale tedesca di cui l’Afd è filiazione diretta, ha concepito e determinato l’Europa che è nata dopo il crollo del muro, ovvero quella dell’euro, come uno spazio di egemonia economica, di classe e di nazione, per cui una volta finiti i vantaggi, e spogliata la vigna, non si vogliono nemmeno pagare i lavoranti ingaggiati con contratti truffaldini grazie ai vari caporali della politica sparsi sul territorio. Adesso che la festa è finita anche per la Germania tutte le parole d’ordine e le frasi fatte che hanno retto questo regime mentale emergono nella loro squallida realtà priva di false aureole. E dire che da noi c’è chi non vuole altro che “tajarsi li cojoni”. Un vero suicidio.

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Ku Klux Klan d’importazione

m-1265La parola alienazione ha avuto un decennio di fortuna popolare tra gli anni 70 e 80 per poi scomparire come un vascello fantasma e ridursi dai fasti della filosofia alla gergalità psichiatrica: eppure questa parola che probabilmente l’80 per cento dei parlanti non ha mai udito è quella che meglio può descrivere la “sindrome di Macerata”. E con questa non intendo la volgare imitazione americana del Ku Klux Klan prodotto da un minus habens fascio leghista, perché non c’è nulla di insondabile come la stupidità, ma le reazioni che si sono avute alla sparatoria contro gli immigrati: sostanzialmente la negazione che nel Paese esistano razzismo e fascismo con una densità che si taglia col coltello. Chi dice che la colpa è delle possibili vittime ossia degli immgrati stessi che secondo quei fini pensatori di Salvini e Meloni con la loro presenza suscitano giuste reazioni. Il che mi consola perché se qualcuno calasse un nodoso randello sulle loro teste (niente paura non sono organi vitali come il basso ventre) sarebbe solo colpa loro che con la semplice presenza suscitano un insopportabile fastidio. Altri come Silvio mummia di bronzo si tricerano dentro il banalissimo squilibrio mentale, come se questo non fosse indirizzato dalla cultura prevalente e non facesse soltanto cadere le inibizioni. altri amcora strapalano di un terrorismo al contrario che tanto l’ignoranza giustifica ogni cretinata e per sgomitare basta allenare la lingua.

Ma in ogni tesi da destra e persino fino alle pendici della sinistra si evita di parlare del fascio razzismo che è stato integrato, aiutato, persino coccolato da molti settori del potere cosiddetto democratrico e che dentro il vuoto culturale prodotto dal neoliberismo questo stato di ignavia si è espanso come una densa schiuma. Naturalmente ad insaputa dei portatori che essendo appunto degli alienati, cioè privati delle proprie radici e di una cornice nella quale inserire il loro esistere, non si accorgono di essere ciò che sono e si abbandonano dunque a qualsiasi atavismo. Proclamano di non essere né fascisti nè razzisti ma.., o dicono dalle loro cadreghe mediatiche che il Paese non è affetto da questa malattia.

Invece lo è eccome anche perché questo vuoto che trasforma un problema esistente in angoscia senza ragioni, è l’ultimo espediente del cosmopolitismo oligarchico per deviare l’opposizione crescente delle vittime da un desiderio di sensato ritorno alla sovranità democratica, a quello della xenofobia pura e semplice che tuttavia nasconde dietro la facciata rabbiosa un’adesione ottusa e bottegaia, illusionisticamente legata agli interessi spiccioli e che invece serve ai paradigmi del declino e dell’impoverimento. Questi fascio razzismi ragionano esattamente con gli stessi criteri neoliberisti del profitto e dello sfruttamento, ma a un livello molecolare così infimo da rendere impossibile una vista d’insieme. In questo clima reale ancorché inconsapevole e negato di alienazione da sè non è certo strano che si trovi un american boy, gonfio di telefilm come anabolizzanti, che alla fine non ha altra strada che odiare i negri, un vero esempio di mostruosità etnologica. Alla fine quando l’opposizione al neoliberismo delle oligarchie sarà composto dal neoliberismo tumultuante e incosapevole della piccola borghesia lo status quo nella sua accezione fondamentale e nelle sue conseguenze sarà salvo, ancorché  riesca ad affermarsi. Basta vedere come Berlusconi  nell’arco di otto anni sia tornato ad essere il cocchino delle oligarchie che temono altre forze e che garantisce dalla sua casa di riposo televisivo la saldatura tra il fascismo più tradizionale e quello più contemporaneo della Lega, quindi dotato anche della sua parte croccante e piccante rappresentato dai Luca Traini.

Ma non preoccupatevi in Italia fascismo sono poca cosa, siamo noi che strumentalizziamo, anzi per dirla con la lingua dei cuori di tenebra e dei cervelli sfatti e disfatti, facciamo strumentalizing.


Imperdibili, inguardabili, invotabili

Giovanardi: “Se ha vinto De Magistris, ha perso Lettieri. Non vedo motivo per dimissioni Berlusconi”

Cicchitto : “L’esito dei ballottaggi, per come si prefigura, costituisce elemento di riflessione seria, ma dal quale non vanno tratte conseguenze politiche piu’ generali”.

Capezzone: “Il Governo Berlusconi ha il diritto-dovere di governare fino a fine legislatura: poi saranno gli elettori a giudicare”.

Lupi: “Se Milano scegliera’ Pisapia, dovremo riconoscere che non la minoranza dei milanesi, ma la maggioranza dei milanesi hanno scelto il loro sindaco”.

Mantini (Udc) :“Il voto di Milano conferma la grande voglia di cambiamento e dà ragione al Terzo Polo che, spostando il 5,5 per cento dell’elettorato, ha contribuito in modo essenziale al risultato”

Quagliariello: “Ciò che emerge dagli Intention Poll sui ballottaggi di Napoli e Milano e’ che “quello del centro destra e’ un risultato di sostanziale tenuta”

Caldoro (Pdl): “Ha prevalso il voto contro, ma è un segnale che va capito e interpretato rafforzando l’azione di governo”

Tremonti:  “Non parlo”

Salvini: “Gli elettori sono sovrani,  e ne prendiamo atto, io non dico che chi ha votato a sinistra ha le allucinazioni”

Sandro Bondi (dimissionario da coordinatore Pdl) “Ritengo che da questo momento il presidente Berlusconi debba ricevere non solo la più ampia fiducia e solidarietà ma soprattutto la assoluta e incondizionata libertà di decisione e di iniziativa per quanto riguarda il futuro del partito”.

Berlusconi : “Abbiamo un grande interscambio con la Romania”


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