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Il revisionismo è l’ideologia europea

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Per la Ue sono la stessa cosa

Poveri illusi quelli della sinistra euromaniaca, anzi poveri scemi perché da troppi anni non capiscono e non vogliono a nessun costo aprire gli occhi. O forse con più consistenza poveri ipocriti e impostori perché hanno fatto finta e ancora fingono di non capire, anche di fronte all’evidenza. quale sia la natura del progetto europeo. Che non è solo quella dei fatti, delle politiche economiche di disuguaglianza, dei tagli di salari e diritti, della distruzione del welfare giustificati con fumose chincaglierie economiciste, ma che scopre man mano  la propria ideologia reazionaria. E’ accaduto ieri in maniera clamorosa quando l’assemblea di servi della gleba finanziari che si chiama niente meno che parlamento europeo ha votato a grande maggioranza, compresi piddini e leghisti, una risoluzione che equipara nazismo e comunismo invitando i singoli stati a cancellare ogni traccia di ciò che è stato il comunismo, il che di fatto equivale al mettere al bando tutta una famiglia politica. Del nazismo e delle sue numerose sopravvivenze  invece non si parla in maniera esplicita, tanto più che che  l’Europa sostiene apertamente e sistematicamente formazioni, partiti e ideologie che si rifanno alla croce uncinata sia in Ucraina che nei Paesi baltici o episodicamente anche altrove. In realtà il nazismo compare solo come falso antagonista, come squallido pretesto per mettere al bando qualsiasi riferimento al comunismo e al suo sistema di pensiero, ad ogni analisi da cui esso deriva.

Naturalmente queste patetiche marionette di Strasburgo sono riuscite a mettere insieme  un capolavoro di ignoranza storica, di non senso e nello stesso tempo hanno rivelato l’origine ontogenetica del progetto europeo che ripercorre la filogenesi del capitalismo: quando si dice che “Fin dall’inizio “l’integrazione europea è stata una risposta  all’espansione dei regimi comunisti totalitari e antidemocratici nell’Europa centrale e orientale “ si lascia chiaramente intendere che il progetto comunitario è nato come banale succedaneo e integratore della Nato, stampella per gli Usa e i loro progetti di dominio planetario, buttando all’aria tutte le belle, false o malintese parole con cui ci hanno nutrito. Viene da pensare che questi bei tomi non abbiano nemmeno idea che sia stata proprio l’Unione sovietica e dunque il comunismo a sconfiggere i nazisti, cosa che di per sé  rende questo documento paradossale, ma in effetti trattandosi in gran parte degli scarti di un ceto politico già culturalmente ai minimi termini la cosa non stupirebbe più di tanto. Infatti non si sono nemmeno accorti che questa equiparazione tra nazismo e comunismo equivale di fatto a portare le istituzioni continentali sulle posizioni del revisionismo storico alla Nolte che giustificava il nazismo come reazione al comunismo e quindi come aspetto di una sorta di guerra  guerra civile continentale. Queste posizioni alla metà degli anni ’80 furono fortemente rigettate sia dagli ambienti politici che da quelli intellettuali proprio perché in qualche modo facevano rientrare il nazifascismo all’interno di uno schema nel quale non solo appariva come giustificabile, ma addirittura a suo modo virtuoso in quanto necessario, mentre adesso  e mi viene da pensare proprio per le stesse ragioni, assurgono a fondamento della Ue: davvero un grande progresso che è uno sberleffo tombale per chi ancora si illude sulla possibilità di un cambiamento nell’Unione continentale che al contrario precipita sempre più velocemente verso posizioni intollerabili.

Solo degli imbecilli da bar contemporanei possono pensare che il progetto nazista e quello comunista siano in qualche modo equiparabili, ma il fatto è che questi disonorevoli rappresentanti hanno mostrato che non esistono differenze sostanziali tra la socialdemocrazia e la destra e i suoi dintorni di varia specie, tanto che, per restare all’Italia questa robaccia è stata votata da Pd, Lega, Fratelli di Taglia e Forza Italia tutti appassionatamente uniti in questa lieta occasione di reazionarismo ottuso, compreso anche Pisapia che faceva il rifondarolo.  Da un punto di vista storico la condanna del comunismo e una certa corrività verso le il nazifascismo possiede radici che niente hanno a che vedere con ciò che l’Europa vorrebbe essere e non è, tanto che alla fine non si rivela un’entità puramente artificiale, cartapesta tenuta assieme da uno scheletro formato dalle oligarchiche del denaro: in Italia e in genere nell’aria mediterranea risiedono nella più pretesca e primitiva tradizione cattolica, in Germania nascono dal contrasto secolare con la Russia che viene tout court e di nuovo investita del ruolo di antagonista, altrove dallo svagato pensierunismo diffuso dalla scuola e dai mass media che hanno fatto del comunismo non un fenomeno storico ma un babau per bambini troppo cresciuti.  Insomma qualcosa che ha che fare con la pancia, non con qualche progettualità o idea decente: si tratta del populismo che piace alle elite di comando. E che equipara l’Europa a un fascismo di mercato.


Il gioco dell’oca europea

s-l1600Man mano che ci si avvicina la data delle elezioni europee emergono dal sonno della ragione maree di sicofanti a progetto che vogliono vendere un’impossibile altra Europa della fantasia in cambio di quella reale, così impresentabile, assurda e reazionaria che  farebbe disertare le urne persino a un incallito masochista politico. Altri invece  dicono che queste elezioni sono inutili, che è impossibile far vincere le posizioni critiche che poi anche se la spuntassero non otterrebbero  un fico secco, visto che il Parlamentino di Strasburgo conta meno di niente e pesa solo su faraonici bilanci:  tanto vale non andare a votare. Insomma tutto e il contrario di tutto pur di fare accorrere alle urne solo gli elettori “giusti”, quelli del consenso europeista senza se, senza ma e pure senza ragioni, così da salvare la faccia delle oligarchie continentali. Entrambi questi due modi di porgere la questione sono una specie di sillogismo al contrario che partendo da premesse vere arriva a conclusioni del tutto illogiche e/o ingannevoli.

Non c’è alcun dubbio che il voto europeo sia stato una geniale invenzione, una simulazione realistica della democrazia che porta al eleggere un parlamento del tutto privo di poteri rispetto agli organismi non elettivi e oligarchici che fanno il bello e il cattivo tempo nel continente. Come è noto i deputati di Strasburgo fino al 2007 erano solo comparse di un gioco di ruolo non potendo in nessun modo mettere becco sulla legislazione prodotta dalla commissione: dopo quell’anno col Trattato di Lisbona, una sorta di regolamento aziendale messo al posto di una costituzione respinta dai referendum popolari dove essi sono stati indetti, ha coperto con la cipria della retorica fattuale questa assurdità, questo gioco teatrale dando al Parlamento la possibilità di opporsi alle leggi della commissione. Tuttavia l’iter per ottenere questo risultato è così complesso, pesante, costoso, estenuante, soggetto a veti incrociati che solo raramente questo avviene e di solito su normative che risvegliano gli interessi di qualche potente lobby e/o di qualche Paese dedito alla propria egemonia: dunque non c’è da stupirsi se solo sei leggi su quasi 600 siano state respinte in questi anni. Ma quando questo avviene, basta che la commissione cambi qualche parola, lasciando la sostanza intatta, così come avviene da noi per i decreti legge e tutto ricomincia da capo. L’ultima normativa, quella sul copyright che secondo molti osservatori avrà conseguenze pericolose per la libera diffusione delle informazioni online, illustra a meraviglia questo meccanismo: opposizione del parlamento, cambiamento di qualche virgola, legge riproposta e approvata a Strasburgo esattamente come era prima, senza alcuna variazione sostanziale. Solo l’intervento di qualche governo ha rimesso in campo la questione, mostrando ancora più in rilievo la totale impotenza di questa assemblea parlamentare.

Dunque non c’è alcun dubbio che votare alle europee significa essere complici di una farsa e che anche dando il proprio suffragio a formazioni e partiti euroscettici non si ottiene alcun risultato sul piano della legislazione continentale. Ma in realtà non è proprio così perché le elezioni hanno una grande influenza sugli assetti politici interni dei vari Paesi ed è questo che alla fine conferisce un significato concreto alla scheda elettorale. Oltre a ciò – che è abbastanza ovvio – c’è un altro elemento da prendere in considerazione: sì il parlamento di Strasburgo è parte di una commedia, sta alla democrazia reale e alla partecipazione come il Monopoli all’attività immobiliare, tuttavia esso fa parte di quei meccanismi di consenso e di trompe l’oeil che servono alle elites continentali per dare l’impressione della partecipazione: metterli in crisi negando il consenso e la complicità scontata della tribuna parlamentare, significa scrostare un po’ della vernice sotto cui si nasconde il potere reale. Esso infatti può tutto a patto di essere rivestito dei panni e dei simboli della democrazia che nascondono sotto le loro pieghe sia il potere dei gruppi di comando che gli scontri di egemonia fra paesi. Tutto si vuole tranne che gli spettatori abbandonino il teatro perché il copione s’ingarbuglia e i suggeritori devono gridare per dare la battuta: possono rumoreggiare e fischiare come se la rappresentazione fosse vera, ma guai se uscissero all’aria aperta.


Il Parlamento di mercato contro la Cina

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Ultime immagini della Cina di mercato in possesso del Parlamento di Strasburgo

Rivolgo al Pontefice  una supplica perché istituisca un nuovo culto, quello di Nostra Signora dei Cretini e metta il parlamentino lobbistico di Strasburgo, niente più che un costoso gadget in simil democrazia, sotto la sua santa protezione. E’ necessario perché se non sapessimo che questa ineffabile assemblea agisce sotto schiaffo e mancia dei più svariati gruppi di potere, potrebbe parere che si tratti di un’istituzione assistenziale rivolta alla tutela di deboli di mente. Che dire infatti della risoluzione votata ieri con la quale, sotto suggerimento di Aegis europe, lobby conglomerata di vari settori manifatturieri, in primis quello dell’acciaio, il parlamento – si fa per dire – ha votato un documento i cui punti principali erano già indicati per filo e per segno sul sito dell’Aegis stessa  e nel quale si dice si dice che la Cina non è un’economia di mercato e per giunta vende sotto costo. Dunque si invita la commissione europea a non concedere a Pechino lo status già riconosciuto in passato e se proprio lo deve fare, metta qualche ostacolo.

Ora che gli ufficiali pagatori di alcuni potentati facciano i loro interessi è un conto, che un’assemblea politica sottoscriva le loro sciocchezze, è un’altro e testimonia ancora una volta della sua totale subalternità al potere economico. Dopo aver delocalizzato a più non posso nel celeste impero e zone circostanti, dopo averci spiegato per anni che dobbiamo sacrificare, retribuzioni, diritti e speranze perché non siamo più competitivi, ora costoro dicono sdegnati che in Cina si produce sotto costo (ma rispetto a che cosa?) e che non è un’economia di mercato, ovvero dicono che quando il mercato dà loro torto allora non vale più.  Il che in termini pratici significa che vogliono mantenere intatti i profitti senza distribuire nemmeno un centesimo. Povero occidente, ridotto alla stupidità, costretto a sacrificare al mercato ogni cosa quando conviene ai ricchi e a mettere in piedi farse geo commerciali quando essi lo impongono. Possibile che al Parlamento di Strasburgo non si accorgono che negare alla Cina lo status di economia di mercato, significa dire che l’economia più dinamica e gigantesca del mondo, la quale ha qualcosa a che vedere persino – facciamoci il segno della croce – con il comunismo è molto più efficiente della nostra? Possibile che giochino su assurde e ridicole accuse di dumping come faceva  quarant’anni fa nei confronti dell’industria giapponese dell’auto l’ineffabile avvocato Agnelli generoso di parole davanti a una stampa inginocchiata, ma avaro di investimenti per fare prodotti migliori e incurante del fatto che i salari giapponesi erano persino più alti di quelli italiani?  Il risultato di questi atteggiamenti è che oggi persino la Corea produce cinque volte più auto dell’Italia con salari corrispondenti nel settore a circa 70 mila euro l’anno.

Decisamente ci vuole un’augusta  patrona che sorvegli gli imbecilli , i mentitori e i corrotti perché la votazione la quale oggettivamente si situa sulla strada del Ttip e lo strangolamento del continente, è avvenuto proprio nel giorno in cui l’economia cinese ha fatto registrare una vittoria di civiltà sull’economia di mercato. Le autorità di Pechino hanno infatti imposto al motore di ricerca Baidu, il google d’oriente, di ridurre a meno del 30 per cento le pubblicità in ogni pagina e di eliminare completamente gli spot a pagamento relativi alla salute. La decisione è venuta dopo la morte per cancro di uno studente che si era fidato di cure alternative pubblicizzate in rete. Il taycoon di Baidu, Robin Li, prossimo acquirente del Milan, non ha  fatto storie, pagherà tutto il dovuto per quel decesso e ha istituito un fondo di 750 milioni di euro per compensare gli utenti ingannati dalle pubblicità a pagamento. Da noi tutto questo è semplicemente fantascienza e forse il Parlamento di Strasburgo dovrebbe pensare come ridurre un po’ l’ossessione del mercato e farsi venire un po’ di gusto per la civiltà. Peccato che esso stesso sia sul mercato. 


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