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Piano Focaccia, stessa spiaggia, stesso male

spia 1 Anna Lombroso per il Simplicissimus

In attesa che gli anti locali decidano tempi e modi, che Federbalneari presenti le sue proposte alternative, che finalmente venga data la definitiva ufficialità al cosiddetto decreto Rilancio, possiamo contare su un’unica certezza: il bagnino che ci trarrà in salvo dall’annegamento non potrà praticarci la respirazione bocca a bocca.

Anche lui infatti dovrà indossare la mascherina e osservare un rigoroso distanziamento, i curiosi che hanno applaudito alle sue gesta dovranno rispettare le misure anti assembramento, tornando al più presto ai loro lettini sotto l’ombrellone diviso da quello del vicino da almeno 4,5 metri di arenile.

Lettini e sdraio dovranno essere posizionati ad almeno 2 metri dall’ombrellone più vicino, mantenendo così il distanziamento sociale che bisogna rispettare al di fuori della spiaggia e pure in mare, nuotando o sul materassino. L’ingresso negli stabilimenti dovrà essere regolato: al check in passeranno  quelli che si sono attrezzati con un abbonamento o con prenotazione, accolti dagli steward che potrebbero anche essere adibiti a misurare la temperatura dei bagnanti, tutti equipaggiati con la doverosa mascherina da indossare finchè si raggiunge la postazione assegnata, e la cui impronta bianca sul viso, in aggiunta ai segni del costume, confermerà il  rispetto rigoroso e responsabile della profilassi oltre che del decoro.

Il comparto della balneazione è insorto, l’eccessiva severità delle misure le rendono inapplicabili,  le imprese del settore denunciano il rischio di chiusura legato a un granello di sabbia, esigono quindi che come primo provvedimento in loro favore venga protratto illimitatamente il regime di concessioni e si prevedano sgravi fiscali di incoraggiamento e aiuti a sostegno dei costi aggiuntivi.

E dire che dovrebbero essere soddisfatti perché grazie al Covid19, contando anche sulle provvidenze governative per dotare le famiglie di un bonus per le meritate vacanze dopo la detenzione,  non temono più la sleale concorrenza delle spiagge pubbliche, il cui accesso sarà interdetto finchè non se ne studi e promuova l’affidamento in gestione a onlus, volontari e cooperative giovanili, di quelle che piacciono tanto ai guru dell’alternanza scuola-lavoro o delle attività sociali imposte ai percettori di reddito di cittadinanza, in modo che restituiscano il maltolto in piscina o nei campi.

Così come chioschi, bar, ristoranti e empori di cappellini e  parei non dovranno patire la rivalità di Cocco frescovu cumprà puniti con l’esilio,  per essersi sottratti alla doverosa raccolta di pummarola indetta dal caporalato di stato.

Di questi tempi si è fatto un gran parlare dello stato di eccezione imposto dalle autorità senza il vaglio del Parlamento per contrastare l’epidemia, necessario per molti, troppi, soprattutto tra i detrattori del sovranismo, allo scopo di imporre una sovranità superiore alle persone, alle rappresentanze, alla società e alla “normalità” delle leggi ordinarie che si dimostrerebbero incapaci di governare l’emergenza.

Sicchè sospendere diritti, limitare libertà, eliminare un certo quoziente di democrazia sarebbe condizione inevitabile per fare argine al pericolo di perdere la vita, sia pure nuda, senza prerogative e facoltà e privata del libero arbitrio.

E infatti, a sostegno del miglior governo possibile che abbiamo a disposizione, si è fatto perfino riferimento al pensiero di Carl Schmitt – secondo Wikipedia, niente di più, quando decanta la potenza della decisione assoluta, della decisione pura, non ragionata né discussa, che  non ha bisogno di legittimazione, contro l’irresolutezza di chi sa solo aspettare che passi ‘a nuttata.

Certo ce n’è da aspettare il vaccino contro il provincialismo e l’ipocrisia che sembrano essere tratti caratteristici della nostra autobiografia nazionale, se l’incarnazione locale del decisionismo fatale e obbligatorio è stato l’esule in Tunisia, e se dietro allo stato di necessità di Conte non c’è l’ossessione ordoliberista della Germania, meno che mai il sogno eurocentrico di Schmitt e la sua forza costituente mirata a creare un ordine dal disordine, bensì gli interessi micragnosi  di lobby miserabili, di peracottari addetti ai nuovi brand pandemici, di un mondo di impresa costituito da azionariati che aspettano in dividendi delle acrobazie borsistiche, sempre a caccia di aiuti, immunità e impunità, che da decenni non investono il becco di un quattrino in ricerca, innovazione e sicurezza.

Così a godere degli effetti collaterali del Covid19 e della relativa ricostruzione ci sono le corporazioni dei bagnini, promossi a  steward, sotto l’ombrello dei proprietari degli stabilimenti, detentori di concessioni opache, molti dei quali, Ostia insegna, in non temporanea associazione di impresa con malavita e organizzazioni criminali, se pare siano più di 110  gli stabilimenti balneari sequestrati alla mafia negli ultimi anni, ottenuti con attività intimidatorie e infiltrazioni mafiose nei Comuni e nelle Regioni.

Si tratta di interessi per i quali da anni si spende, tanto per fare un nome, l’attuale candidato alla poltrona di sindaco di Venezia, quel Baretta, per anni sulla stessa lunghezza d’onda di Gasparri, un pasionario dell’arenile impegnato da sempre per la sospensione dei provvedimenti di revoca delle concessioni, per la loro proroga ad libitum in modo da aggirare perfino gli obblighi europei imposti da un’apposita direttiva, che prevede di mettere le concessioni a gara pubblica, senza diritto di prelazione per il titolare precedente.

La compulsione a privatizzare, a dare i beni comuni in pasto a potentati e lobby per appagare appetiti voraci e assicurarsi la loro protezione è diventata una virtù indispensabile per mantenere la propria presenza in un esecutivo.

Eppure l’avvocato degli italiani in uno dei suoi esami alla Sapienza dovrebbe aver appreso che  le concessioni, tra cui quelle  demaniali, non rappresentano trasferimenti di potestà o facoltà pubbliche, bensì solo l’uso dei beni, i cui frutti dovrebbero tornare al Popolo, cui spetta la loro proprietà collettiva. E questo vale anche per le frequenza televisive, per lo spazio e le rotte  aeree, per le autostrade, costruite con mezzi finanziari dello Stato, ma generosamente offerte in regime di beata esclusiva a una società che ha incamerato le  cospicue somme riscosse per i pedaggi, senza investire in manutenzione e sicurezza.

È che su in alto intendono così il distanziamento sociale, come approfondire sempre di più lo spazio e dunque le disuguaglianze tra chi ha e vuole sempre di più e non è disposto a rinunciare a nessun privilegio, come avesse ereditato in via dinastica o meritato il diritto a possedere spogliando chi sta sotto, e chi ha sempre meno, a chi non avrà nulla nemmeno la possibilità di fare castelli in aria, e nemmeno quelli di sabbia.

 


Le nostre prigioni

induk

Anna Lombroso per il Simplicissimus

 

Guai dire che il confinamento coatto in casa è una simulazione di arresti domiciliari o peggio della galera, con tanto di moleste coabitazioni, perdita di privacy, ora d’aria limitata, gratificata solo da mesti cori alla finestra, concerti di coperchi e baci lanciati dal balcone, anche se comunque le nostre comode case assomigliano più a quelle carceri private per colletti bianchi già in uso per Maddox o Gekko, in modo che possano continuare il loro smart business, magari investendo per conto di direttore e secondini.

Guai osare spericolatamente con questo paragone inappropriato,  subito salta su qualcuno a dire che noi non stiamo scontando colpe e espiando delitti. E già così ci sarebbe da obiettare che siccome non c’è una cesura netta tra società civile virtuosa e classe politica depravata e viziosa, la pretesa di innocenza non è autorizzata per  chi ha votato malfattori, macellai sociali, padroni prestati al golpismo  nemmeno di chi ha subito cercando scappatoie nella coazione a ripetere di piccoli sotterfugi copiati da quelli grandi, clientelismo, familismo, corruzione, evasione, che, non del tutto giustificatamente, abbiamo interpretato come naturale e indispensabile autodifesa da un sistema che ha incrementato disuguaglianze, impoverimento di beni compresi quelli morali.

Ma ancora di più c’è da ricordare che la pena detentiva dovrebbe avere una funzione riabilitativa, dovrebbe far riflettere il recluso sui suoi comportamenti, sulla pressione che i suoi misfatti ha esercitato sul tessuto sociale, non come attività penitenziale, bensì per suscitare una diversa e più consapevole coscienza di sé e dei rapporti con gli altri e con le leggi che regolano il consorzio civile. Non mi metto nemmeno a discettare su quanto la nostra giustizia condizionata più dagli imperativi del mercato  che da quelli etici sia ingiusta, nemmeno ricorro al rituale esempio del furto della mela paragonato con crollo del ponte, con la distrazione delle matite da parte del Travet con la macchina da malaffare che doveva salvare Venezia, troppo facile.

Mi domando invece se tutti quelli che oggi sprecano analisi e parola consolatorie sull’effetto redentivo della detenzione profilattica, sulle magnifiche  progressive opportunità di uguaglianza e sostegno reciproco, che potrebbero sortire dalla crisi, pensano davvero che da questa contingenza usciremo migliori,  quando per ora la solidarietà è intesa come l’obbligo di alcune categorie di mettersi a rischio dopo anni di umiliazione, quando la collaborazione si manifesta con coretti e ostensione di slogan, tutti monchi della protesta per lo stato della nostra sanità pubblica, e quando sotto sotto tutti ritengono che in casi di emergenza si debba esplicitare l’uso finora inespresso di applicare criteri di convenienza e profitto alla salvezza, vecchi via perché non sono più produttivi ma pesano sulla società in forma parassitaria.

E dire che ci si augura un effetto demiurgico e pedagogico dall’isolamento, dal confinamento, dall’io sto a casa, con termosifoni, frigo pieno, netflix, pc, telefonino, social, cane da uscire, spesa concessa e jogging consentito, mascherine su E Bay che adesso grazie alle felici e profittevoli frontiere della mobilità e della poliedricità produttiva con la benedizione di Landini potremo comprarci di Intimissimi. Ma invece la si pretende da un segmento di popolazione indigena e straniera di  61.230 detenuti a fronte di 47.230 posti regolamentari, “ospitati” in strutture nelle quali qualsiasi forma di dignità è castigata e tarpata, in condizioni igieniche e sanitarie vergognose, dove gli spazi ristretti, l’obbligatoria promiscuità, la mancanza di qualsiasi misura precauzionale può   determinare una diffusione esponenziale del contagio.

E infatti le misure adottate, dalla  sospensione dei colloqui, al blocco dei permessi, dalla cessazione del lavoro all’esterno a quella del regime di semilibertà, hanno avuto solo un effetto punitivo e hanno provocato proteste e rivolte.

A volte ci si potrebbe interrogare sul perchè di tante resistenze all’introduzione del reato di tortura, se abbiamo fabbricato dei posti dove la si esegue e pratica quotidianamente anche se a bassa intensità, senza goccia cinese, senza vergini di Norimberga, semplicemente avvilendo ogni umanità, soffocando ogni sprazzo di rispetto di sé e degli altri.

Eppure nei giorni della rivolta che è serpeggiata in tutta Italia, c’è stato chi ha ipotizzato manovratori occulti, orchestratori dietro le quinte, che avrebbero soffiato sul fuoco per creare disordine e destabilizzazione, che si sa sono il babau agitato per permettere l’adozione delle più inaccettabili leggi che hanno accolto e applicato i principi dell’ordoliberismo.

Non servivano di certo oscuri impresari e provocatori per accendere la miccia della ribellione e della disperazione in una popolazione, come ha capito perfino una nazione che additiamo per il suo oscurantismo, l’Iran, che ha concesso  gli arresti domiciliari al posto della galera a 54mila detenuti con pena inferiore a cinque anni.

Non occorre qualche miccia accesa da fuori per suscitare la collera di quel migliaio e più di “esuberi” rispetto allo standard minimo che dovrebbe essere sopportato in una paese che si dice civile, che non avrà mai i benefici della prescrizione dei quali godono manager o dell’immunità elargita come diritto a padronati criminali, che nemmeno sa cosa sia l’indulto, istituto tante volte concesso per svuotare carceri sovrappopolate, o l’amnistia, impiegata anche per usi propagandistici già una ventina di volte o poco meno.

Per il momento pare che l’unico provvedimento previsto dal governo sia l’acquisto di un certo quantitativo di braccialetti elettronici per accompagnare la conversione del regime detentivo in arresti domiciliari   per chi sconta pene per reati minori. Intanto magistrati di sorveglianza e associazioni di avvocati starebbero pensando alla possibile liberazione, che non determinerebbe allarme sociale, di soggetti  di “pericolosità ridotta”.

Il fatto è che ormai l’allarme sociale rappresenta un criterio labile, se sono stati introdotti provvedimenti ad personam, quelli predisposti per suscitare paura dell’altro, per criminalizzare gli ultimi in modo da rassicurare i penultimi, per salvare il decoro dallo spettacolo increscioso della povertà, per proteggere la brava gente dal pericolo di essere contagiata dalla collera,  dalla critica, dalla ragione.

 

 

 

 


Europa, fare gli indiani sul fallimento

5c4a29864df5a7fd233e326970f7564bLa notizia ufficiale che il Pil indiano nel 2019 ha superato quello di Francia e Gran Bretagna di per sé non significherebbe molto visto che l’India ha una popolazione 21 volte superiore a quelle dei Paesi che ha sorpassato, se non fosse che questa distanza demografica c’è sempre stata, ma ciò non ha impedito che tre secoli fa il subcontinente fosse conteso tra francesi e inglesi e che questi ultimi, usciti vincitori, ne rovinassero l’economia, la prima nel mondo allora, per insediarsi stabilmente nel sub continente  approfittando delle infinite divisioni che attraversavano questa parte dell’ Asia. Erano gli stessi anni in cui si affermava l’impero anglosassone dopo la fine della guerra dei 7 anni e nei quali nasceva la scienza (si fa per dire) economica come baluardo ideologico dell’ascesa della borghesia che aveva pur bisogno di una legittimazione. Dunque in un certo senso non si tratta solo di banali cifre di pil, ma di un moto di traslazione più generale che l’ ascesa dell’India simboleggia alla perfezione, oltre a sottolineare il disastro europeo che dopo decenni di ordoliberismo politico e di austerità  legata all’euro sta affondando come dicono i dati industriali in drammatico calo, ancor più della brexit.

Il miserevole pretesto delle elite continentali per giustificare il fallimento cui stanno andando incontro è francamente sconcertante ed emblematico delle idiozie rituali che vengono propinate a opinioni pubbliche ormai disarmate di qualsiasi spirito critico: il calo di produzione sarebbe dovuto al coronavirus cinese, quando i dati si riferiscono a un periodo precedente, ovvero al 2019. Il bailamme sconcertante e per certi versi osceno che si è fatto nei confronti di una epidemia di tipo influenzale, costringendo la Cina a misure eccezionali per evitare di essere crocifissa come untrice universale, non potrebbe in ogni caso essere presa a pretesto  per un calo dell’interscambio globale già in atto da tempo e poi perché Wuhan pur essendo un’area lievemente industrializzata è una piccola scheggia rispetto al Paese anche se è evidentemente destinata ad essere martire delle guerre americane sotto varie forme perché già nel 1944 fu rasa al suolo dalla 14° Forza Aerea degli Stati uniti nell’ambito della guerra contro il Giappone che nella città aveva il comando generale delle operazioni nella Cina del sud. E’ semmai  la costruzione neo liberista della Ue dove sono i  grandi gruppi e le oligarchie a comandare facendo razzia di risorse e di diritti, comprimendo i mercati interni con la riduzione della domanda aggregata, permettendo che siano le multinazionali e i grandi gruppi a dettare legge, riducendo gli stati  ai minimi termini e asservendo  la politica ad ancella delle lobby finanziarie, gestendo una moneta nefanda, strutturalmente legata all’austerità, utile ormai soltanto alle operazioni di carry trade e all’export tedesco, permettendo infine, con un paradosso che assomiglia a un epitaffio, lo sviluppo di tentazioni e disegni egemonici. Tutto questo non solo non funziona, ma mentre ha distrutto le possibilità di sviluppo delle singole nazioni, ha reso l’Europa inesistente e del tutto impotente di fronte alle manovre commerciali Usa, che sono le reali cause immediate della caduta industriale.

Non è certo un caso che tutto questo finisca per abbattersi sul modello mercantile tedesco e sulla sua eroina, ovvero Angela Merkel, la quale  ormai ha rinunciato a guidare il partito e potrebbe persino ritirarsi prima delle politiche del 2021, mentre la sua erede  Annegret Kramp-Karrenbauer ha annunciato di non avere intenzione di candidarsi alla guida del prossimo governo dopo le elezioni federali e di volere abbandonare la segreteria della Cdu non appena sarà nominato un successore. Il tutto  è deflagrato dopo il caso Turingia nel quale il il candidato dei liberaldemocratici  alla presidenza del Land  Thomas Kemmerich, ha ricevuto il voto  da una maggioranza composta dal suo partito, dalla CDU e dal partito nazionalista Alternativa per la Germania, nel tentativo di teklere la Linke fuori dalla stanza dei bottoni, ma il terremoto era iniziato già da un anno e testimonia dell’ esaurimento di un ciclo politico iniziato con la caduta del muro del Berlino e che ha pesato in maniera determinante sulla formazione asfittica della Ue. Altro che coronavirus, siamo di fronte a una patogenesi endemica che ci sta portando all’ inferno: quest’anno l’India supererà in Pil anche la Germania, anzi l’ha già superata secondo le cifre parziali di gennaio  e le tensioni sociali si faranno ancora più acute, ma anche senza soluzione: sarà da fuori che il sistema verrà scardinato.


Sos, Servizio Obbligatorio di Sudditanza

groù Anna Lombroso per il Simplicissimus

Devo fare una pubblica ammissione  della colpa che insieme al populismo pare essere diventata la più odiosa. La mia carriera di sovranista è cominciata molti anni fa, quando bambina per mano ai miei genitori sfilavo scandendo “fuori l’Italia dalla Nato” e quel che è peggio ho continuato così anche quando il compagno D’Alema ci trascinava festosamente in una delle campagne belliche più  infami e ingiustificate, quando l’alleanza ci costrinse a comprare armamenti pena l’allontanamento invece di investire in servizi e tutela del territorio, quando intere regioni hanno subito l’oltraggio di essere convertite in aree militarizzate, in poligoni di tiro dove far divertire generali e truppe americane con war games che non sperimentano in patria per via degli innegabili danni che producono, ma anche per farci sentire ancora dal 1945 il peso del tallone di ferro dei “liberatori”.

Non avevo capito però che questo significasse essere sovranista, mentre avevo iniziato ad averne consapevolezza quando mi sono infuriata per la volontaria abiura dal potere decisionale in materia di scelte  economiche imposto con la sottoscrizione del patto di sudditanza del fiscal compact, e dunque con la rinuncia a una identità statale in favore di una “nazione” superiore, la cui appartenenza impone  l’abdicazione e l’abbandono volontario di prerogative e diritti, ma soprattutto responsabilità. Tanto è vero che da anni l’impotenza e la cattiva volontà di governi trovano un alibi ed una motivazione proprio in quei vincoli che non premettono di “servire il popolo” per dipendere e soddisfare le esigenze di una entità dispotica.

Ed è probabilmente proprio a motivo di ciò che la condanna del sovranismo è trasversale e coinvolge quelli che lo reputano una professione di fede “economicistica”  che si  basa sulla convinzione demiurgica e illusoria che è solo il recupero della sovranità monetaria a poter generare crescita, grazie al ruolo egemone accordato alle banche centrali, alla facoltà di sottrarsi da vincoli monetari anche permettendo la svalutazione delle divise nazionali,  prescinde dall’esistenza di classi sociali e dunque dei possibili effetti redistributivi di queste misure. Ma è abbracciata anche da chi lo interpreta come l’arcaico cascame della Destra nazionalista.

Ora anche quella bambina che gridava ai cortei “Nixon boia” era in grado di capire che c’è poco da fidarsi delle censure teoretiche opposte dagli economisti  verso altri economisti e altre liee di pensiero, avendo a che fare con una scienza dell’improbabile e dell’imprevedibile, quando ogni crisi si verifica come un fulmine a ciel sereno inatteso, che rompe l’equilibrio dell’unica certezza che ispira i premi Nobel e i governi dell’impero, che il mercato si regola e si cura da sé con i suoi meccanismi, che le emergenze e i fallimenti sono l’effetto  di politiche fiscali o monetarie errate, troppo lassiste e permissive.

E quella stessa bambina anche se non era posseduta  dal mito della superiorità morale e sociale dell’Urss  era già consapevole che in mancanza di meglio, che nella improbabilità di una rivoluzione per di più permanente, la sovranità economica dello Stato potesse interpretare e rappresentare gli interessi della classe degli sfruttati,  lottando contro il capitale reo  dell’impoverimento delle classi subalterne e della perdita delle loro facoltà decisionali.

Ma oggi avere questa consapevolezza non è così facile e immediato: troppi danni ha fatto l’ideologia neoliberista in termini di percezione e perfino di semantica. Poteri e competenze dello Stato sono stati stravolti per favorire la sua conversione in entità soggetta alla tirannia e alla vigilanza del mercato, inviso in qualità di esattore e gradito quando svolge pietosa opera di aiuto compassionevole alle imprese e al padronato con sovvenzioni e leggi in favore delle rendite e del profitto, sfiduciato dai cittadini  e ridimensionato anche nell’immaginario  in favore del sovrastato cui è obbligatorio continuare ad aderire, pena l’espulsione dalla modernità cosmopolita che ci regala l’Erasmus, la Tav, i bombardamenti recanti con sé rafforzamento istituzionale e democrazia nelle lontane province che hanno osato costituirsi troppo a ridosso di basi Nato e pozzi petroliferi.

Così si è fatta strada una vulgata che  per sovranismo intende unicamente le istanze di rivendicazione autonomiste su base nazionale (Quebec, Irlanda, Palestina, ecc.),  o la perversa determinazione di un paese a uscire da un contesto penalizzante, dunque sinonimo per l’opinionismo politicamente corretto di impulsi irrazionali e fascisti, tanto che la Treccani ne dà una decodificazione che pare dettata da un guru delle Sardine come di un “atteggiamento mentale caratterizzato dalla difesa identitaria del proprio presunto spazio vitale”, alla pari con altre perversioni del passato sopravvissute solo tra frange psichicamente deboli, comunisti, anarchici, antagonisti persuasi che esista ancora la lotta di classe anche se si muove all’incontrario e che ci si è esercitato intorno per diagnosticarlo come patologia perfino Recalcati, che non perde un colpo nell’indicare come la salute dell’inconscio dipenda strettamente dalla possibilità di addomesticare il capitalismo e addolcirlo purgandolo dalla sua avidità, dalla “febbre della gola” rispetto, cito,  al “carattere ascetico della ritenzione anale”.

Non deve stupire: denuncia ancora una volta l’eclissi del pensiero e dell’azione della sinistra perdente o arresa all’ordoliberismo, arruolata o sgominata dal pensiero unico che consolida la convinzione del carattere di “legge naturale” incontrastabile del capitalismo.

Eppure una “sovranità” che si esprima come volontà di un Paese e del suo popolo non è e non deve essere necessariamente nazionalismo, se parla di autodeterminazione, se la sua distinzione tra interno ed esterno non si sviluppa come xenofobia ma come capacità di disegnare uno spazio del quale il soggetto politico è responsabile, con la facoltà di decidere sulla pace e sulla guerra, sulle alleanze e le ostilità, senza doversi assoggettare a interessi e domini “altri”, annettersi a aree di influenza e intese squilibrate.

Ma ormai sembra che non si possa sfuggire al vassallaggio imposto anche da un sistema giuridico internazionale che legifera ed è vincolante per i soggetti che agiscono sullo scenario globale, tanto che l’Onu si incarica di esercitare azioni di polizia e ingerenze, tanto che tribunali penali internazionali decidono di perseguire i supposti autori di reati sottraendoli ai tribunali dei singoli paesi e facendo esplodere il conflitto tra diritti umani e diritto nazionale e internazionale, aggirando le leggi degli Stati in favore di quelle del soggetto che ha prevalso in qualità di guardiano e giudice.

Il fatto è che la sovranità soprattutto se rappresenta una voce che non vuole essere coperta dalle cannonate, è una cosa seria e non dovrebbe essere lasciata nelle mani né dei mercanti né dei loro commessi  del supermercato globale.


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