Archivi tag: opinione pubblica

Siria, piccole batoste e grandi fermenti

hasakah-702x336Mentre guardiamo golosamente la paccottiglia americana in Tv senza che nessun si preoccupi di avvisare che nuoce gravemente all’intelligenza e al buon gusto, ogni giorno si creano condizioni che possono portare alla guerra globale. In questi giorni poi si è raggiunto il punto di massima tensione con l’abbattimento da parte della contraerea siriana di una caccia di Tel Aviv (distruzione prima negata poi ammessa, assieme alla messa fuori combattimento di un altro velivolo) che stava prendendo parte a un raid contro le forze filo Assad a Palmira e successivamente di un drone israeliano, vicenda che ha spinto il Dipartimento di stato di follia di Washington a dichiarare di stare “riflettendo su attacchi contro l’esercito siriano”. Questo non tendendo in nessun conto la posizione sintetica e chiarissima da parte del ministero della difesa russo il quale ha annunciato già da tempo che verrà abbattuto ogni oggetto volante non identificato in Siria e che i missili S300 e S400 in dotazione alle forze russe non sono in grado di riconoscere la nazionalità degli aerei o dei missili. Come dire in sostanza che se gli Usa vogliono attaccare dovranno farlo a viso aperto non cercando di nascondere la mano, dovranno insomma uscire dall’ambiguità. Infatti il ministero mettendo in cauda venenum, ha aggiunto  “chi pretende che esistano aerei invisibili si espone a grandi sorprese”.

Insomma il livello di tensione è al massimo e l’elastico rischia di spezzarsi. Ma da Mosca viene soprattutto un monito: non pensiate di godere di superiorità così netta da garantirvi l’impunità. Un dato di fatto che i militari conoscono benissimo, anche se la canea della cosiddetta informazione occidentale cerca di nasconderlo a tutti i costi, magari costruendo episodi di fantasia come il fantomatico missile siriano abbattuto dal sistema Arrow in dotazione a Israele, uno spot commerciale che Repubblica ha prontamente pubblicato per controbilanciare gli abbattimenti documentati del caccia e del drone israeliano. Tanto più che nell’estate scorsa un drone russo è riuscito a sfuggire a 2 Patriot di Israele e all’attacco di un suo F 16 gettando gli strateghi Nato nel più grande sconforto.  In queste vicende il silenzio o l’invenzione sono doppiamente giustificati, sia perché non si vuole che le opinioni pubbliche si scuotano dal beato senso di superiorità che le attanaglia, sia perché si tratta di affari: se costosissimi sistema d’arma come quello dei Patriot apparissero urbi et orbi poco efficaci, addio contratti. E vero che nell’ambito degli specialisti queste cose sono ben conosciute, ma è altrettanto vero che è difficile far comprare ai governi armi la cui mediocrità è risultata palese. Questo ci riguarda anche da vicino visto che spenderemo venti miliardi di euro per dotarci di ciofeche come l’F35 le cui carenze in termini di velocità, autonomia, affidabilità, carico bellico e persino ricadute tecnologiche  rispetto ai concorrenti derivano in gran parte  dall’idea di renderlo parzialmente invisibile come da acclusa ossessione Usa.  Adesso sappiano ufficialmente che saranno visti come fossero sotto i riflettori e avremo un caccia praticamente con prestazioni hardware non molto superiori al vecchio e casalingo Amx che peraltro in Afganistan si è rivelato uno dei velivoli più efficaci. Però diciamo che forse lo si sapeva già prima, che non è poi una grande sorpresa e che il mega acquisto oltre ad essere una bella fortuna per qualcuno che ne canta le lodi, è un segno di sottomissione fortemente suggerita. Se poi per far fronte alla inconsulta spesa si deve vendere la Cassa depositi e prestiti, ultimo bastione di autonomia rispetto alla finanza internazionale, che importa.

Ma a parte questo triste capitolo domestico di noncuranza, sudditanza e magna magna è fin troppo chiaro che la frizione è giunta alle stelle e continuerà a crescere visto che i russi stanno prendendo posizione nel cantone di Afrin con l’intenzione strategica di addestrare truppe curde contro il terrorismo ma soprattutto di porsi come protettori del Kurdistan occidentale siriano in alternativa agli Usa, convinti di detenerne il monopolio: un fatto che scompagina completamente i piani americani in Medio Oriente, ma che è allo stesso tempo  il sintomo di una rapida mutazione degli assetti nella regione. Tutti i soggetti in gioco, amici e nemici, stanno comprendendo il vantaggio negoziale che comporta avere a che fare con un competitore degli Usa visto che dopotutto la regione è stata massacrata e violentata proprio a partire dall’avvento del monopolarismo americano e nessuno più si fida del cinismo di Washington. Così l’influenza russa cresce anche al di là delle previsioni e intenzioni iniziali di Mosca rendendo palese il tramonto di un ciclo.

 

 

 


Hic sunt frescones

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ecco, ci siamo fatti un’altra volta riconoscere! Avevano pensato, da quei provincialotti che sono, preoccupati di far vedere il pavimento lustro e le maestranze che tolgono le ragnatele col piumino, dove, come si dice, passa il prete, o Hitler, Obama o la Merkel.

Era successo che un’assemblea dei lavoratori  richiesta nei tempi e nei modi previsti dalla legge e che, il sovrintendente aveva autorizzata,  aveva chiuso fuori dal sito archeologico di   Pompei un certo numero di turisti. Così lo stesso Ministro, che ieri tuonava per la figuraccia che i sindacati avevano provocato al Colosseo, monumento simbolo della Capitale e della “romanità”, aveva riparato, come è d’uso del governo, con un opportuno camouflage, trucco molto in voga anche dalle parti dell’Expo, riaprendo i fretta e furia alle visite un’area fino ad allora interdetta e sottoposta a interventi di restauro istantanei e eccezionali, con giubilo della stampa che aveva gridato al miracolo. Si trattava della “palestra”, inaugurata in pompa magna alla presenza di Franceschini e dei media esultanti. Peccato però che il giorno dopo la festa  la parte restituita al pubblico fosse stata di nuovo chiusa, che  il parcheggio utilizzato dal ministro, molto vicino ai reperti, fosse  stato autorizzato e “allestito” in deroga alla normativa vigente, solo per l’occasione e che quindi il sito fosse stato “restituito”  ma non a tutti,   a uno solo e per una volta.

Per il  Colosseo chiuso ai visitatori per un’assemblea sindacale anche quella ampiamente annunciata e autorizzata, si vede che era più complicato allestire un instant show di quelli che piacerebbero al ministro che li vagheggia e annuncia da tempo, coi gladiatori, i giochi d’acqua, le matrone e i consoli, ma soprattutto coi leoni che, per rispettare le leggi dello spettacolo-verità, si mangiavano gli scioperanti, col premier in prima fila col pollice verso a prestarsi ai selfie. In modo da riguadagnarsi la credibilità del mondo e da offrire una rappresentazione rispettosa della nostra fama di pasticcioni, incapaci, indolenti che risolvono tutto con lo sberleffo, i trucchi, le patacche.

Così si è dovuto accontentare di portare un po’ di provvidenziale acqua al mulino della cancellazione dei diritti e delle garanzie dei lavoratori, di additare alla gogna mediatica e al pubblico ludibrio i famigerati sindacati rovina d’Italia, come non aveva il coraggio di dire nemmeno la maggioranza silenziosa, esautorandoli e mettendoli fuori legge, in modo che Renzi possa fare di più di quello che fece Mussolini, che a lui – ancora con la minuscola, ma è questione di poco – di unico piace solo il partito e il resto è meglio proprio che scompaia.

E d’altra parte come non dare ragione a chi pensa che la fruizione della cultura e del patrimonio artistico siano servizi essenziali e di interesse nazionale? si direbbe anche di più di tanti pronto soccorso, della scuola pubblica, di tutta una serie di strutture per esami diagnostici. E alla pari con tunnel, alta velocità, trivelle in mare. Perché sulla necessità, la crucialità, l’indispensabilità questo governo ha decisamente le idee confuse.

Lo vogliamo aiutare: l’opinione pubblica condanna l’Italia per le condizioni di trascuratezza, abbandono e trasandatezza nelle quali lascia monumenti, siti archeologici, palazzi, opere d’arte. Si stupisce ancora, ed è strano, perché è a conoscenza del fatto che non si siano indirizzate risorse e impegnato investimenti per la tutela e la manutenzione e anche per pagare come meritano manodopera, sorveglianti, organismi di controllo e salvaguardia, malgrado sia proprio il ceto dirigente a proclamare che il nostro patrimonio è una miniera, un giacimento, il petrolio nazionale, che invece vuole andare a cercare sotto il mare. Si rammarica perché per reperire i quattrini necessari non si usino i proventi del gioco d’azzardo, anche le briciole della lotta all’evasione. Si sorprende perché quando i soldi ci sono restano nei cassetti per vari motivi, inadeguatezza, indifferenza, incapacità, irresponsabilità, o perché la fase progettuale e i preventivi di spesa spaziano nell’empireo dei Grandi Eventi, delle Grandi Mostre, dei Grandi Percorsi, dei Grandi Itinerari, quando servirebbe umile e tenace manutenzione, manutenzione, manutenzione. Si meraviglia che il pugno di ferro venga usato coi lavoratori sottopagati, precari, irregolari e non con gli speculatori e i mal affaristi che tirano su villaggetti abusivi a fianco di Pompei, coi mecenati illustri che si aggiudicano meriti, loghi, esenzioni, propaganda e lustro ma non rispettano i patti, con i costruttori che adornano colli e declivi con casette a schiera, con enti locali e amministratori che anche in virtù di leggi ad hoc inclinano verso l’autorizzazione facile, resa ormai legittima da provvedimenti che da un lato hanno avvilito e indebolito gli incaricati dei controlli e dall’altro esaltato il ruolo privato e proprietario.

Ho scritto opinione pubblica, perché invece ai governi che ci rinfacciano vizi e debolezze: l’inettitudine, la spregiudicata inadeguatezza, la boriosa impotenza, la sguaiata tracotanza di questo ceto va benissimo, incontra desideri e propositi di chi vuole cancellare lavoro e diritti per far dimenticare la democrazia, lasciare nell’incuria bellezza e cultura, così si compra a metà prezzo, umiliare cittadinanza e partecipazione in modo da comandare meglio e senza proteste.

Mi viene in mente una barzelletta che spopolava al tempo nel quale si mettevano le basi per la futura endemica disoccupazione: un neo laureato in architettura vede un cartello che suggerisce di presentarsi al Colosseo per un impiego ben pagato. Va e scopre che il lavoro consiste nel mettere la testa in bocca alla belva. Ci pensa, ci ripensa, poi – è disperato – accetta. Lo vestono da gladiatore e lo buttano in pista davanti alle fiere. Una in particolare si avvicina a lui, tremante e “non ti preoccupare”, lo rassicura, “sono un architetto anch’io”.

Ecco architetti, medici, avvocati, giovani laureati e diplomati, cinquantenni incazzati, esodati incolleriti, donne a casa a badare alla famiglia e a fare assistenza dovrebbero a andare a fare da pubblico al Colosseo insieme ai dipendenti dello storico monumento e invitare governo e rappresentanti a consolarci della sorte che ci hanno riservato prestandosi a qualche comparsata. Ci accontentiamo dei circenses, non vogliamo nemmeno il pane. Ma per favore, i leoni siano veri.


Ttip, le nuove frontiere dell’inganno

artwork-satire-cartoonist-pawel-kuczynski-polish-19-0Com’è noto le trattative sul Trattato transatlantico sono segrete e costituiscono perciò stesso una smentita e una  violazione di quella democrazia che da una parte all’altra dell’Atlantico  viene celebrata come il fondamento su cui si legittima ogni guerra o missione di pace. Come diceva Bobbio in una felice definizione, la democrazia è  “il governo del potere pubblico in pubblico” e dunque non convive bene con i segreti e le omissioni che finiscono per soffocarla.

Però i lobbisti e gli oligarchi che stanno discutendo sul Trattato non ci lasciano del tutto a digiuno di notizie: anzi quelle destinate a prendere per il naso le opinioni pubbliche non mancano mai nel menù e vengono anzi raccomandate per la più ampia diffusione. Per esempio qualche giorno fa si è aperta a New York la nona fase di trattative, accompagnata da manifestazioni di protesta in tutto il mondo e persino da una preoccupata lettera del partito democratico ( americano, non fatevi illusioni su quelli nostrani) e per controbattere agli umori sempre meno favorevoli viene fatto sapere con trionfale faccia tosta che il Trattato transatlantico farà aumentare addirittura di 100 miliardi dollari  il Pil complessivo dei Paesi Ue e degli Usa.

Naturalmente non è stata fornita alcuna spiegazione o ragione del perché ciò debba avvenire a seguito della eliminazione  di barriere doganali già bassissime, ma questo non è molto importante perché le persone sono state educate negli ultimi decenni ad aspettarsi asserzioni e non spiegazioni, anzi a ritenere apprezzabili le prime e inutili le seconde. Ciò che importa è che rimanga inchiodata nella mente quella cifra di 100 miliardi che brilla come un fondo di bottiglia spacciato per diamante alla fine del tunnel: il potere è ormai così sicuro di poter aver facilmente ragione dei figli di dei minori come uguaglianza, progresso sociale, solidarietà, welfare, lavoro e dignità da potersi permettere di dire la verità ottenendo lo stesso effetto della bugia.

A questo siamo arrivati. E basta fare un po’ di conti per rendercene conto: 100 miliardi di dollari sono grosso modo il 13% del pil Italiano, sono lo 0,49% del pil dei Paesi Ue   e lo 0, 22% del Pil complessivo Usa + Ue. Un’inezia, una quantità così piccola da non determinare alcun cambiamento pratico e da rientrare nel margine di errore statistico per cui non è nemmeno dimostrabile. In pratica da New York ci stanno dicendo, facendosi beffe di noi, che il Trattato serve a poco o nulla in vista della famosa crescita. Ma ovviamente è necessario al nuovo ordine mondiale multinazionale, guidato dai grandi gruppi attraverso  Washington già titanizzata* (vedi nota) da decenni

Non mi soffermo nemmeno sul fatto che quella cifra di 100 miliardi è pericolosamente vicina ai circa 92 -95  miliardi che costituiscono il surplus commerciale europeo nei confronti degli Usa (e  qui altro che gatta, ci cova una tigre) per cui è molto probabile che anche l’insignificante aumento complessivo sia solo a favore dell’altro lato dell’oceano. La cosa più impressionante è la capacità di creare una sorta di pirandellismo informativo in cui lo stesso dato che dimostra la malafede e l’eterogenesi dei fini, serve da puntello e giustificazione per confondere ed agitare brillocchi davanti ai cittadini. E’ la nuova frontiera dell’inganno.

 

*Nota. Titanizzare assieme ai suoi derivati è colpevolmente assente dai dizionari italiani peraltro solerti come fedeli colf nel registrare e sdoganare qualsiasi anglicismo. Questo nonostante il verbo e l’aggettivo siano di uso comune per definire l’utilizzo ormai massiccio del titanio in leghe, decorazioni, rinforzi, inserti o quant’altro. L’uso che ne suggerisco deriva però dal gergo della fantascienza in questo caso preso da uno dei più celebri romanzi del genere tradotto in italiano con : “Il terrore della sesta luna” (si tratta di una luna di Saturno, ovvero Titano) e felicemente più misterioso del meccanico “burattinaio” originale. Le forme aliene descritte nel romanzo di Heinlein si impadroniscono delle persone dominandone il sistema nervoso, senza che però all’esterno appaia alcun cambiamento o si possano vedere i fili che muovono i loro comportamenti, né arguire il fine degli stessi. Lo trovo un lemma perfetto per definire la mutazione profonda di istituzioni e dinamiche politiche senza però che la forma esteriore muti più di tanto.


La commedia dell’Iran

images (4)Il giubilo che si è scatenato dopo il raggiunto accordo di massima sul nucleare iraniano (naturalmente “storico” per media senza storia) ha qualcosa di patetico e grottesco insieme: è l’espressione di un autismo dell’occidente che sta ormai perdendo contatto con la realtà e che procede dentro una narrazione senza finestre come le monadi di Leibniz. Per l’Iran ovviamente si tratta di una buona cosa perché ammesso e non concesso che gli accordi vadano definitivamente in porto e vengano mantenuti nel tempo,  con la fine delle sanzioni si libera uno spazio economico di 800 miliardi di dollari e uno politico di enorme importanza, ma a noi cosa viene in tasca se non la fasulla  e inconsistente rassicurazione che l’Iran non avrà armi nucleari?

Probabilmente la dichiarazione di accordo arriva in un momento in cui l’Iran fa comodo contro l’Isis e simula una rappacificazione col mondo sciita, mentre i veri alleati degli Usa sono i sunniti e permette pure di controbilanciare in qualche modo il peso dell’Arabia Saudita, amica fin che si vuole, ma da tenere comunque a bada. Difficile calcolare quale sarà l’impatto sul caos a tutto tondo provocato in medio oriente. Ma non è questo il punto: il fatto è che tutta la vicenda iraniana è sostanzialmente priva di senso, una narrazione occidentale e imperiale che assieme a tanti altri eventi collabora ad aumentare l’odio e il disprezzo nei confronti di chi intende essere padrone assoluto. E dunque anche il rifiuto di categorie, idee, libertà, prospettive  che l’occidente stesso sta perdendo e contraddicendo, immerso dentro il pensiero unico e avido delle sue classi dirigenti.

Il cuore della questione è che non c’è alcuna ragione, né c’è mai stata, per la quale l’Iran non potesse avere un proprio programma nucleare secondo i criteri stabiliti e sottoscritti a suo tempo nel trattato di non proliferazione. Anzi quest’ultimo era costruito proprio sulla possibilità dei contraenti di poter accedere liberamente al nucleare per usi civili, senza che il rischio di una possibile estensione delle competenze acquisite al campo militare, potesse essere gestito in maniera strumentale, ipotetica, ostile.  A garantirlo, oltre alla lettera del trattato, era il mondo bipolare vicendevolmente interessato a lasciare nelle mani dei due principali antagonisti la gestione di un precario equilibrio. Ma finito quel mondo e divenuto l’Iran uno stato canaglia a causa della rivoluzione khomeinista, un buon alibi per Israele e una pedina di nequizie per gli Usa, ecco che si è innestata la “grande paura” per la bomba iraniana che da una parte aveva poco senso, ma proprio per questo suonava anche come interdizione tecnologica per tutto il mondo non occidentale. Non proprio qualcosa destinato a suscitare irresistibile simpatia per chi pretende che la periferia del mondo si adegui al modello di modernità dettato da Washington che nel frattempo ha spazzato via anche qualsiasi “deviazione” europea.

Così mentre andavano avanti i colloqui si è fatto finta di credere che i “sacrifici” all’Iran venissero chiesti da una comunità internazionale allarmata, mentre i Paesi non allineati che rappresentano il 70 e passa per cento della popolazione mondiale hanno sempre sostenuto il punto di vista dell’Iran. Un fatto che descrive benissimo l’autismo nel quale vivono le opinione pubbliche dell’occidente e che impedisce loro di comprendere davvero cosa si muova là di fuori e dunque anche di controllare cosa stiano combinando le loro stesse classi dirigenti, se gli interessi che esse portano avanti siano effettivamente le stesse dei cittadini come viene dato per scontato o questi ultimi vengano considerati come pedine da impaurire ed eventualmente sacrificabili.

E’ fin  troppo ovvio che se anche l’Iran avesse armi nucleari non potrebbe che usarle come deterrente, visto che un loro effettivo impiego costituirebbe la propria immediata e totale autodistruzione. Del resto la bomba è posseduta da un Paese assai più instabile come il Pakistan senza che qualcuno ci suggerisca di non dormire la notte per questo. Il fatto è che proprio la capacità di deterrenza iraniana è ciò che Usa e Arabia Saudita non vogliono per evidenti motivi. Mentre a Israele fa ombra anche il fatto che si sia raggiunto un accordo che mette fine, almeno per ora, a una possibile capacità di deterrenza di Teheran.

Ma insomma alla fine è proprio questo tipo di atteggiamento che alimenta uno stato di violenza generalizzata e anche la creazione di una guerra di civiltà utilizzata dalle classi dirigenti occidentali per sottrarre ai loro stessi cittadini la civiltà che si erano conquistati.

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: