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I santini della Brava Gente

s e dAnna Lombroso per il Simplicissimus

O con il Governo o con il Covid! Ormai non c’è fronte sociale o politico, con sullo sfondo il retorico richiamo all’unità nazionale, che non registri una estremizzazione delle posizioni, incarnate da correnti contrapposte, curve e tifoserie rabbiose e brutali. Dopo O con Greta o con gli sporcaccioni, dopo O con Carola o con Salvini, dopo O con il Grande Giornali Unico degli italiani o con Libero, adesso ci tocca anche O con Silvia o con la Santanchè.

A fare le spese del fenomeno in atto è naturalmente il manifestarsi di qualsiasi espressione critica e di dissenso che non voglia arruolarsi nelle formazioni in campo, risucchiate dalla spirale di silenzio imposta a chi teme che la sua opinione difforme da quella della maggioranza, costringa all’isolamento e all’anatema.

Quindi anche oggi, siccome si rende necessario premettere a ogni affermazione l’esibizione di referenze che certifichino l’appartenenza al consorzio civile e il rispetto del politicamente corretto, dichiaro la mia soddisfazione per la liberazione di Silvia Romano, tornata a casa salva e sana, almeno fino a che non è stata sbaciucchiata dal festoso assembramento governativo.

Inoltre affermo che, dopo aver contribuito nel corso di altra trattativa al salvataggio dei mercenari criminali adibiti alla tutela di interessi provati con salario pubblico, non mi indispettisce più di tanto il pagamento del suo riscatto, dichiaratamente destinato a finanziare la corsa agli armamenti di cellule terroristiche, anche se al tempo stesso non mi consola l’invito che viene da più parti a ricordare che imprese pubbliche e private italiane, con l’appoggio dei governi che si sono succeduti, lo fanno già in forma legale.

Aggiungo che penso che la sua conversione appartenga a una sfera  di convinzioni e emozioni squisitamente personali, malgrado sia stata oggetto di una ostensione pubblica orgogliosa che turba la mia fiera militanza laica, e che a motivo di ciò, quale che sia il suo percorso spirituale, credo che non debba essere sottoposta a condanne per abiura. Anche se l’appassionata difesa che ne fa l’Avvenire consolida il sospetto che anche questo verrà usato per riconfermare il rilancio della triade Patria, Famiglia e Dio, talmente auspicato che qualsiasi Dio va bene pur di irrobustire l’ideologia imperante, quella dell’amore che deve vincere su tutto per contrastare il conflitto, si, ma quello di classe.

Penso lo stesso per l’esibizione del suo abbigliamento “etnico”, che non giudico, alla pari dei falpalà o dei bikini delle ministre in carica o ex,  pur rilevando con un certo disappunto che oltre a destare l’ammirazione di una leader delle sardine che lo ha paragonato a quello della Madonna, ha riscosso il solidale consenso di femministe che vedono nella cooperatrice una icona del riscatto delle donne, come se la dichiarata affiliazione a una fede “altra”, compresa l’accettazione di regole e “divise”, ne attenuasse l’evidente incompatibilità con le istanze di liberazione delle donne dai comandi di una religione e una tradizione patriarcale

Ciò premesso mi sento autorizzata a dichiarare che alla nausea che mi suscitano le becere insinuazioni e l’accanimento particolarmente denigratorio esercitato nei confronti di questa giovane donna,  si accompagna il fastidio per l’ipocrita consacrazione a incarnazione dell’Italia Migliore.

Definizione questa che ormai viene impiegata per chiunque possa esibire una patente di “innocenza” incontaminata, anche e soltanto grazie alla giovane età, come nel caso di Greta, delle sardine, delle altre cooperatrici che sono state ostaggio negli anni passati, forse imprudenti, forse mandati allo sbaraglio senza garanzie e protezioni, forse influenzabili oltre che generosi, forse posseduti da spirito d’avventura, come è naturale siano i ragazzi, soprattutto quelli che quando non fanno volontariato stanno a casa con mamma e papà, che  collezionano master, ma fino a trent’anni e più possono permettersi di vivere nel limbo grigio dell’attesa di un lavoro che corrisponda ai loro talenti.

E’ infatti il culto, spontaneista fino all’avventurismo, del volontariato a ispirare e appassionare chi vuol riconoscersi nell’Italia Migliore, non a caso professato, a vedere i dati dell’Istat, soprattutto nelle regioni dove si vota Lega, in quelle che reclamano maggiore autonomia per lasciar spazio all’iniziativa privata anche per quanto riguarda l’assistenza e l’aiuto umanitario, quelle delle case di riposo, intendendo anche quello eterno,  quelle delle cooperative, comprese quelle di Buzzi,   per la gestione dell’invasione, dove sindaci bipartisan con il consenso dei cittadini che li riconfermano, hanno anticipato il distanziamento, discriminando sui bus, nei giardinetti, nelle panchine, nelle mense scolastiche.

Ma guai a parlar male del Terzo settore, di Ong e volontariato, malgrado contribuiscano attivamente  alla demolizione del welfare nel quadro del “capitalismo sociale”, che raccomanda il ricorso al benigno potere sostitutivo dello Stato in favore di nuovi soggetti e istituti che solo nominalmente  negano la natura privatistica, quando qualsiasi autorità sottratta al controllo pubblico diventa automaticamente privata.

Guai, perchè non a caso  si può stare così dalla parte giusta con il semplice invio di un bonifico per l’adozione a distanza, che ha appunto la qualità della lontananza, ma al tempo stesso partecipare a piccoli pogrom contro i rom che rubano e puzzano, manifestare contro l’arrivo di immigrati, gravide comprese, perché ciondolano in giro offendendo il decoro e renitenti a prestarsi al lavoro dei campi.

D’altra parte che l’aiuto umanitario possa anche essere un business (pare che il giro d’affari dell’umanitarismo valga oltre 150 miliardi dollari l’anno) non l’ha capito solo il Mondo di Mezzo di Mafia Capitale, se arguti economisti hanno denunciato che fa parte della “debitocrazia” la promozione di un microcredito “peloso”,  di quel business molto attivo in Asia, Africa e America Latina che vede impegnate  ONG internazionali e locali connesse con multinazionali finanziarie, che da noi vede il coinvolgimento di banche come Intesa-San Paolo, ma pure la Conferenza Episcopale e la Caritas impegnate nel Prestito della Speranza, un fondo che “presta”  soldi  a  famiglie o a  “microimprese indigenti” immettendole nel circuito finanziario  e favorendo il loro indebitamento grazie a iniziative “imprenditoriali” improbabili e destinate al fallimento.

E si spiega così il successo di certe personalità, incrementato proprio in questi mesi dalle campagne “salutiste”, che dimostrano la potenza condizionatrice delle multinazionali della carità e della filantropia che anestetizzano dai sensi di colpa occidentali influenzando le politiche internazionali fuori da ogni controllo democratico per impedire la formazione di movimenti uniti da obiettivi comuni, nel Terzo Mondo e nei terzi mondi interni.  Qualche tempo fa sono stati resi noti documenti riservati del Fondo monetario internazionale  e della Banca mondiale in merito alle loro “operazioni” nei paesi sottosviluppati per imporre le loro strategie liberiste, sulla falsariga dei   “piani di aggiustamento strutturale”, sostenute da pratiche speculative, correttive e di attacco alle istituzioni parlamentari e democratiche, niente di meno  da quello che fa l’Unione Europea cui l’Italia Migliore continua a dedicare il suo incrollabile atto di fede.

E infatti è  quella stessa Italia Migliore che va in piazza contro Salvini ministro o ex ministro, ma ha guardato con un  certo  compiacimento al realismo del suo predecessore che ha autorizzato la paura del “diverso”,  integrando la xenofobia nella generale criminalizzazione degli ultimi per rassicurare i penultimi.

E’ l’Italia Migliore che pensa che questo sia il miglior governo possibile malgrado il tacito rinnovo degli accordi italo- libici del 2017,  che sancirono la complicità italiana con le torture ed i lager libici e di cui si hanno, da tempo, inconfutabili evidenze e prove sostenute dall’Onu, l’Esecutivo che suffraga la decisione dell’Ue di sospendere la sia pur discutibile missione Sophia che svolgeva  le attività di pattugliamento nel Mediterraneo, lasciando mano libera alla famigerata Guardia Costiera, mentre già si impediva il soccorso in mare alle Ong e quello che ha mantenuto inalterato l’impianto repressivo dei decreti sicurezza, perché facciano da cornice alle misure di eccezione di questi mesi. Quella che ritiene che l’Islam sia un credo e una progetto statale incompatibile con la democrazia, una fede da confinare nelle cantine, a meno che non sia professata dagli emiri del Qatar che si comprano le squadre di calcio e le coste sarde, dove c’è davvero una Italia Migliore che lotta come i No Triv, i No Tav, i No Muos, messa a tacere, nascosta come una vergogna perché ricorda una libertà della quale non si sa godere.

Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io, recita un detto antico che sicuramente vale  per tutti gli dei e che è consigliabile valga anche per chi vuol mettersi al servizio degli altri e dunque anche  della verità, della ragione, della giustizia.

 

 

 

 


I commedianti

escgAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ci voleva poco a immaginarlo. Salvini,  – l’incarnazione selvaggia dell’oligarchia che ha bisogno della sua maschera barbarica per non far vedere le due  facce signorili e ben incipriate delle due zarine d’Europa che già oggi ci hanno dimostrato che il film greco anticipato da innumerevoli trailer  è  in programmazione sui nostri schermi, ha vinto la sua battaglia. 

Non capisco come ci siate cascati eppure dovevate saperlo che da discreto doppiogiochista alla fine si sarebbe aggiudicato la partita contro il  Rotary umanitario ed europeo: ha fatto la voce grossa, ha buttato un po’ di bracioline nelle fauci del popolaccio leghista, ha berciato contro i giudici rossi proprio come i fan di Lotti e Renzi berciano contro quelli verdebruni, ha strizzato l’occhio alla Merkel facendo  fare bella figura a lei a a due o tre carolingi in veste di tardivi solidali  che si sono divisi il pacchetto  solidaristico  dei 42,   in modo che siano poi autorizzati a rispedire indietro quelli che fortunosamente arrivano con altri mezzi,  come a lui non è concesso di fare moralmente per indole e legalmente per via di trattati che condannano i profughi a stare dove nessuno li vuole per superiori ragioni geografiche.

Così  ha confermato alla fortezza Ue che fa come Ue impone, che  mostra i denti ma non morde anzi mangia dalla sua mano ben contento che Schengen lo metta in condizione di collocare in vetta alle emergenze locali l’esodo epocale, l’invasione, il rischio terrorismo indotto, il lavoro e le case rubati

Che tanto c’è un indecente concorso  di soggetti insospettabili pronti a suffragare le sue tesi da parte  solo apparentemente opposta:  decisori e pensatori che  hanno impersonato  il totale fallimento delle politiche di integrazione e delle narrazione  del multiculturalismo,   confinando la “feccia” dove merita  e dove la meritano, nei ghetti periferici lontani da Prati e San Babila e pure da Capalbio,  che hanno spinto i ceti popolari impoveriti dalla crisi e tacciati di ignoranza e razzismo  a coagulare la loro rabbia contro le scelte austere e neoliberiste  intorno all’estremismo destra. Cosicché c’è poca differenza tra chi li vuole lasciare in balia delle onde o rimandare a casa loto  e chi ci invoglia a accoglierli tutti  subito per mettere a disposizione degli stessi padroni, loro e di Salvini, un esercito disordinato e impoverito di forza lavoro a basso prezzo, pronta a qualsiasi mansione per uscire dai lager amministrativi nei quali sono reclusi, in competizione con quella nostrana, quel terzo mondo interno  ormai ugualmente ricattato.

Il fatto è che ci siamo  convinti di godere delle formidabili opportunità di esprimerci, comunicare, informarci e informare offerte dalla  rete e invece siamo precipitati nella spirale del silenzio disincentivati dall’esprimere apertamente e riconoscere a noi stessi la facoltà di avere e dire opinioni che percepiamo essere contrarie non alla maggioranza, più o meno afasica, ma dellestablishment, di ceti acculturati se privilegiati che impongono regole sociali e un’etica  privata  come  fosse coscienza comune.

Così è stata legittimata la rimozione  della partecipazione a imprese belliche di  “esportazione della democrazia” e di “rafforzamento istituzionale” quando abbiamo dimostrato ni non saper fare nemmeno la più modesta manutenzione dei quelle nostrane, che hanno coperto le più infami avventure coloniali di eserciti e industrie, proprio quella che provocano la fugai popolazioni da luoghi di morte,  fame e sete, cui si dovrebbe rispondere con interventi pietosi e caritatevoli. Così   è stata promossa la conversione  dei fenomeni del cambiamento climatico prodotti da uno sviluppo insensato, da consumi indotti dissipati, nell’effetto di comportamenti collettivi irrazionali cui si deve mettere riparo con azioni volontaristiche e personali.  Come vuole l’impalcatura ideologica dei due fronti che si sono creati grazie a un finto antagonismo che nasconde invece la stessa militanza sotto la bandiera del totalitarismo economico e finanziario. 

Così per essere antifascisti basterebbe scaricare l’infamone all’Interno perchè mostra i muscoli contro i profughi e richiedenti asilo, mentre pare faccia comodo tenerselo come alleato per la realizzazione dell’alta velocità, delle trivelle, per concedere impunità perenne ai padroni di ieri e oggi dell’Ilva, per dire si si padroni agli imperativi europei, nella festosa confusione creata da quando abbiamo rinunciato alla sovranità economica per paura di diventare sovranisti, da quando  viene definito populismo da biasimare la reazione del popolo contraria alle scelte dei governi e alla lotta mossa contro i plebei dagli oligarchi.

Già oggi si consuma un’altra tragedia che prenderà la forma di una atroce commedia della parti: la nave Alex con 54 migranti a bordo è al largo di Lampedusa e è cominciato il prevedibile braccio di ferro tra Salvini che si avvale degli accordi con la Libia stretti dal predecessore sotto forma di nuova cooperazione con l’Africa e a sostegno delle nostre imprese che portano progresso, sfruttamento e corruzione, e le Ong che sostengono che le condizioni dei profughi nono permettono di accogliere l’invito del governo di Malta. Nessuno può ragionevolmente pensare che non si debbano salvare quelle  persona, anche così ridotte a 54 numeri 0 come i 42 della Sea Watch dei quali non sapevamo e non sappiamo nulla.

 Non vincono mai i migranti, anche stavolta avranno o vinto Salvini e le Ong sia pure su fronti apparentemente opposti, perchè la spirale del silenzio ha convinto tutti che i problemi della nostre vite sono nelle mani di soggetti privati, siano le grandi potenze mai abbastanza grandi da non rispondere  a interessi padronali e imperialistici, che confezionano leggi nel chiuso di grandi studi legali internazionali pagati da multinazionali, o siano le Ong, qualcuna trasparente qualcuna meno indipendente, che hanno persuaso che carità e beneficenza, contraccambiate da generose compensazioni fiscali e ritorni di immagine, siano le degne sostitute dello Stato cui paghiamo le tasse, della solidarietà che così siamo esentati dall’esercitare concretamente, dell’umanità che ricordiamo solo come parola magica da mettere a margine della foto sul profilo di Facebook.


Battaglie navali in un bicchier d’acqua

seawatch.jpgAnna Lombroso per il Simplicissimus

Pur non essendo, a differenza del popolo dei social, un’esperta di diritto della navigazione, nemmeno di diritto comunitario, che rappresenta ormai un ossimoro per l’acclarata incompatibilità tra giustizia ed Europa, mi permetto di offrire un consiglio disinteressato al ministro Salvini. Invece di speronare la Sea Watch come fece la Marina Militare con la  Katër i Radës, durante il blocco navale imposto dal Governo Prodi, mandi le nostre motovedette, imbarchi i disperati finora costretti dalla intrepida skipper a vagabondare per i mari, e una volta giunti in porto non li sottoponga alle procedure di identificazione permettendo che raggiungano le mete desiderate in giro per il continente, riunendosi a familiari e amici là dove avrebbero desiderato recarsi, compresi i minacciosi terroristi che avrebbero scelto queste vacanze / avventura invece di raggiungere con comodi aerei di linea, pericolose seconde generazioni di immigrati in ottimi rapporti con servizi segreti locali tanto da vivere e agire indisturbati. 

L’Italia così non sarebbe più il Paese di primo arrivo, i migranti, compresi quelli che ogni giorno sbarcano sulle nostre coste in barba ai divieti e ai controlli, non verrebbero registrati nel Sistema Schengen e il reprobo acquisterebbe una rinnovata credibilità da autorevole e sorprendente disubbidiente all’Europa, proprio come aveva promesso di fare in passato, alla Bossi-Fini, alla Turco-Napolitano, alla Martelli, alla Maroni e pure alle circolari del predecessore. E sia pure per un po’ si metterebbe qualche ostacolo sul cammino del processo di “grecizzazione” cui viene sottoposto il nostro Paese, anticipato da tutta una serie di trailer dell’horror che si prepara per noi, se pensiamo anche alla generosa elargizione erogata a Erdogan perchè respingesse con la dovuta efficacia i profughi giunti via mare o via terra, ricacciandoli in Grecia dove dividono gli stenti dei locali con la inevitabile maggiorazione, a Lesvos e in altri lager infami.

Lo so, il ministro non tirerà fuori quelle palle  che in questi giorni sono state attribuite entusiasticamente a Fraulein Carola e non seguirà il consiglio, Così come non lo seguiranno tutti quelli che usando il voi invitano gli altri e “restare umani” se raccomando loro non di restare, ma semmai di diventare umani oppure, se proprio non ci riescono, a conseguire qual minimo sindacale di bon ton previsto dal processo di civilizzazione avviato da qualche secolo che evita che si smembrino le carcasse della cacciagione a tavola, e che aveva messo fuori legge la schiavitù,  finchè, anche grazie alle conquiste del progressismo, non è stata autorizzata sotto altri nomi.

Potrebbe cominciare proprio la corsara che ha rivendicato di essere tedesca e che in piena osservanza degli usi delle autorità del suo Paese  preferisce che i disperati non violino i sacri confini germanici e nemmeno quelli di province care al cuore. della quale non abbiamo in passato conosciuto azioni altrettanto spettacolari contro la Nato e le guerre che hanno provocato quegli esodi epocali che ora hanno smosso la sua coscienza. Nè ci è noto che da donna acculturata e cosmopolita abbia deplorato la sceneggiatura secondo la quale donne bianche, tedesche, evolute sarebbero state sottoposte a molestie e violenze per mano straniera una notte di capodanno peggio che in una qualsiasi Oktoberfest, in modo da suscitare lo sperato sdegno.

Dovremmo aspettarcelo da quelli che hanno messo sul profilo oggi la sua foto ieri quella di Lucano, stando belli stesi sull’Ultima Spiaggia di Capalbio, in qualità di élite che vuole tutelare un territorio unico raccomandando l’indesiderato concentramento in periferie già squallide e dunque abituate alla bruttezza, dai sindaci che hanno plaudito al decoro di Minniti già prima di quello del successore, per non dire di primi cittadini molto popolari che hanno indirizzato i richiedenti asilo negli accampamenti rom in modo da accendere qualche salutare miccia prodromo di un risolutivo pogrom. Ah me lo aspetto anche dalle quote rosa che pensano a un riscatto promosso e simboleggiato dalla muscolosa marinaretta che ha spupazzato per giorni chi ha lasciato case e affetti e memorie in crociera coatta, o dalle pie dame che hanno scoperto l’accoglienza targata Forza Italia o Pd sul red carpet delle navi delle Ong, dimostrando che la soluzione privatistica è la prediletta da chi non si assume responsabilità nè del passato, nè dell’oggi, nè del futuro.

E dovremmo esigerlo da chi ha scoperto il suo antifascismo perchè è contro Salvini, gretto, maleducato, inappropriato, volgare e aggressivo, proprio un Farinacci con la stessa passione per le divise, mentre ha lasciato correre i tentativi di golpe trascorso, l’autoritarismo degli esecutivi che hanno limitato il potere del parlamento e avvilito la volontà popolare, la cancellazione dei diritti che oggi affida alla tutela interessata di una giovannona d’arco, lo smantellamento dell’edificio di garanzie e conquiste del lavoro, la corruzione e il familismo, la consegna di territorio e beni comuni ai potentati al servizio dell’impero.

Se è questo restare umani, meglio i lupi che almeno conoscono la solidarietà di branco.


Medicine e marines: due mondi si scontrano in Venezuela

barco-mercancias-696x350Ieri nel porto di La Guaira, in pratica un ‘estensione di Caracas, è arrivata una nave che ha scaricato quasi 1000 tonnellate di medicinali e materiale sanitario offerto dalla Cina, da Cuba, dall’organizzazione panamericana per la salute (Paho), suscitando grottesche  critiche riguardo all’ “interferenza” costituita da questa azione. Apparentemente può sembrare che vi sia una totale incongruenza tra queste azioni umanitarie e la tesi dell’ingerenza, visto che la mancanza di medicine è uno dei pretesti usati per demonizzare il regime di Maduro e impadronirsi del Venezuela: ci si dovrebbe teoricamente rallegrare per questo sostegno che allevia le sofferenze del popolo che stanno così a cuore a Washington. Ma visto che questa carenza, assieme a quella del cibo è precisamente dovuto agli embarghi e ai sabotaggi coordinati essa è perfettamente coerente con la occidentalis vergogna. In compenso i vascelli  che battono bandiera americana o inglese trasportano uomini armati fino ai denti pronti a sbarcare sulla costa venezuelana e “liberare” il Paese: nel Mar dei Caraibi è arrivata nei giorniMount bay scorsi la nave da sbarco britannica Mounts Bay con a bordo il 40° reparto dei Royal commando, ( il primo ad entrare in Irak tanto per la cronaca) ufficialmente per un’operazione di contrasto al traffico di droga, ma di fatto agli ordini dell’ US SouthCom. Così non contenta di aver rubato l’oro del Venezuela Londra manda i suoi uomini, in difesa della democrazia, ben s’intende.

Ma sarebbe ingiusto dire che anche l’occidente non si dia da fare con gli aiuti: il miliardario britannico nonché famigerato filantropo Richard Branson, padrone della Virgin Group, ha organizzato l’ennesimo concerto Live – Aid questa volta al confine tra Venezuela e Colombia per aiutare le popolazioni. E a questo proposito è interessante vedere che cosa ne pensa Roger Waters, la mente dei Pink Floid che in un video demolisce le buone intenzioni di questo padroncino delle ferriere ( qui). Del resto si sa bene bene come queste iniziative così caritatevoli servano ad incanalare soldi nei conti bancari degli organizzatori mentre solo gli spiccioli servono per fronteggiare i disastri umanitari per i quali si chiede l’obolo come è accaduto per i progetti di distribuzione dell’acqua in Africa. Tutto questo fa parte di un vasto sistema che attraverso il pretesto umanitario è funzionale  soprattutto a incamerare soldi e/o a creare cavalli di Troia per la geopolitica, Basta vedere cosa è successo ad Haiti, dove dopo il terremoto la Croce rossa Usa raccolse offerte per 500 milioni di dollari che sono serviti alla ricostruzione di ben 6 case per i senzatetto, anche se una parte consistente di questi denari sono stati dirottati per attenuare l’impatto mediatico sia dell’epidemia di colera scoppiata proprio per la noncuranza e la disorganizzazione negli aiuti, sia degli stupri di bambini ad opera dei soccorritori. Del resto tutte le donazioni provenienti dagli altri Paesi e raccolte da tutte le ong umanitarie sono state abbondantemente saccheggiate, comprese quelle italiane, come le cronache raccontarono a suo tempo.

In queste due navi, quella con le mille tonnellate di medicinali e quella con chissà quante bombe e marines pronti a scattare si condensano tutte le differenze tra un mondo nascente e un impero in declino le cui classi dominanti sono ansiose di mettere le mani su tutte le risorse possibili per poter far funzionare la macchina che garantisce il loro potere  la loro permanenza.


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