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L’Istat conferma a sua insaputa l’inutilità delle segregazioni

Le scienze cognitive hanno dimostrato che nulla come i numeri può essere soggetto ad interpretazioni perché il modo di mostrare  impacchettare dati è determinante nel suscitare sollievo o paura:  così è da marzo che l’Istat, ovvero l’istituto statistico alle dirette dipendenze del governo, cerca di mettere le cose nel modo più favore alle tesi pandemiche e dunque alle misure dell’esecutivo. I dati della mortalità fino al 31 agosto recentemente usciti ci parlano di 37 788 morti in più nei primi 8 mesi di quest’anno rispetto al quinquennio precedente. Visto che i Comuni presi in considerazione sono circa circa 7000 e ne mancano poco meno di mille al totale ancora non sappiamo a quale parte effettiva di popolazione si riferiscano perché se mancassero le grandi città ci sarebbe un problema di campionatura e se, per esempio, fossero stati esclusi quei centri urbani dove la mortalità è complessivamente diminuita( come è accaduto in rilevazioni precedenti) ci troveremmo di fronte a ben più che a una semplice presentazione favorevole a una tesi.

Ad ogni modo anche in questa nuova infornata di dati il riferimento è sempre alla media di mortalità dal 2015 al 2019, il che sarebbe corretto se volessimo evidenziare una tendenza, ma è del tutto fuorviante se dobbiamo misurare l’incidenza e l’entità di un evento eccezionale come la pandemia dal momento che la mortalità varia moltissimo di anno in anno e prendere la media significa nascondere il fatto che questo numero di morti in più a causa del Covid rientra nella normale oscillazione. Per esempio nel 2015 si sono avuti 49 207 morti in più rispetto rispetto al 2014, senza che nessuno se ne sia nemmeno accorto o abbia proposto qualche spiegazione, mentre nel 2017 si sono registrati 33 800 morti in più rispetto al 2016.  E’ vero che queste sono cifre annuali e non basate su otto mesi, ma va anche detto che la maggiore incidenza di mortalità si ha nel periodo da gennaio a maggio e dunque sono assolutamente significative di una assurda sopravvalutazione della cosiddetta pandemia e il fatto che essa sia stata gestita politicamente non come problema sanitario.  La cosa davvero interessante, ma ovviamente taciuta è che il tasso di mortalità tendenziale è costantemente cresciuto nell’ultimo ventennio in ragione inversa alla diminuzione dei fondi destinati alla sanità, alla cancellazione di ospedali e alla liquefazione della medicina territoriale. Messa così si vede benissimo come le misure di contenimento e la sceneggiata mortuaria non solo non abbiano alcuna ragione di essere in relazione alla cifre, ma nemmeno hanno alcun contenuto etico visto che si è fatto di tutto negli anni precedenti  per sottrarre ai cittadini il diritto alla salute.

A parte questo, a parte la casualità delle risposte al tampone, a parte le diagnosi di decesso da Covid anche in caso di altre malattie terminali, che fruttano agli ospedali e ai medici contributi addizionali, a parte i sospetti sull’azione delle vaccinazioni antinfluenzali, dobbiamo domandarci quanta parte di questa mortalità in più è stata causata dal Covid in sé, quanta dalle terapie sbagliate, quanta dalla folle strategia di concentrare i soggetti a rischio in ospedali e case di cura, spesso tenute malissimo e che a livello mondiale costituiscono i due terzi di decessi attribuiti al Covid,  quanta all’assenza di assistenza domiciliare resa più difficile dai lockdown oltre che  dalla “liquefazione” degli stessi medici di base e quanta alla caduta verticale di assistenza sanitaria per le altre malattie non più curate e trascurate dagli stessi pazienti terrorizzati dalla possibilità di contrarre il virus. In ultimo dovremmo poter anche misurare l’incidenza dello stress e dell’isolamento: per esempio ci sono stati quasi 10.000 morti extra inspiegabili tra le persone con demenza senile in Inghilterra e Galles ad aprile,  per il grave impatto dell’isolamento sociale sulle persone in questa condizione, la riduzione delle visite familiari e quella delle terapie essenziali. Di certo sappiamo che è aumentata la mortalità per cancro e che in questo caso le mancate terapie o i mancati interventi si faranno sentire anche nei prossimi anni, sappiamo che le morti per infarto sono quasi triplicate, senza parlare di tutte le patologie gravi a carico di persone anziane che possono essere state aggravate fino all’esito finale dalle segregazioni e dal caos sanitario. E si sono moltiplicati anche i suicidi.

Ma a questo punto bisogna introdurre un dato fondamentale che si può scoprire solo scartabellando le tabelle excell, perché i dati dell’Istat, sul campione preso in esame mostrano una netta diminuzione della mortalità nella fascia da 0 a 74 anni, con 10 mila morti in  meno, mentre rilevano un deciso aumento dai 74 anni in su che di fatto assorbe tutti decessi extra. E alla luce di questa differenza veramente importante  dovremmo finalmente chiederci che senso abbiano avuto e abbiano  le “misure” distruttive per l’economia e la scuola prese sinora, che coinvolgono essenzialmente la parte attiva della popolazione la quale tuttavia dal Covid non ha nulla da temere visto che la mortalità tra di essa è persino diminuita. Si comincia a capire perché si sono avuti meno morti proprio dove si è preferita la normalità alle carcerazioni domiciliari e magari non ci si è fatti prendere dal panico finendo non per tutelare, ma per travolgere le persone anziane. Cosicché i sedicenti “salvatori” potrebbero tranquillamente essere visti anche come assassini preterintenzionali.


Perseverare è diabolico

37e66b249cd8328b0c1184920d315229Da un  mese i poteri politici e quelli grigi delle società occidentali sono in allarme: una volta allentate le segregazioni da Covid l’economia ha mostrato una rapida ripresa iniziale che tuttavia non è proseguita , si è ben presto fermata senza accennare a riprendere i livelli precedenti, anzi tendendo piuttosto a flettere di nuovo. E  così vi sono stati dei ripensamenti sulla strategia della paura, soprattutto sull’incertezza sparsa a piene mani riguardo alla possibilità di un ritorno alle chiusure e alle segregazioni che era stato l’arma segreta per propinare vaccini non sperimentati, quasi certamente del tutto inefficaci o forse addirittura nocivi: perciò si è corsi ai ripari allentando un po’ il piede sull’acceleratore. La Merkel ha fatto sapere che non ci saranno più segregazioni anche a fronte di un ritorno del virus, altri imbonitori della scienza sciamanica si dimostrano più ottimisti, mentre in Usa, Fauci maggiore esponente della fazione vaccinista collegata a Gates comincia ad essere messo sotto accusa da più parti, anche dentro lo stesso comitato del Covid .

Volendo riassumere in poche parole la situazione da una parte si cerca di frantumare l’incertezza diffusa nel tentativo di far riprendere l’economia, con la promessa di un futuro più libero anche in presenza del virus. Questo però presenta un bel problema: potrebbe far nascere dei forti sospetti riguardo alla gestione detentiva attutata per tre mesi filati, decretando la morte per un numero incalcolabile di piccole attività,  e così l’allentamento si lega in maniera indissolubile anche alla caparbia conferma della narrazione pandemica che si è dipanata in primavera e sulla quale pesano, almeno in Italia, anche i numerosi errori sanitari commessi. Perciò dentro questa nuova strategia  comunicativa l’Istat e l’Istituto superiore di Sanità – che lo ricordiamo sono organismi governativi con tutto quello che ne consegue – hanno tirato fuori un documento nel quale si asserisce che il Covid è la causa del 90% di quei 35 mila decessi che gli si sono attribuiti, rimangiandosi così tutto quello che avevano detto prima. Che ne è stato dello studio del 26 maggio in l’Istituto superiore diceva che su 3032 decessi solo 124 erano da attribuire al Covid? Siccome statisticamente proprio non esiste occorre chiedersi se sbagliava allora o sbaglia oggi. E a proposito di statistiche che fine hanno fatto le parole del presidente dell’Istat il quale aveva dichiarato che a marzo dell’anno scorso erano morte “più persone per malattie respiratorie che quest’anno per Covid-19”.  Cosa non si deve fare per campare e per conservare le poltrone, per rimanere nel circolo della fiducia governativa. Senza dire che tutto questo viene asserito in presenza di un divieto sostanziale di autopsia.

Ad ogni buon conto se quanto oggi dicono i due istituti ad esclusivo favore di media e della politica della paura fosse vero, allora bisognerebbe che vi siano 35 mila morti in meno di cancro, malattie cardio vascolari, infezioni ospedaliere, il che non è vero, mettendo così a nudo il carattere truffaldino del documento che tuttavia acquista le stigmate  della scienza verso un’opinione pubblica non più in grado di discernere il grano dal loglio e totalmente in stato di confusione.  Del resto in mancanza di protocolli precisi qualsiasi decesso può essere attribuito alle infezioni opportuniste che negli organismi debilitati sono quasi sempre la causa diciamo occasionale di morte. Infatti nel 2015 i morti per influenza furono più di 50 mila, senza che nessuno se ne accorgesse, per non parlare dei quasi cinquantamila italiani vittime ogni anno di infezioni ospedaliere, strage direttamente collegabile ai tagli della sanità e ai risparmi sulla salute.

Ma molti non vedevano l’ora di dissolvere i loro dubbi che sentivano così contrari al bon ton della responsabilità a dimostrazione della grande difficoltà della sinistra ad affrontare i propri tabù e della facilità a credere se questo permette di non ripensare il campo amico – nemico e prendersela banalmente con Trump invece di capire come e perché l’ingiustizia sociale venga data per scontata e sia stata completamente sostituita col concetto di discriminazione. Sarebbe interessante analizzare le ragioni  per cui un concetto tipico della destra venga elevato a punto focale della politica Ma non sono che le vicende terminali di una sinistra di relazione per cui amica veritas sed magis amici miei. Fatto sta che sempre l’Istat – in un territorio meno esposto ai riflettori della propaganda – ci dice che le misure anti covid hanno accentuato le divisioni di classe e di reddito nella società italiana, e tuttavia anche laddove ci si aspetterebbe una reazione a questo nuovo falò della disuguaglianza  continua a prevalere una mediocre  lettura tecnico sanitaria, tra l’altro condotta su dati totalmente inattendibili, che dimostra la sottomissione ai criteri della tecnocrazia neo liberista.


Virus, danno i numeri

dare-i-numeri-1Oh i numeri, la struttura del mondo fin dai tempi di Pitagora e del suo teorema che disgraziatamente era già stato formulato in India da Baudayana tre secoli prima senza che però la cosa sia mai stata presa in considerazione. Tuttavia i numeri bisogna saperli leggere altrimenti possono diventare la base di qualsiasi fantasia o narrazione ingannevole, compresa quella di una terribile epidemia da sfruttare per la  lotta di classe al contrario passando dallo stadio di crisi sanitaria per diventare  crisi economica, crisi finanziaria e in definitiva crisi sociale che si va a sostanziare anche nello sdoganamento di controlli capillari dei cittadini, dei loro movimenti, delle loro idee e dei loro contatti. Cosa per la quale – tanto per fare un esempio –  già da tempo Google e Microsoft hanno annunciato la realizzazione di un sistema di controllo via cellulare per scansionare i movimenti degli “infetti” ma anche dei loro contatti, idea subito accolta nelle sue accezioni più primitive e più spontaneamente fasciste dai più dementi tra i ducetti italiani della crisi che in maniera molto più primitiva . Per ottenere questo scopo bisogna ovviamente usare a piene mani il terrore e in sostanza enfatizzare sia la presunta origine del virus, ossia la Cina, sia la catastrofe che incombe per sparigliare il mazzo di carte non esaltanti in  mano all’elite. Insomma far saltare il tavolo con un trucco per non perdere.

In brevissimo tempo, anzi in men che non si dica il Covid è saltato dalla Cina all’Italia che è diventata il maggior serbatoio mondiale di contagio oltreché il Paese con in assoluto il maggior numero dei decessi e una mortalità decine di volte superiore a quella di altri Paesi come Svezia, Germania, Corea e la stessa Cina. Tutte cose piuttosto singolari che dovrebbero indurre i cittadini a riflettere sulla tenuta del sistema sanitario e sulla sua qualità della risposta piuttosto che su provvedimenti uccidi economia come la parziale segregazione dell’intero Paese, la cui utilità è negata da tutta la letteratura medica, ma che nello specifico risulta  costruita in modo totalmente insensato essendo frutto di una governance centrale e locale di infimo livello: così si può andare in metropolitana, ma non si può passeggiare nei parchi da soli, i bimbi e i ragazzi  che tra altro sono del tutto insensibili al virus, non vanno più a scuola, ma possono andare al supermercato, si mandano gli elicotteri e i droni a controllare le grigliate in terrazza , ma quando molta gente si sposta in barba ai divieti e forma ingorghi  come è accaduto nel periodo pasquale in parecchie aree del Paese, la sorveglianza  si squaglia ben sapendo che si potrebbe accendere la miccia di una immensa deflagrazione: abbiamo un governo che ormai campa sul coronavirus e sulla paura, più essa dura, più dura lui.

In occasione dell’estensione della segregazione al 4 maggio l’Istat  che ricordiamo, dipende dal Ministero dell’economia e dunque non è terzo e indipendente rispetto al governo, tira fuori dal cilindro statistiche parziali con le quali si dice, non c’è trucco, non c’è inganno, la mortalità generale nei primi tre mesi di quest’anno quest’anno è aumentata e dunque le misure di segregazione sono pienamente giustificate.  In uno specchietto ci viene mostrata la mortalità generale per qualunque causa di gennaio, febbraio e marzo negli ultimi cinque anni:

  • 34.339 decessi nel 2015
  • 30.411 decessi nel 2016
  • 35.018 decessi nel 2017
  • 33.520 decessi nel 2018
  • 33.575 decessi nel 2019
  • 40 244 decessi nel 2020 

e dunque ci sarebbero 6.669 morti in più  rispetto all’anno precedente, un aumento ovviamente attribuibile al Covid 19 che giustificherebbe le misure  che stanno facendo letteralmente crollare l’economia, prontamente ripresi da tutta l’informazione legata alle mangiatoie del potere. In realtà il trucco c’è e basta leggere la nota in cui l’Istat ci spiega che le cifre si riferiscono non a tutti i comuni del campione che rappresenta comunque un quinto di quelli italiani) , ma solo ai 1084 “con un numero di decessi che, nel periodo 1° gennaio – 28 marzo 2020, è risultato superiore o uguale a 10 unità e che nel mese di marzo del 2020 hanno presentato, rispetto alla corrispondente media del quinquennio 2015-2019, un incremento della mortalità pari ad almeno il 20%” Insomma, tanto per dirla in soldoni hanno artatamente scelto i comuni dove si sono verificati il maggior numero di decessi, per rendere il dato più allarmante possibile in termini percentuali, ma siccome si tratta di una piccola parte dei comuni può benissimo darsi che la mortalità generale sia aumentata di pochissimo o persino diminuita come sta accadendo in Gran Bretagna dove il Covid 19 è stato depennato dal novero delle malattie infettive gravi. E di certo non si può proiettare questo dato come fanno i più scalmanati coviddisti ad ogni realtà. Vi faccio notare anche un’altra cosa, ovvero che nel  2017 c’è stato un aumento di morti (sempre sulla base dei medesimi comuni) di 5226 persone rispetto all’anno precedente,  quindi un ordine di grandezza assolutamente paragonabile a quello attuale senza che per questo nessuno si sia sognato di  chiudere il Paese, anzi senza che nessuno ne abbia mai parlato. Insomma c’è una certa oscillazione che dovrebbe indurre a considerare in maniera meno allarmistica le cifre, a parte la doverosa prudenza nell’attribuire comunque i decessi al coronavirus vista l’aleatorietà dei test. Basta tenere conto che in Italia muoiono annualmente circa 620 mila persone, ma con oscillazioni grandissime di anno in anno e tanto per fare qualche esempio nel 2012 sono decedute 612.883 persone, nel 2013 600.744, nel 2014 ancora meno ovvero 598.364, ma nel 2015 sono state 647.571 con un aumento di 50 mila morti passato nel più assoluto silenzio una, cifra del resto  di qualche migliaio inferiore a quella del 2017 , cioè 649.061 decessi che l’anno scorso sono stati 647.000. Dunque la cifra di questo olocausto virale con i 6669 morti eccedenti va vista in questa prospettiva.
Se poi andiamo a leggere dove si è verificato in specifico l’aumento dei decessi possiamo facilmente vedere che i due terzi  dei morti  in più rispetto allo scorso anno si è avuto nei comuni della provincia di Bergamo con 2043, seguiti da quelli del Bresciano 879, del Milanese con 639 e del Lodigiano  con 296, rendendo impossibile estendere il dato a livello nazionale e inducendo a ricercare cause specifiche. Tutte  le altre provincie hanno avuto numeri molto minori, anche considerando che stiamo analizzando i centri col maggior numero di decessi e dunque in queste zone l’effetto Covid sta dentro le comuni  oscillazioni tra anno e anno.

Dunque non siamo per nulla di fronte alla peste, ma più che altro al crollo del sistema sanitario in generale e a quello lombardo in particolare, semi privatizzato che fino a ieri  veniva preso a modello di eccellenza e che invece è miseramente naufragato alla prima ondata più forte del normale. Sarebbe compito di un Paese civile capire perché e cosa è davvero successo in quelle corsie, anche se le prove sono ornai state bruciate e il governo ha decretato l’impunità, invece di produrre generici epicedi funebri. Così si può spiegare  l’enorme differenziale italiano in fatto di decessi a fronte delle più severe e generalizzate misure di contenimento: il problema non è non venire a contato col virus, che comunque è già ampiamente diffuso, ma di avere buone e opportune cure, se per caso si è in quel 5 per cento di persone che hanno sintomi importanti, invece di rischiare di morire di ospedale come accade a 50 mila persone l’anno.  Pare poi ( vedi qui) che vi possano essere stati gravi fraintendimenti  in fatto di terapia ( in questo ha malignamente giocato il nome di Sars Cov 2 con la solita nomenclatura cretina di origine americana) visto che in alcuni ospedali l’utilizzo di eparina e cortisone al posto dei respiratori  ha fatto letteralmente crollare le statistiche mortuarie e il ricorso alle terapie intensive. Ci sono poi da tenere in considerazione le condizioni generali che fanno della valle padana uno dei luoghi più inquinati di tutto il pianeta dal punto di vista delle polveri fini. Ma con tutto questo non c’è alcuna proporzione tra ciò che accade e ciò che viene narrato con scopi del tutto eterogenei. Il vero dato drammatico è invece il massiccio aumento di decessi che si è man mano verificato a partire dalla crisi del 2008: prima di allora praticamente la mortalità generale era di 50 70  mila persone in meno all’anno rispetto alla media attutale, combinato disposto tra condizioni di vita in via di peggioramento, minore accesso alle cure, distruzione progressiva del sistema sanitario: il virus, quello vero, è proprio lì.


Metafisica dello sfruttamento

banner-palazzo-reale1920x800.jpgAnna Lombroso per il Simplicissimus

L’Istat comunica che dopo la crescita dell’occupazione registrata nel primo semestre dell’anno e il picco raggiunto a giugno, da luglio invece i livelli risultano in lieve ma costante calo, con la perdita di 60 mila occupati tra luglio e settembre   e un tasso in salita che  cresce di 0,3 punti percentuali al 9,9%, interessando sia  uomini che donne e coinvolgendo tutte le classi d’età tranne i 25-34enni.  Rileva anche  che le persone in cerca di occupazione sono aumentate del 3%, vale a dire  73 mila unità nell’ultimo mese.

I contratti a termine che dovevano essere debellati dai provvedimenti Dignità hanno toccato il record storico (3,1 milioni) e i lavoratori autonomi destinati ad aumentare per effetto della mini flat tax sono diminuiti in un anno di 115 mila unità.

Nel commentare i dati il Corriere della Sera, costretto a riservare un’occhiata distratta a cosa accade “nella realtà, trae una sua morale “ lineare”: le dinamiche che muovono davvero i comportamenti di famiglie e imprese non si possono teleguidare, seguono sentieri lunghi e in diversi casi tortuosi.  A conferma che capitale e mercato rispondono a leggi divine e naturali, seguendo percorsi indecifrabili per gli umani che la politica terrena dei governi non è abilitata a intercettare.

Non fa sorridere la svolta mistica dei giornaloni alle prese con fenomeni metafisici, perché riconferma l’inadeguatezza volontaria a guardare nel baratro nel quale ci hanno cacciati e dal quale non vogliono farci risalire. E dire che perfino pensatori integrati nell’ideologia e nella religione teocratica dello sviluppo e nella fede europeista prima del 2000 e della crisi, quella si teleguidata, si interrogavano sul futuro dell’occupazione ai tempi della morte del lavoro e non solo per mano della tecnologia e dell’automazione.

È che il fallimento riformista, che è culminato nell’uscita anche della parola progresso dal nostro dizionario, sostituita da modernità e diventata il paravento dietro al quale consumare delitti contro la salute, il territorio, l’ambiente, la dignità e la democrazia, è stato segnato  proprio dalla correità di partiti e movimenti della sinistra e dei sindacati, persuasi della impossibilità non solo di rovesciare gli equilibri di forza, ma perfino di addomesticare l’indole ferina del totalitarismo, l’unico che non viene preso in considerazione dall’europarlamento, quello economico e finanziario.

Il successo delle grandi potenze economiche, prima degli Usa, oggi della Cina, è fatto di migrazioni esterne e interne, di masse contadine che hanno lasciato i villaggi pe andare a lavorare nelle metropoli, di etnie e gente priva di diritti civili, sindacali, politici, sottoposta a orari e regimi disciplinari schiavistici. Oggi non è il successo che si persegue in Europa, ma la sopravvivenza e con gli stessi mezzi, abbassando gli standard di tutti, trascinandoli giù per garantire profitti e sopportare la competitività feroce, trasformando la propagandata accoglienza tardiva in sfruttamento non tanto di un esercito di riserva ma di deterrente per rivendicazioni e lotte da parte dei lavoratori locali, ricattati e costretti a adeguarsi a perdita di sicurezze, tutele e salari dignitosi.

Non è esagerato o letterario, chiamare questo processo ritorno alla schiavitù se si pensa al regresso delle condizioni di vita, di lavoro, dell’abitare, dello spostarsi che milioni di persone subiscono e che fanno da contraltare retorico alla narrazione delle magnifiche sorti dell’automazione che ci risparmierebbe dalla fatica, di trasporti sempre più veloci che ci consentirebbero di andare tutti nello stesso posto allo stesso momento decretando la fine per abuso di bellezza e cultura, di avveniristici grattacieli che sfiorano le nuvole destinati a trasformarsi in vestigia archeologiche senza mai essere abitate. Un processo favorito dalla pubblicità universale trasmessa su tutti i canali per convincerci delle formidabili opportunità offerte dal sistema, dalla scienza, dalla tecnologia  che ci fa provare  una onnipotenza astratta e virtuale a fronte di una concreta impotenza.  Un processo segnato dalla demolizione di rapporti di forza delle organizzazioni sindacali, dall’eliminazione delle residue tutele legali a favore di lavoratori e dalla riproposizione del feticcio della flessibilità come condizione e criterio irrinunciabili per la crescita.

Non so se mai, come e quando troveremo una via di riscatto, se tutto congiura per farci cedere e piegare all’ineluttabile, senza alternativa, se le forme di democrazia e gli stati intermedi che dovevano rappresentare bisogni e aspettative sono sempre più disarmati e assoggettati, se i sindacati ogni giorno ci mostrano  l’inesorabilità del ricatto, quando protestano contro le misure per cancellare lo scudo penale dei proprietari passati presenti e futuri dell’Ilva, per persuaderci che è ragionevole prestarsi all’alternativa cancro o salario, a quella tra precarietà o delocalizzazioni, se si prestano a fornire credenziali e credito alle grandi opere e alla loro proposta occupazionale fatta di cantieri senza garanzie, senza sicurezze, senza protezioni e a breve termine, se vogliono che ci accontentiamo del volontariato in sostituzione di formazione e tirocinio, se hanno scelto di rinunciare a vocazione e mandato per trasformarsi in organismi di consulenza individuale, venditori di assicurazioni e fondi destinati a prendere il posto dello stato sociale e pure di quello di diritto.

E se i partiti che una volta appartenevano alla sinistra hanno abiurato per essere investiti della rappresentanza di più e meglio dei valori della destra, ridotti a gusci vuoti per via della pretesa di innocenza nella caduta del muro e nel disfacimento dell’impero sovietico, spogliati interamente della loro vecchia attrezzatura ideologica e intenti a testimoniare e interpretare l’apparato di principi e imperativi dei una vecchia borghesia che non c’è più, come non ci sono più le mezze stagioni, mentre si fa sempre più potente e profonda la divisione tra una nuova classe disagiata pigiata giù nello stesso fondo degli ultimi e perciò sempre più rabbiosa, come in Umbria, e quella scrematura gerarchica dorata di ricchi sempre più ricchi.

Ci sarebbe una strada, sempre la stessa, che ha fallito anche se continua a parere l’unica realistica, quella dell’utopia, se un rovesciamento del tavolo è appena più visionario delle vecchie parole d’ordine dei riformisti, delle promesse di partiti e leader che col passare del tempo da socialdemocratici sembrano esser diventati anarco insurrezionalisti perché parlavano di redistribuzione, nazionalizzazioni. Ma è troppo impervia per un blocco sociale confuso, di proletari, sottoproletari a loro insaputa, risparmiatori derubati, piccoli imprenditori e artigiani incravattati, consumatori che non riescono più a esserlo tanto sono indebitati. E che non sanno nemmeno più come si fa a essere  popolo.

 

 

 

 

 

 


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