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Propaganda blitz

pb-appeal-pic-resize2Questa volta non mi sono dovuto inventare un titolo, mi è bastato prendere quello del libro di cui voglio parlarvi: Propaganda Blitz: How the Corporate Media Distort Reality“.  Non credo che ci sia bisogno di tradurre il titolo di un volume che del resto non verrà probabilmente mai tradotto in italiano per gli eccessi eccesso di onestà che contiene e per il fatto che il nostro Paese con la sua editoria bonsai, tutta intrecciata in legami incestuosi con gli affari e la politica, è quasi una cartina di tornasole delle tesi espresse dai due autori, David Edwards e Daniel Cromwell, coeditori di Media Lens. Tesi certamente non nuove, ma espresse, come dire, dall’interno dei meccanismi informativi e supportate da quasi 400 pagine di esempi concreti e documentati: tutti i media aziendali ( e per trascinamento i pochi definibili pubblici, spesso legati alle medesime centrali politiche e finanziarie ) sono sistematicamente filtrati dai potenti interessi che li possiedono, li gestiscono e li finanziano, li influenzano distorcendo sistematicamente la realtà e nascondendo le vere questioni all’opinione pubblica. 

Viene così’ illustrata una lunghissima serie di campagne di tipo top – down ovvero che a partire da impostazioni ideologiche generali, scendono poi in dettagli che possono essere rifiniti, cambiati, sostituiti senza però intaccare il disegno complessivo: si va dalla guerra in Irak e Siria, alla questione palestinese, come al tentativo di  distruzione della credibilità di leader della sinistra come Chavez o anche lo stesso Corbyn, manca soltanto sebbene il libro sia uscito pochi giorni fa, la grande fake news della crisi migratoria in Venezuela.  I metodi usati per ottenere questi effetti deformanti sono gli stessi utilizzati in questioni che riguardano più da vicino la vita dei cittadini: c’è una lunga e puntuale analisi di come, attraverso nascondimenti, linguaggio ambiguo, imposizione di parole ad hoc, eufemismi aziendali, denigrazione gratuita e spesso capziosa delle strutture pubbliche, l’informazione abbia assunto un ruolo decisivo nello smantellamento del sevizio sanitario nazionale in Gran Bretagna, avvenuto praticamente senza che la popolazione si accorgesse di cosa stesse succedendo davvero. Un altro significativo capitolo è dedicato a esaminare con quali metodi vengono condotte campagne di diffamazione da parte di giornalisti “ufficiali” contro contro critici e informatori liberi: valga per tutte quelle esaminate,  la campagna contro Julian Assange condotta dalla stampa di regime globalista e con particolare accanimento dal Guardian che passa per giornale corretto e vagamente orientato a sinistra. In un primo momento la testata ha vinto premi di giornalismo e riconoscimenti pubblicando i documenti di WikiLeaks, ma poi, quando gli editori hanno tirato il freno per ragioni che si possono immaginare, ha dato vita a una  campagna di insulti e delazioni di incredibile volgarità. La morale  è che la fonte delle “false notizie” non sono solo i troll, o i media come Fox News, ma proprio quel giornalismo che si ammanta di rispettabilità che pretende di sfidare il i poteri e in realtà, li corteggia, li protegge e li complimenta.

Per quanto riguarda la Siria, solo la ricerca di un gruppo di giornalisti indipendenti ha rivelato la rete di sostegno anglo-americano di jihadisti in Siria, compresi quelli relativi al Daesh, sostenuti da una campagna di ” psyop finanziati ( vedi qui ad esempio cosa è successo con gli elmetti bianchi) dal Ministero degli Esteri britannico e dall’ Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (Usaid) con lo scopo di ingannare il pubblico occidentale e accelerare il rovesciamento del governo di Damasco indipendentemente dall’alternativa medievale messa in piedi e dal rischio di guerra con la Russia. Ma è inutile continuare con la sintesi di esempi tratti dal libro che sono una marea: la cosa che emerge  da tutto questo è che le speranze in ‘informazione meno verticale e più onesta nate con la rete non si sono realizzate. Si poteva pensare che migliaia di informatori non legati a interessi o a corporazioni avrebbero indotto i media mainstream a vendere meno favole e pregiudizi elitari, meno Verità fasulla e inquinata; si poteva anche pensare che questa massa critica avrebbero rafforzate le persone dotate di dignità all’interno dei media corporativi. E’ accaduto invece che il maistream ha  sollevato subito i ponti levatoi, aumentando la posta delle menzogne invece di diminuirle. Così oggi abbiamo una sorta di censura di fatto e di censure legali imminenti che ci stanno trascinando verso la situazione delle peggiori dittature. Se si pensa che si si è messa in piedi dal nulla persino un’accusa di antisemitismo verso Corbyn, che ha dovuto essere decostruita da Chomsky, si tocca con mano il fondo di questo pozzo nero. Ma ormai il potere, enorme da una parte, ma fragile dall’altra non ha più alcun ritegno: il disastro sociale e poi climatico ci calerà addosso senza speranza mentre come idioti siamo  impegnati a cercare nuove diete, nuovi personal trainer e nuovi cake designer. Nessuno ci rimpiangerà.

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Dal Russiagate all’ Informationgate

downloadTempi duri per il Russiagate. Come ho scritto qualche tempo fa su questo blog e come emergerà tra qualche tempo dalla pubblicazione, autorizzata proprio qualche giorno fa, dei documenti che mostrano come il pasticcio sia stato creato dal nulla con la connivenza dei servizi segreti interni ed esterni tanto che ci si sono messi anche ucraini ed estoni a dare una mano, ormai la leggenda è stata smascherata senza appello. Anche se l’informazione nostrana tenta grottescamente ogni strada per confondere le acque e non fare alcuna chiarezza sulla vicenda in cui è anch’essa implicata. Quale effetto potrà avere sugli assetti di potere Usa questa guerra interna è difficile da prevedere, anche se essa annuncia la mutazione profonda di un sistema e certamente i cittadini americani saranno amaramente sorpresi dall’ingerenza delle varie agenzie di servizi (in questo caso Fbi e Cia) nella politica interna. Ma il dato più impressionante e significativo che viene  fuori dal dossier è il ruolo guida che i servizi segreti hanno avuto nel condizionare e dirigere l’informazione mainstream, che praticamente ne è stata portavoce per certi punti di vista passiva, per altri entusiasta: il tutto inserito nel contesto di una sorta di golpe morbido, prima riservato solo alle lontane colonie. Adesso chi ha messo in piedi l’operazione sta cercando di cancellare le tracce tanto che l’Fbi ha  informato il Congresso che gli Sms inviati dagli investigatori di Robert Mueller, Peter Strzok e della amante – avvocato Lisa Page, pieni di dettagli sulla famosa « polizza di assicurazione » di cui ha parlato Strzok  per impedire a Trump di assumere le funzioni o di continuare ad essere Presidente  sono state distrutte « per sbaglio ». Guarda che combinazione.

Il fatto è che l’operazione per tentare prima di impedire l’elezione di Trump e poi di creare le condizioni per un impeachment ha portato negli stessi Usa quell’atmosfera di informazione deviata che finora era caratteristica delle colonie o dei territori di conquista: qualcosa che si è visto in Ucraina, dove la CIA e i suoi alleati europei hanno rovesciato un presidente legittimo, Janukovyč e proclamando orwellianamente che questa è la democrazia.  Che si è visto in Siria dove è stato possibile che un esercito terrorista formato da mercenari raccolti un po’ dovunque, ma soprattutto in Libia simulasse una sanguinosa, praticamente senza alcun dubbio da parte dell’informazione ufficiale, una  guerra civile per rovesciare Assad e costruire un nuovo medio oriente made in Usa. Si è visto molti anni fa in Cile al tempo di Allende, in Guatemala, ma anche in Europa. Però in questa misura non lo si era mai visto in Usa, segnale che il quarto potere è ormai in mano ad un esecutivo che a sua volta – lato sensu – è in mano agli editori di riferimento. E qui non abbiamo solo un evidente venir meno degli strumenti essenziali della democrazia, sostituita da potentati in lotta fra loro, ma anche il crescere di peso del partito della guerra stretto attorno all’industria militare e ai 16 servizi segreti che evidentemente hanno acquisito un potere enorme. Tutto questo invita anche a riflettere e a vedere sotto una luce diversa anche altre vicende  che presentano parecchie lacune e contraddizioni nella loro dinamica: per esempio non c’è bisogno di essere complottisti per chiedersi quale ruolo abbiano avuto davvero i servizi segreti nella vicenda delle Twin Tower. Anzi è ormai il minimo sindacale dell’onestà intellettuale.

Ad ogni modo l’affondamento inglorioso del Russiagate ha ben poco a che vedere con la sopravvivenza di Trump e men che meno con una difesa dello stesso che si rivela indifendibile ad ogni occasione che passa, ma con una difesa di quel che resta della democrazia: adesso sappiamo che un esercito di spioni e di cosiddetti giornalisti, alleati a un milieu politico, ha di fatto creato un caso completamente inesistente e come se questo non bastasse lo ha fatto cercando di resuscitare ad ogni costo un clima artificiale di guerra fredda e di ostilità contro la Russia, che se non è un lucido preambolo a un conflitto globale lo rende comunque possibile se non probabile. Se i responsabili pagheranno forse c’è la speranza di raddrizzare questa deriva, ma se tutto finirà in nulla dal punto di vista giudiziario vorrà dire che è ormai troppo tardi, che il sistema è ormai impazzito.


Niente domande per un verminaio

948deceae9ce05154cabf2b6f3ea54edLa domanda che mi faccio è quanti italiani o europei o americani sappiano delle dichiarazioni esplosive dell’ex ministro degli esteri del Qatar basate sulla dell’esperienza personale, ma con l’appoggio di un documento piratato da Edward Snowden al più potente servizio segreto statunitense, ovvero la Nsa. Quanti sanno che in quel documento viene detto con straordinaria e inequivocabile chiarezza che l’opposizione armata in Siria era sotto il diretto comando dei governi stranieri (occidentali più Arabia Saudita, Qatar stesso e Turchia) fin dai primi momenti e che in sostanza è stata artificialmente creata una guerra civile che ha fatto al minimo mezzo milioni di morti all’unico scopo di impadronirsi della Siria e di affermare una nuova cartina del Medio Oriente?

Mi chiedo ancora quanti siano quelli che a tutti i costi non vogliono né sapere di quel documento e delle decine che affiorano ogni settimana dal un vergognoso carnaio occidentale, comprese le mail di appoggio di Hilary Clinton, per non dire del fatto che fu proprio il governo saudita in accordo con gli Usa a scatenare,  sotto il comando diretto del principe Salman bin Sultan,  l’assalto missilistico sull’aeroporto di Damasco e sui quartieri civili della città , che doveva costituire quasi l’atto finale della caccia alla “preda” ossia a ad Assad che invece si è rivelato un osso più duro del previsto e con l’appoggio della Russia, oltre che sul consenso popolare è ancora la suo posto.

Il caos provocato in medio oriente dal fallimento dell’impresa, spacciata come l’ennesima esportazione di democrazia, sta oggi favorendo l’emersione degli arcana imperii e facendo venire alla luce tutto il terribile verminaio della vicenda. Quello che del resto ha dato origine all’ Isis come derivazione dell’ esercito di liberazione siriano e che ha continuato ad essere in qualche modo preservato perché la confusione era comunque funzionale alla manipolazione del Medio Oriente.  Eppure ad ascoltare i main stream di tutto questo si ha solo qualche equivoco accenno, mentre la narrazione ufficiale non cambia sostanzialmente di una virgola rispetto agli anni passati e non propone nemmeno un dubbio sul fatto che il regime arcaico di Riad, oggi sottoposto a purga, pare dopo intensi colloqui tra il principe Salman Bin e il genero di Trump, possa davvero avere così a cuore la democrazia in Siria. Anzi ogni tanto sugli speciali spazzatura che vengono generosamente offerti dalle televisioni, si hanno annunci trionfali sui gli immesi progressi del sultanato saudita e viene citato il fatto che oggi le donne saudite possono guidare. Peccato che vengano omesse le stragi di civili in Yemen o il rapimento del primo ministro libanese nella speranza di creare un cuneo di Al Quaeda al sud della Siria, tutto naturalmente sotto suggerimento, consenso e copertura americana.

L’informazione occidentale è insomma per qualche verso un’informazione di guerra che arriva a negare l’evidenza con la differenza che durante un conflitto vero e proprio è normale dubitare delle notizie che vengono fornite, mentre nella situazione attuale non ci si accorge nemmeno di essere presi letteralmente in giro. Del resto l’assuefazione alle narrazioni deformi è vitale più per scopi interni, per nascondere i massacri sociali o a per enfatizzare sedicenti crescite, per  rendere omaggio alle elites e a mettere sotto il tappeto le evidenti manovre per abolire la democrazia reale. Comunque sia tutto questo è reso possibile dall’addestramento ormai quarantennale a non porsi mai domande, ma ad accettare le risposte che vengono fornite anche quando sono palesemente contradditorie, insufficienti, prive di fonti credibili che non siano autoreferenziali: se si arriva ad accettare l’incoerenza persino quando si tratta di della propria esperienza reale, arrivando a colpevolizzarsi per la propria condizione, figurarsi cosa si può ottenere quando si parla di avvenimenti del tutto al di fuori degli orizzonti comuni.

E’ per questo che il totale ribaltamento cognitivo  riguardo al medio oriente, anche quando riesce a penetrare l’opacità informativa, può essere ignorato o ancor peggio accettato senza alcun problema, dopo una strage inutile e ininterrotta da sette anni che tra l’altro ha reso ancor più intenso e disperato il dramma delle migrazioni.


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