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Gratta gratta e vinci i corrotti

gratta-e-vinciCi vorrebbe davvero un cambiamento della Costituzione per mettere in chiaro che questa Repubblica è fondata sulla corruzione, altro che sul lavoro. Mentre gli italiani o almeno il 90 per cento di essi è costretto a stringere la cinghia per obbedire a demenziali diktat europei cui nessuno ha pensato di opporsi, mentre la razza padrona, i clan che si spartiscono il potere tra politica, economia e finanza raschiano il fondo del barile e pretendono ancora più precarietà, ancora meno scuola e sanità, ancora più tagli alle pensioni e ancora più tasse, ci si permette di buttare soldi dalla finestra. Una cosa è certa questa operazione di smaltimento di civiltà voluta, ordinata e imposta dai poteri neoliberisti non avviene gratuitamente: i gestori del disastro e della svendita pretendono la percentuale per continuare a sopravvivere.

Questo lo sappiamo dalle molte inchieste che esplodono un po’ dovunque come geyser anche se poi, tra ritardi voluti e leggi di cortesia per i ladri, risultano tutti riverginati, ma lo sappiamo anche dalle molte assurdità che vengono inferte a un Paese che ha accettato regole di bilancio e di spesa corrente che lo costringono a rinnegare giorno dopo giorno le conquiste del lavoro: si spendono e spandono miliardi per costruire nuove ferrovie  su tratte in cui i vecchi binari sono già oggi sottoutilizzati, addirittura accollandosi la maggior parte di spese rispetto a partner poco disponibili come è il caso della Francia e della Torino – Lione, si comprano i caccia più costosi e più mediocri della storia per motivi che ancora sfuggono a qualsiasi seria analisi, ci si affanna a dotarsi di blindati che costano il doppio dei più evoluti carri armati disponibili sul mercato, si continuano a spendere miliardi per opere che già si sono rivelate inefficaci, sbagliate progettualmente e inefficienti come il Mose di Venezia al solo scopo di perpetuare centri di potere e di cassa continua, per non parlare delle schifezze cui devono sottostare le manifestazioni come l’Expo. Ma se tutto questo costituisce un ritratto nero della Repubblica, ci sono fatti che sfidano qualsiasi ritegno e sono di fatto un autodafè tombale del ceto politico.

Proprio ieri si è saputo che il governo ha rinnovato a Lottomatica  – ovviamente senza nemmeno l’ombra di un’asta – la concessione del gratta e vinci per 9 anni in cambio di 800 milioni, la stessa cifra pagata per i nove anni precedenti che già di per sé è un’incongruenza visto che pur in una situazione di declino 12 punti di inflazione ci sono tutti. Ma la cosa supera ogni immaginazione pensando che la Sisal, di proprietà inglese, aveva proposto la stessa cifra più 50 milioni di anticipo, solo come base d’asta. E visto che i grattini sono considerati un grande affare, è matematicamente sicuro che un’asta avrebbe portato il prezzo molto più alto: l’Italia e il Paese al mondo con maggiore densità di gioco nelle lotterie istantanee e da sola assorbe  un quinto di tutti i gratta e vinci stampati sul pianeta. Purtroppo questi biglietti nemmeno siamo capaci di stamparceli da noi visto che essi sono prodotti in Florida e trasportati via nave a Livorno. Del resto a parte le percentuali dello Stato e dei tabaccai tutto se ne va in Usa, visto che la società di fatto opera sulla borsa di New York e ha la sede in Gran Bretagna: il nome Lottomatica ( che gestisce pure il lotto e le sue estensioni informatiche) è solo uno specchietto per le allodole o forse per mungere meglio i poveri italiani.

Ora dico va bene siete stati così scemi da non riuscire a conservare in Italia quei 90 miliardi l’anno che vengono buttati  facendosi coinvolgere in meccanismi psicologici ingannevoli studiati a tavolino per alleggerire le tasche dei cittadini (vedi nota), ma perché mai rinunciare a qualche  centinaio di milioni in più che di certo male non fanno? Visto che come assevera il Fatto, nessuno risponde a questa domanda e i respomsabili si fanno di burro, la soluzione è fin troppo ovvia: o coloro che hanno gestito la questione sono dei cretini assoluti o qualcuno ha unto le ruote con abbondante grasso da paradisi fiscali. Certo c’è anche una terza ipotesi, ovvero che i cretini siano anche corrotti, ma ormai non ci può stupire più di nulla.

Nota Potrebbe sembrare paradossale ma il successo del gratta e vinci è sostenuto non solo dall’immediatezza della scommessa, ma proprio dall’idea molto realistica che il gioco sia essenzialmente perdente. Così quando accade, circa in un quinto dei casi, che si vinca la stessa cifra pagata per il biglietto ci si convince di essere baciati dalla fortuna, che non è troppo difficile azeccare il grattino giusto e che in fondo il colpo grosso potrebbe essere dietro l’angolo. Ci si abbandona all’emotività e non si pensa al fatto che in realtà quella vincita alla pari è del tutto inesistente anche se statisticamente figura come tale, che è a costo zero per il banco e così si continua a grattare sempre di più,

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Regime col golf

golfAnna Lombroso per il Simplicissimus

Cosa vi aspettavate dal salotto Verdurin del neo liberismo, da un ceto provinciale e parvenu che si è fatto colonizzare anche l’immaginario dall’America vista da Hollywood? Ma il coronamento del sogno di  ospitare da noi con tutta la possibile pompa il più prestigioso torneo di golf che si svolge ogni due anni  dal lontano 1927 e che mette a confronto una selezione di giocatori statunitensi e   una di europei.

Così pare siano stati rimossi, salvo un auspicabile atto di giustizia del Presidente Grasso, i molesti ostacoli che avevano bloccato  la concessione di una garanzia da 97 milioni di euro a copertura economica della Ryder Cup, prevista da un emendamento al Decreto Salva-Banche, a suggellare forse l’indissolubile legame tra lo sport più esclusivo e chi può permettersi di coltivarlo, alternando il passeggio agonistico in sterminate distese verdi con l’altrettanto competitivo gioco d’azzardo finanziario.

Sarebbe stato proprio il Ministro dello Sport a esercitare un’autorevole  pressione, magistralmente interpretata dal primo firmatario, il Senatore Turano impegnato personalmente ad agire per “promuovere l’Italia nel mondo e avvicinare i giovani allo sport”. Così possiamo immaginare che abbandonati i campi di calcetto, obsolete le sale parrocchiali, entusiaste moltitudini di ventenni disoccupati vengano invogliati alla frequentazione dell’Olgiata. E ci aspettiamo un’esternazione del ministro Poletti sulle magnifiche prospettive occupazionali del comparto e sulle opportunità del mestiere di  caddy, in applicazione, nel migliore dei casi,  di un destino di portabastoni.

Lo avevamo previsto (e scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2017/02/03/lotti-lotti-gol/). Non a caso al più vicino e sodale  dei famigli di Renzi è stato affidato l’incarico strategico di realizzare quella combinazione di affarismo e agonismo, di sport e profitto, armonizzando gli interessi di proprietà e rendite fondiarie e immobiliari, costruttori, speculatori, società sportive, criminalità variamente impegnata, tutti variamente delusi dal no alle Olimpiadi, dai rinvii della realizzazione di uno stadio con annesse infrastrutture nella Capitale, dalla caduta di affezione degli ultrà penalizzati dalle barriere, dalla difficoltà di accordarsi sui diritti radiotelevisivi, dall’eclissi del tifo e dei circenses in tempio di magra, quando i giochi più amati dagli italiani sono il gratta e vinci e le slot, peraltro anche quelli ampiamente infiltrati dalla malavita.

Che poi il golf sia una nuova frontiera speculativa e una disciplina che come il prosecchino e gli appetizer risveglia la fame e aguzza l’ingegno dei ghiottoni si doveva capire anche da sconcertanti dichiarazioni d’intento del Ministro Franceschini,  che in Sicilia come a Venezia ne ha esaltato la qualità culturale e sociale, grazie a campi più fertile e fecondi  di ricadute in turismo e guadagni degli indigesti e onerosi siti archeologici.

La Ryder Cup 2022 ha assunto così un valore simbolico, in qualità di manifestazione del regime del valore approssimativo per difetto di 150 milioni (la più cara della storia) e intorno alla quale ruota una rutilante nomenclatura in rappresentanza di varie dinastie da Guido Barilla ad Evelina  Christillin,  dal figlio di Gianni Letta alla moglie di Franco Frattini.

Perfino il computer è stanco di scrivere che ben altre sono le priorità del Paese, che Grandi Opere e Grandi Eventi portano benefici solo a speculatori e malaffare e danni ad ambiente e bilancio statale, che tutte le manifestazioni agonsitche mondiali degli ultimi decenni sono state segnate da un analogo destino di insuccessi e fallimenti, che Roma è ancora bruttata da falansteri megalomani, stazioni in stato di degrado, monumenti di archeologia sportiva megalomane e dissipata, che mentre ancora aspettiamo le destinazioni delle aree dell’Expo e la verità sui sui scandali, a Torino l’ex villaggio olimpico diventato un  tetro e disperato ricetto per immigrati pare essere il mausoleo commemorativo di un  debito insanabile mentre al tempo stesso si snatura la Cavallerizza Reale e si cancella la memoria industriale delle Officine Grandi Motori, che il turismo cui si deve aspirare è sostenibile, pensato e praticato per fare accedere tutti e in armonia con territorio e risorse a bellezza e cultura. E che lo sport doveva essere un linguaggio universale capace di unire, far dialogare, far conoscere, far capire, far vedere.

Mentre pare sia diventato come quelle gare tra cani affamati che si sbranano fino alla morte, come quei duelli tra gladiatori che si abbattono a colpi di accetta, come quegli impari confronti tra gente disarmata e belve feroci, con l’imperatore   che sta a guardare, abbassa il pollice e intanto conta i sesterzi che arrivano nei suoi forzieri.

 

 

 

 


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