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Archivi tag: Eufrate

Antica incomunicabilità: il fiume contro natura

 

testatina curiosità

Su una stele fatta erigere dal faraone Tutmosi I° e risalente al quindicesimo secolo Avanti Cristo c’è una citazione che ha dato molti grattacapi agli egittologi: vi viene infatti citato l’Eufrate come il fiume che scorre controcorrente, con il sottinteso che si tratti di un evento strano e contrario all’ordine naturale delle cose. La soluzione del problema era in realtà abbastanza semplice: gli egiziani stabilivano il Sud e a partire da quello gli altri punti cardinali con criteri astronomici, ma nell’esperienza comune questo si mischiava al fatto che il Nilo scorre da Sud a Nord e si legava al concetto di corrente e “controcorrente”; per esempio era facilissimo stabilire dove stessero andando le barche, ovvero il mezzo fondamentale della vita egiziana: con le vele alzate verso Sud, senza vele ossia in favore di corrente verso nord. Queste distinzioni erano entrate anche nel linguaggio, nelle credenze, nella religione come nella vita quotidiana e si erano talmente radicate che quando si trovarono di fronte a un fiume come l’Eufrate che scorre invece da Nord a Sud non riuscirono a far combaciare i criteri astronomici con quelli legati alla corrente fluviale e a operare una trasformazione dopotutto abbastanza semplice. Insomma non furono in grado di superare il paradigma o sistema di pensiero complessivo che avevano sviluppato. L’Eufrate fiume contro natura ci parla dunque di un radicato pregiudizio e testimonia della difficoltà della comunicazione fra culture, anche nell’ambito di una stessa area visto che la civiltà egizia e quella sumero accadica in Mesopotamia furono sostanzialmente coeve e basate sul modello molto simile di economia agricolo – fluviale. Mi domando quali saranno le colonne istoriate di che verranno lasciate dall’occidente ai futuri archeologi.

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Siria, ragioni di una vittoria

5036091Alle volta sembra di sognare e ci si darebbe dei pizzicotti per svegliarsi. Ma regolarmente ci si accorge che è tutto maledettamente vero, che la realtà è diventata uno sceneggiato. Non parlo del fatto che gli Usa abbiano in sostanza obbligato Al Qaeda e i gruppi di mercenari “democratici” di attaccare con tutte le forze rimaste e le armi concesse le truppe siriane fra il confine turco e Deir Ezzor nel tentativo peraltro fallito di riprendersi la città, ma soprattutto per cercare di impedire che le truppe siriane riconquistino i pozzi di petrolio che sorgono sul legittimo territorio siriano. Sono state persino aperte le dighe sull’Eufrate per aumentare la portata d’acqua e dunque rendere più difficile ai siriani il passaggio del fiume anche a costo di danneggiare gravemente le popolazioni. Ma già ci sono molti reparti al di là del fiume.

Del resto che gliene frega agli “eccezionali”? Ma non è certo questo doppio, triplo, quadruplo gioco americano e occidentale che può stupire essendo diventato un modus vivendi et operandi, quanto l’assoluta oscurità del quadro generale che regna nelle cosiddette opinioni pubbliche occidentali, ormai pastorizzate dai media main stream. Due settimane fa un alto ufficiale francese, Michel Goya, assistente del capo di stato maggiore per quanto riguarda i “nuovi conflitti” e insegnante dell’Istituto strategico della scuola militare ha pubblicato un breve saggio di 15 pagine ( qui per chi conosce il francese o vuole scaricare l’intero testo in Kindle) in cui analizza lucidamente i motivi per cui i russi con un dispiegamento di mezzo molto inferiore a quelli occidentali e spese cinque volte inferiori hanno colto un enorme e inatteso successo.

L’ufficiale oltre a sottolieneare l’efficienza degli armamenti russi, ma anche la capacità di creare adattamenti per le situazioni in atto senza i costi colossali che questo comporterebbe in occidente, sostiene che il successo russo è principalmente dovuto al fatto di avere obiettivi chiari e di perseguirli con coerenza e senza esitazioni, cambiamemti di strategie e di tattiche: quando ha deciso di intervenire in Siria lo ha fatto con un dispositivo militare limitato, ma completo, senza intraprendere la via della lenta escalation. Ora si potrebbe facilmente controbattere osservando che in realtà l’obiettivo occidentale era solo in parte Assad, ma in generale proprio la creazione di caos necessario a riedificare la realtà mediorientale in un nuovo sussulto colonial – petrolifero. Del resto dover nascondere la mano dietro supposte guerre civili e un confuso esercito mercenario, fingere di combattere l’Isis, nato dalle costole di queste armate improvvisate, ma farne al tempo stesso il fulcro strategico di questo disegno,  non è davvero facile.

In effetti ciò che manca all’analisi di Michel Goya  o che in qualche modo deriva dalle sue osservazioni nascoste fra le righe come un convitato di pietra, sono per l’appunto le ragioni per cui gli occidentali e nel caso specifico i francesi fossero in Siria e le motivazioni  della resistenza di Assad del tutto inesplicabile e incoerente alla luce della narrazione occidentale perché evidentemente favorita da un sostegno popolare che si è voluto sempre negare. La lucidità dell’analisi sul campo si scontra dunque con l’assoluta insensatezza e indeterminazione del contesto o con l’impossibilità di rivelarlo. Ma che alla fine salta fuori lo stesso quando l’ufficiale riconosce che l’arma vincente e decisiva usata dai russi a partire dal 2016 è stata la creazione di un centro di riconciliazione dedicato alla diplomazia della guerra, alla tutela dei nemici sconfitti e all’ aiuto della popolazione in sinergia con il governo, l’Onu e qualche Ong. Questo modello dice il sostanza Goya, si pone in completo contrasto con quello occidentale tutto votato alla distruzione del nemico e non alla trattativa: lascia che sia il lettore a dedurre a quale punto di non ritorno e di disonore siano arrivati gli Usa e il loro codazzo di valletti europei. Per cui ci sono sì ragioni di indirizzo politico e militare, di tattiche e di mezzi, ma l’occidente è stato principalmente sconfitto dalla sua tracotanza e dal suo abbandono della civiltà, proprio quella che vorrebbe asserire di voler portare.


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