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Calenda? ha fatto il militare a Cuneo

toto Anna Lombroso per il Simplicissimus

Come siamo caduti in basso, signora mia! direbbe il compianto Arbasino, nel vedere che dagli appelli degli intellettuali dalla A di Asor Rosa alla Z di Bauman con in calce, siamo precipitati giù, alla lettera aperta di una rosa di superbi sfrontati, da Calenda (che rivendica il ruolo di ispiratore) a Brugnaro, da Toti a Gori.

E par di sentirli, proprio come Totò e Peppino, mentre si rivolgono  a quella Malafemmina della Germania: Signorina, veniamo noi con questa mia a dirvi…., per raccomandarle  di prendere la «decisioni giuste», senza andare al seguito dei «piccoli egoismi nazionali», emersi a sorpresa con l’emergenza sanitaria.

Il Sole 24 Ore che si fa proprio pescare all’amo come il pesce boccalone, è talmente entusiasta dell’iniziativa, che lascia correre sul fatto che i firmatari invece di acquistare uno spazio in casa confindustriale, si siano addirittura tassati per comprare una pagina della Frankfurter Allgemeine Zeitung, per la  pubblicazione della fiera e dolente invocazione.

È proprio una supplica la loro,  e viene definita spericolatamente “bipartisan”, come se ci fossero delle differenze di fronti tra Toti e Bonaccini, tra Brugnaro e Sala, come se Bonaccini non fosse a pieno titolo nel terzetto di punta che pretende l’autonomia supplementare in materia sanitaria proprio come uno Zaia o un Fontana qualunque perfino adesso, o tra i propugnatori delle Triv e delle Tav, come se  i sindaci in calce non fossero primi cittadini del cemento, autori delle più proterve operazioni di “gentrificazione” tramite l’espulsione dei residenti dalle città per favorire le speculazioni dei predoni immobiliari.

Eppure con una improntitudine insolente il promotore, da ricordare più per le sue candide e infantili interpretazioni televisive, che per le performance manageriali, tutte segnate da proverbiali flop, o per quelle di ministro, firmatario già allora, ma di infami patti stipulati con aziende criminali, insieme all’augusta accolita di marpioni, sigla l’ennesima pretesa di innocenza per il passato e il presente, in qualità di crociati per un’Europa equa e solidale, che a loro quelli di Ventotene gli spicciano casa, rammentando ai tedeschi e agli olandesi,  accusati di boicottare i cosiddetti «coronabond», come dovrebbero comportarsi “i grandi Paesi in occasione di una emergenza”.

Così grazie a un veloce ripasso su Wikipedia (non sono più i tempi del Bignami), alla voce Ue,  hanno fatto una scoperta eccezionali: partner favoriti, come l’Olanda – “un esempio di mancanza di etica e solidarietà”, e la Germania, che pure  anche grazie all’Italia ha potuto evitare il default con il dimezzamento dei debiti di guerra, starebbero  “sottraendo da anni risorse fiscali a tutti i Paesi europei….e a farne le spese sono i nostri sistemi di welfare e dunque i nostri cittadini più deboli, quelli che oggi sono più colpiti dalla crisi”, costringendo gli Stati membri alla rinuncia “a costruire istituzioni forti e politiche sociali e di sicurezza comuni

E dire che qualcuno ha pensato che l’epidemia avrebbe lasciato solo macerie, miseria, indigenza e costi economici e morali, dopo il passaggio dei suoi cavalieri dell’apocalisse, che sarebbe servita ai soliti noti, speculatori, accaparratori e borsaneristi, quelli insomma che dichiarano guerra per poi profittare dei benefits della ricostruzione. Macché ecco qua che come un’araba fenice risorge un’utopia europea che potrebbe appagare l’aspirazione ideale di far convergere in un’unica entità etica e organizzativa, equa e solidale come il cacao, le diverse sovranità statali, alla pari.

A essere maliziosi ci sarebbe da sospettare che sia solo per la sua proverbiale mancanza del più elementare bon ton che in calce all’appello, dietro il quale si intuisce l’immancabile fantasma della Bonino, non ci sia anche la firma di Salvini, a conferma che perfino il sovranismo più bieco e il populismo più ignorante possono essere sdoganati quando arriva l’ora di dare una mano al sistema bancario, alle imprese che si fregano le mani, dopo essersele lavate, in attesa di spartirsi la beneficenza compassionevole dello Stato, alla finanza post creativa che si accinge a nuove bolle, nuovi fondi,  a cominciare da quelli sanitari promossi perlopiù dalle aziende multinazionali che così sfruttano due volte i dipendenti in qualità di lavoratori e di assicurati.

Ci sta bene un po’ di linguaggio bellico per questi signorini della guerra mossa contro di noi, dei molti in trincea obbligata e oggetto di leggi marziali in caso di diserzione o sciopero, che anche così sperano di essere promossi da attendenti a colonnelli sotto la guida del generale della Provvidenza, indicato da tutta la politica italiana, dal Pd alla Lega agli esponenti della critica keynesiana, incantati dalle oscene baggianate esibite per accreditare il suo nuovo corso rooseveltiano.

Il new deal della ricostruzione (è stato nientepopodimeno che Franco Bernabè  a galvanizzarci promettendo che «il virus darà l’opportunità di fare l’Europa» invocando una nuova Bretton-Woods europea) che annovera ovviamente il lancio di “helicopter money”, senza dire che poi le banconote del loro Monopoli le dovremo restituire insieme al conto del carburante, del pilota, del noleggio dell’elicottero, inevitabilmente prevede lo Stato debba assorbire le perdite del settore privato – cancellandone i debiti – nei suoi bilanci, e incrementando il debito pubblico, mentre restano vigenti, o, bontà loro, temporaneamente sospesi, i vincoli dei trattati.

Come i prestigiatori delle fiere di paese credono di imbonirci con le gabole delle tre carte, con l’illusionismo dell’elargizione pelosa dell’aiuto condizionato, erogato eccezionalmente e subordinato a una restituzione maggiorata, pretesa con altri colpi di accetta alle garanzie e alle prerogative dei lavoratori, con altri tagli alle risorse disponibili per la spesa pubblica e le politiche sociali, con altri e più pesanti ricatti alla forza lavoro, sempre più intimorita e precaria per permettere l’ormai consolidata pratica del racket comunitario: la privatizzazione dei profitti a fronte della socializzazione delle perdite.

Alla stregua dei cravattari ci concedono generosamente il prestito.

Ma poi, sotto minaccia, lo dovremo restituire tutto. E con gli interessi della moneta in corso nell’impero, i soldi certo, ma anche i talleri della cessione definitiva dei poteri e della democrazia, della cancellazione dello stato sociale e di diritto, per garantire la salvezza dei rentiers, dei gamblers della finanza, dei croupier della roulette, delle banche assassine,  e la sommersione di chi non era ancora annegato e merita un salvagente già sgonfio.

Altro che helycopter money, sappiamo noi cosa e chi dovrebbe essere scaraventato giù. E, per favore, senza restituirli.


Ho un sogno: Cucù, Renzi non c’è più

>>>ANSA/ OK ALLA MANOVRA, CHIUDE EQUITALIA, +2 MILIARDI ALLA SANITA'Succede alle volte che le bugie, il malgoverno o quello in conto terzi, in una parola l’incompetenza, la cialtroneria e la cattiva coscienza invece di costituire un ostacolo offrono delle paradossali scappatoie agli esecutivi. Se Renzi e i suoi ministri continuano a mentire  sullo stato del Paese, se cianciano di pil e di lavoro come fossero a una gara per dilettanti, se tutti i conti non tornano e la crisi reale rischia di far saltare la riforma della costituzione e l’oligarchia prossima ventura, bé possono volgere a loro favore la situazione che essi stessi hanno creato, possono fare delle illusioni miserabili vendute al popolo la loro corazza. Succede infatti che tutte le previsioni di crescita siano saltate e il governo si trova in un disperato bisogno di soldi:  allora ecco che poche settimane prima del referendum arriva dal ciel mandato una specie di piccolo scudo fiscale che pare tagliare un po’ di unghie ad una delle organizzazioni di strozzinaggio più odiate del Paese, ovvero Equitalia.

Visto che molti cittadini non sono assolutamente in grado pagare sanzioni e interessi gravosi che pesano su contenziosi anche minimi, che la quasi totalità è costretta a rateizzare e molti altri ancora contestano pagamenti in realtà non dovuti, ecco che dopo anni e anni di polemiche mai ascoltate il governo viene loro incontro per cercare di mettersi in tasca subito tutto ciò che può per far cassa e bastonare gli altri ancora di più dopo qualche mese: come in qualche regime sudamericano il governo ha deciso di cancellare solo temporaneamente interessi e more che mediamente costituiscono circa  il 40 per cento del dovuto.  A un patto però: che si paghi tutto il rimanente 60% in quattro rate, accettando la rinuncia ad ogni contestazione entro tre mesi dall’uscita del provvedimento  sulla Gazzetta ufficiale e facendo balenare lo spettro di samzioni an cora più severe per chi non si adegua nei tempi stabiliti. Così si ottengono due scopi: il primo  è quello di mettere mano sul denaro fresco di chi  ha la possibilità di evitare l’incubo Equitalia, senza dover attendere  la goccia delle rateazioni di lungo corso, ma anche evitando i tempi lunghi e l’alea della giustizia nei numerosissimi casi di dispute legali per richieste illegittime, improprie, errate o discutibili che spesso rappresentano un vero e proprio vulnus della legalità, più che un’azione contro l’evasione fiscale. Tutte situazioni nelle quali si raggiungono accordi che di fatto prevedono già oggi sconti al 50 e passa per cento e dunque più favorevoli se si estrapolano le spese. Di fatto la cifra che si spera di incamerare con questo marchingegno è di gran lunga inferiore a quanto viene evaso normalmente e pacificamente dalle multinazionali che operano nel Paese. La seconda è quella di apparire come paladini del cittadino contro uno dei mostri della riscossione i cui criteri di azione sarebbero ritenuti illegali in molti paesi occidentali. Con una fava si raccoglie anche un consenso prezioso per le urne del referendum.

Naturalmente si tratta di una sorta di inganno che favorisce i furbacchioni dotati di soldi e si accanisce invece contro i poveracci in difficoltà: il provvedimento infatti non elimina affatto la parte cravattara di Equitalia, si limita semplicemente a metterla tra parentesi per tre mesi in modo ricattatorio, dopo di ché le cose andranno ancora peggio per chi abbia osato non dare soldi al guappo per coprire le sue bugie. Guappo che non rinuncia a mentire scimmiottando Berlusconi  nella sua televisione privata “Cucù, Equitalia  non c’è più”. Però l’inganno, il trucco  non è facile da spiegare in termini semplici: l’effetto nelle urne ci sarà da parte di quel popolo di bottegai berlusconiani in cerca di partito che ragionano con le parti basse come fossero cani di Pavolv e chiedo scusa a questi ultimi. Ovvero quelli che si sono alimentati con la parte più bassa e grossolana del pensiero unico per cercare un alibi a se stessi. Gli altri, quelli che non concepiscono lo stato come un nemico e non si arrendono al fatto che lo sia diventato, rimangono cornuti e mazziati.

 


Stato in giacca e cravattaro

ludopatia“Il gioco d’azzardo può creare dipendenza, gioca il giusto”. La frase degli spot, letta così a precipizio che nemmeno la si capisce è ormai un  must dell’ipocrisia italiana che pretende di salvarsi la coscienza con una qualche supercazzola. Ma il governo giustamente non ha tenuto conto di questo posticcio appello alla moderazione: su input del ministro dell’interno Alfano e della sua formazione metastatica staccatasi dal tumore principale, è stato varato un emendamento che penalizza i Comuni che si oppongano alla diffusione dello slot machine sul loro territorio.

A pochi giorni dalla discussione di una legge sulla prevenzione della ludopatia, il clan dei biscazzieri e cravattari ha messo a segno il colpaccio: tutto ciò che seguirà sarà solo uno spot da quattro soldi per prenderci in giro. I titolari delle licenze ricattano uno stato stato ridotto alla questua, incapace di riscattarsi, anzi sempre più attirato – per “necessità” naturalmente – nel cono dell’economia opaca. E addirittura il gruppo dei gestori delle slot, dopo aver evitato le multe per le proprie evasioni ormai costituisce un clan che pretende di fare il bello e cattivo tempo: in caso di irregolarità (ma chi le scoprirà mai con questo popò di coperture) potranno continuare a fare casino per tre mesi e dopo potrà subentrare solo chi è già titolare delle licenze. Insomma mafia perpetua.

Ecco il bel risultato della stabilità voluta dal Palazzo, del vecchio che comanda e del nuovo che avanza: rastrellare soldi senza alcun ritegno e bastonare chi per caso si opponga. Sapendo perfettamente che questo significa nuovi drammi, sviluppo dell’usura e dei poteri criminali. Ma chi se ne frega pur di raccogliere qualche spicciolo per far vedere all’Europa che siamo alunni diligenti. Naturalmente Alfano ha avuto molti complici, tra cui 140 senatori del Pd, Scelta civica ( mai nome è stato più menzognero) e altro fritto misto risultante dalle compravendite parlamentari. Ci sarebbe da tiragli le monetine, ma per carità non in segno di disprezzo, solo la giusta mancia “pour les employeurs”.

 


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