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Buio a Mezzogiorno

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ma non sarà che l’ultima analisi sulla questione meridionale risale a gennaio e a promuoverla non è stata la Svimez, bensì la Medusa che ha imposto, sul 40 per cento degli schermi nazionali, il film di Zalone?  salutato come il riscatto dell’industria del cinema dal Ministro dei Beni Culturali?  quell’apologo sulla diversità, non culturale, ma antropologica, tra Nord e Sud, con l’offerta di tutti i più vieti stereotipi sul fisiologico parassitismo del Mezzogiorno, sul ritardo addomesticato dal familismo amorale, sulla beata indolenza a confronto col dinamismo, anche sentimentale, del settentrione, con l’estensione entusiastica tramite Jobs Act nella Padania della precarietà  come energizzante motore di libera iniziativa?

La dice lunga sullo stato di assoggettamento morale e culturale del pubblico all’ideologia di regime, che non è piaciuto solo ai membri del governo, macchè, ci si sono divertite anche le sue vittime, al nord come al sud, se, grazie alla crisi e alla sua cura attraverso il contagio dell’austerità, pareva si fosse finalmente raggiunta l’aspirata unità d’Italia, tutti straccioni, tutti invisi ai ricchi, tutti terroni rispetto al pingue Belgio, alla opulenta Germania, alla potente fortezza europea.

Poi non certo inaspettata come una crudele epifania, una strage va in scena nel Sud d’Italia. Non a caso, il teatro della tragedia è la nostra Grecia in casa, il Terzo Mondo interno, dove, è stata la Svimez a denunciarlo nel rapporto 2015, non Zalone, per il settimo anno il Pil è negativo, dove cresce il divario con il Nord, dove un individuo su tre è a rischio povertà (al Nord una su 10), dove si concentra il 70 per cento delle perdite di posti di lavoro prodotte dalla crisi, dove i soggetti più colpiti sono le donne (solo una su 5 dell’età compresa tra i 15 e i 34 anni ha un lavoro) e i giovani sotto i 34 anni, e quel lavoro è precario, dove è ormai un fenomeno implacabile e irresistibile la rarefazione, o peggio, la desertificazione industriale ( nel Mezzogiorno l’industria manifatturiera ha perso il 35 % della produttività e gli investimenti nel comparto sono crollati di quasi il 60%). E dove il calo demografico (il Sud perderà 4,2 milioni di abi­tanti nei pros­simi 50 anni) va di pari passo con lo spopolamento prodotto da nuove migrazioni. Dove di sa che ci sono già casi di denutrizione, dove si rinuncia a beni essenziali, alle cure mediche, alla scuola dell’obbligo diventata un lusso, compiacendo così le direttive del governo europeo e nazionale, che saranno autorizzati ad  investire sempre meno in istruzione, università, assistenza, ricerca.

A Fermo qualche giorno fa è stato preso a botte mortali un immigrato, il colpevole del delitto è un esuberante tifoso, del quale Giovanardi e Gardini, poi tutto un ampio pubblico di cialtroni, ammette e assolve gli eccessi giovanili, in quando incoraggiati dalla prepotente e invasiva presenza di profughi, forse costretto a reagire con veemenza alla rivendicazione illegittima di dignità del nero, proprio come sarà avvenuto al poliziotto del Minnesota. Facendo intendere qui come in Louisiana, che abbattere uno straniero o un connazionale colorato  è meno grave, in quanto è immeritevole di rispondere all’offesa, meno degno di vivere. E chi lo rimette a posto non è un criminale razzista, ma un interprete di un atteggiamento e di un sentimento comune che ha avuto ed ha autorevoli esponenti in Parlamento.

Così da quelle aule e nelle loro estensioni televisive, si chiede di proseguire nelle indagini, mettendo in dubbio le testimonianze, prima di tutte quella della vedova, dileggiando chi mette in guardia dal germe della discriminazione, mettendo in guardia dal buonismo che condanna gli italiani a “venire dopo” gli stranieri, nelle graduatorie per la casa e per l’accesso ai servizi, che rubano il lavoro, che sono per loro stessa natura e per status, inclini alla trasgressione.

Ma non sono poi molto meglio quelli che hanno percorso la passerella del compianto e della contrizione: sono, infatti,  gli esecutori, democristiani e socialisti, dei comandi di una Europa che fa di razzismo e xenofobia un sistema di governo sovranazionale,  attuando la compravendita di persone con la Turchia finanziata da miliardi di euro. Quelli che si propongono di realizzare nuovi lager perfino in mare e alzano muri e steccati. Quelli che, come in Danimarca, dispongono che gli immigrati paghino una stecca al racket statale sui loro beni, proprio come fanno gli odiosi scafisti che oltre al passaggio sequestrano quel poco che i viaggiatori” portano con sé.  Quelli che contrattano con l’Ue i rimpatri forzati nelle patrie dalle quali i disperati sono scappati con alle costole l’Isis, o sotto le bombe. Quelli che propongono invece nuove frontiere della cooperazione per aiutarli a casa loro, grazie a negoziati commerciali con despoti assassini, tiranni corrotti, sanguinari dittatori.

Il fatto è che quello del governo europeo è un esercizio di discriminazione e repressione che ha legittimato e preparato quello altrettanto feroce compiuto contro i suoi cittadini e i popoli, che diventerà sempre più ferino e crudele, che per dispiegarsi deve anche contare sulla paura, la diffidenza, l’odio e il sospetto, in modo da autorizzare sempre più profonde disuguaglianze, alimentando la persuasione che altri minacciano il benessere, altri tolgono il lavoro, altri come parassiti succhiano le risorse, altri, pretendendo diritti, limitano quelli nostri.

Trovano terreno fertile, tra chi inalberava i cartelli: non affitto ai meridionali, tra chi non è razzista, ma i terroni non hanno voglia di fare nulla, tra chi, in elevate posizioni direttive condanna l’indolenza del Sud coltivata a sole e pommarola ‘ncoppa, tra chi pensa che la mafia e la corruzione siano un fenomeno isolato radicato nel Mezzogiorno, che immigrati interni colpevolmente hanno diffuso in aree laboriose del Nord, tra chi vuole convincerci e si fa convincere che il meridione sia una palla al piede, accidiosa e vittimista, che succhia il sangue della nazione proprio come gli stranieri approfittano dei nostri beni e delle nostre conquiste sociali.

L’Italia sarà quel che il Mezzogiorno sarà, la frase di Mazzini suona tremendamente attuale: due treni che si scontrano in omaggio al populismo privatistico, nell’osservanza della religione della baldoria delle grandi opere, secondo quella perversa pedagogia per la quale dobbiamo meritarci quello che ci spetta e cui abbiamo diritto con l’ubbidienza, la servitù, l’astensione dalla critica, sono la terribile allegoria di un Paese che è già, tutto, un Sud oppresso, depresso e represso, dove non avremo cittadinanza, parola, vita se non ce le riprendiamo, ugualmente stranieri in patria.

 

 

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Quo vado Trump?

1388761049126964771Uno dei segni del nostro tempo e della sua irrimediabilità viene anche dal cinema e, in questo particolare periodo, dal pompaggio senza remore e senza vergogna di un brutto, futile, ripetitivo, noioso remake di Guerre stellari fatto con fondi di magazzino e dall’esaltazione di un filmetto di Checco Zalone, tra i più mediocri dell’intera produzione italiana che in sostanza è una raccolta di sketch per lo più dozzinali confezionato dentro un abito che vorrebbe essere graffiante, ma che è del tutto conformista e corrivo nel suo voler fare il verso agli stereotipi, di fatto uno scadimento, rispetto a produzioni precedenti. Il successo ai botteghini di queste due schifezzette, preparata attraverso campagne mediatiche dirette o trasversali ( ben due case automobilistiche hanno impostato i loro spot sullo zombie di Star Wars ), non lascia dubbi sul degrado di gusto e dell’intelligenza oltreché sull’onestà e integrità dell’universo editorial recensorio.

Adesso che ne posso parlare con cognizione di causa sono assolutamente d’accordo con un articolo di Pellizzetti uscito qualche giorno fa su Micromega, ma lo dico e lo sottolineo come pretesto per commentare una frase con cui si apre la recensione controcorrente; una frase che dimostra come sia difficile, se non impossibile e contraddittorio, “recensire” il mondo attuale senza un ribaltamento dei concetti di valore e società che stanno instupidendo il pianeta. L’articolo si apre con questa frase: “Se di questi tempi un tipo come Donald Trump può essere preso sul serio quale candidato alla presidenza degli Stati Uniti, solo perché si è fatto una barcata di soldi (e non si sa bene in quale modo)… “. Ora in un universo nel quale le disuguaglianze sono aumentate a dismisura, in cui l’uno per cento della popolazione detiene una fetta di ricchezza di gran lunga superiore al restante 99%, in cui tutto questo è considerato naturale, ideologicamente corretto, “scientificamente ” tematizzato  se non addirittura esaltato dalle elites, non vedo cosa possa esserci di più meritorio e appropriato se non l’essere straricco e pieno di scheletri negli armadi.

In realtà Donald Trump sarebbe il candidato perfetto perché non ha bisogno di passare attraverso la flebile mediazione di una politica subalterna ai poteri economici, di fatto selezionata ed eletta attraverso i soldi e i media detenuti quasi per intero da quell’1 per cento dominante. Una bella differenza per esempio con Hilary Clinton che per la candidatura democratica e la campagna presidenziale si deve appoggiare all’apparato militar industriale (vedi qui ) senza tuttavia che gli elettori democratici e i cittadini in generale ne abbiano un qualche chiaro sentore. Egli, al pari di Berlusconi, giocherà sporco aggrappandosi ad analogie primitive ed istintive – sono ricco e perciò vi farò ricchi, non ho bisogno di rubare eccetera eccetera – ma come per il piccolo cavaliere italiano non è detto che farà necessariamente peggio, visto che la mutazione italiana è avvenuta con il pieno consenso delle opposizioni intente ad attaccarlo sul piano personale, ma pienamente consenzienti sul piano politico della distruzione di diritti, di beni comuni e di welfare.

La vera debolezza di Trump  alla fine è proprio questa: quella di stabilire un nesso troppo diretto, visibile e attaccabile tra ideologismo liberista, pensiero unico e potere reale, stracciando il paravento creato dalla ritualità politica e chissà, forse favorendo una maggiore consapevolezza di ciò che è davvero il capitalismo finanziario intento a detassare i ricchi, a negare l’assistenza sanitaria, ad eliminare l’idea stessa di società, anche se nel caso italiano questo non si è affatto verificato, tanto che ci ritroviamo con Renzi. Inoltre le sue grottesche posizioni ultramericane sarebbero un vantaggio per la comunità internazionale che non si troverebbe di fronte ad ambiguità eccezionaliste, colombe fatte volare per nascondere i falchi, falsi terrorismi, veri terrorismi finanziati, ricatti coperti, continue azioni di disturbo, movimenti nazi arancioni teleguidati  e mi fermo qui per non tediare con un elenco lunghissimo: tutto sarebbe più chiaro ed evidente.  Naturalmente non si tratta di un endorsement in favore del miliardario la cui sola presenza in campagna elettorale è di per sé un segno di involuzione dell’impero e dello sprofondo in cui è giunta la democrazia. E’ solo un modo per mostrare che il neo liberismo finanziario buono e ragionevole non esiste, è una fantomatica creatura simile a quella nostrana della “destra europea”, in auge prima dello spread: quando si cerca di far pascolare questo animale mitico, si viene solo trascinati. Magari al cinema a vedere cazzate.

 


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