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Il baccano del nulla

CatturaDecenni di devastazione culturale hanno dato il risultato atteso, ovvero quello di inibire qualsiasi visione diversa da quella neoliberista, qualsiasi antropologia alternativa a quella dell’individuo atomico, qualsiasi prospettiva sociale che non sia prigioniera del mercato e delle sue presunte leggi. Insomma ogni pensiero che non dia per scontato, definitivo, ontologico il contesto economico – politico esistente: si è lavorato duramente e in tutti i campi perché l’impossibilità di pensare secondo prospettive diverse e alternative non solo venisse repressa attraverso l’altezza del rumore di fondo generato dai media pervasivi e la cesura tra cause ed eventi, ma scomparisse dall’orizzonte delle persone che nemmeno più si pongono il problema e si accapigliano sui fatti marginali. Tale mancanza però implica che si crei un succedaneo, un balocco politico, innocuo per il sistema globale, ma in qualche modo capace di evocare lo stesso mondo emotivo dello scontro di visioni e di idee, così come nel quotidiano “pensare differente” è solo uno slogan vuoto di contenuti che non siano una pura forma di mercato.

Il giocattolo in questione è la creazione di un nemico contro il quale combattere, ma per fare un gioco di parole, non controbattere perché in realtà non si tratta affatto di una questione di idee di fondo, ma al massimo di particolari e in effetti la caratteristica dei movimenti di opposizione in questo Paese (e non solo, ovviamente), è quella di essere contro senza essere per qualcosa che non sia già l’ordine costituito. Si è cominciato con il berlusconismo e una lunghissima battaglia che non aveva più un retroterra politico consistente, perché amici e nemici erano entrambi neoliberisti e semmai gli avversari del cavaliere mettevano sul piatto della bilancia solo il ricordo e le suggestione di un’alternativa al capitalismo che tuttavia erano solo ingiallite fotografie di famiglia. Poi sono venuti i Cinque stelle che accanto alla confusa palingenesi informatica in realtà proponevano di mettere pezze al sistema, ma senza avere una prospettiva antagonista: con tutte le buone intenzioni il messaggio era quello di ricucire le falle più evidenti del sistema. Non è che non circolassero idee in qualche modo originali, ma non c’era un contesto di cambiamento di paradigma che facesse da cemento e permettesse di resistere alle enormi pressioni in gioco, non bastava solo avere un nemico, ossia la casta, individuata principalmente nel Pd. E alla prova dei fatti tutto si è sgretolato come sabbia e si cerca vanamente di sostituire il nemico oggi diventato alleato con Salvini: ma è un gioco che dura due volte. Il modus operandi basato su esclusivamente sull’antitesi amico – nemico offre anche il vantaggio di rendere quasi primitivo ogni dibattito perché se non sei con qualcuno devi essere per forza contro, che un must del cretinismo di tutti i tempi.

Quasi in contemporanea nacque il renzismo con la sua Leopolda come se davvero il guappo di Rignano potesse o volesse cambiare qualcosa che non fosse il suo potere dentro il Paese tanto più che si rifaceva apertamente il blairismo, ossia al problema e non alla sua soluzione. E adesso, ancora più in basso sulla precipitevolissima china  siamo alle sardine e alla loro includente vacuità che si nutre esclusivamente dell’essere contro Salvini il quale tuttavia non è che l’altra faccia della loro medaglia. Non possono sfidarlo sul piano degli enormi problemi che incombono sul Paese, sul disagio sociale, sui bisogni, sullo stato sociale  perché solo difficilmente si potrebbe scorgere una qualche significativa differenza, ci si basa solo su incoerenti suggestioni e si dà vita a una rissa da bar tanto più violenta quanto più è insensata. E per colmo di ironia, sia Salvini, sia le sardine amano presentarsi come corrente, quando invece sono trascinati inesorabilmente dalla corrente.  Ma nel vuoto avere un nemico significa pensare di colmarlo, come se bastasse la tensione a riempire di significati e di speranze il nulla: pochi si accorgono invece che questi tentativi finiscono per aggravare il problema e a creare la sensazione che il bon ton e il politicamente corretto o il loro contrario, non siano un plasma gassoso prodotto dal sistema, ma un solido terreno di idee. La spia di questa condizione è il fatto che le sardine usino  Bella Ciao, una canzone tra l’altro  composta a posteriori, nel 47 visto che i partigiani cantavano l’Internazionale per l’orrore di Santori , pur non sapendo un’ acca della Resistenza, non avendo la minima idea che il loro piccolo mondo nel quale rifiutano di crescere è l’esatto opposto delle idee di eguaglianza sociale e di partecipazione collettiva che animò la lotta contro il fascismo. E infatti nulla di tutto questo emerge nei loro discorsi.  Certo questa è spia di una strumentalizzazione così palese e così pro sistema che anche un cieco non potrebbe fare a meno di vedere, ma è anche la prova del’esistenza, concreta e rotonda del nulla. Niente come il non essere ha esistenza nel nostro mondo.


Fanno la festa alle bambine

csm_Balthus_Anna Lombroso per il Simplicissimus

A riconferma che le celebrazioni sotto forma di Giornate, perlopiù a forte contenuto commerciale – memoria, donne, mamme, nonni, babbi – come minimo portano sfiga e comunque pongono il sigillo commemorativo su stragi anche morali, fallimenti, decadenza di valori messi in liquidazione in cambio di bottiglie di cognac, mazzetti di mimose che puzzano di cimitero, scatole di cioccolatini e, peggio, una cena in pizzeria, licenza concessa  una tantum per tornare poi al miserabile trantran,  oggi l’Onu  per il settimo anno consecutivo, celebra la Giornata Mondiale delle Bambine. Per solennizzare la festa con qualche opportuna statistica,  qualche quotidiano   rende noti i numeri  sulla violenza sui minori elaborati per il Settimo Dossier della Indifesa di Terre des Hommes, anche quelli caratterizzati dalle differenza di genere.

In Italia, nel 2017, il 60% degli abusi su minori (quelli denunciati sarebbero 5.788   con un +8% rispetto al 2016 e un +43% rispetto a dieci anni fa, quando erano 4.061) sono ai danni di bambine e ragazze,    Le violenze sessuali, le cui vittime sono per l’84% femmine, sono aumentate del 18% rispetto al 2016. In forte crescita i minori vittime di reati legati alla pedopornografia: +57% per la detenzione di materiale pornografico, +10% per la loro produzione, che coinvolge per l’84% bambine e ragazze. Ma il reato con maggior numero di vittime rimane il maltrattamento in famiglia: 1.723 bambini in un solo anno (+6%). Sono alcuni dei dati Anche gli atti sessuali con minorenni sono cresciuti del 13% e le vittime sono ragazze nel 79% dei casi; la corruzione di minorenni (atti sessuali in presenza di bambini sotto i 14 anni) è aumentata del 24% e il 78% delle vittime sono bambine; la violenza sessuale aggravata (tra cui quella subita da persone di età inferiore ai 14 anni) è in aumento dell’8% (387 casi nel 2017 contro i 359 dell’anno precedente) e l’83% delle vittime sono ragazze o bambine.

E come è ormai d’obbligo, come per le guerre umanitarie e l’esportazione bellica di democrazia, non ci accontentiamo delle nostre imprese in patria e in famiglia:   dei  tre milioni di persone che ogni anno si mettono in viaggio per fare sesso con un minore, circa  80 mila hanno nazionalità italiana,  le loro mete sono   Brasile, Repubblica Dominicana, Colombia, oltre a Thailandia e Cambogia.

Sono passati 45 anni dalla pubblicazione di “Dalla parte delle bambine” quell’ indagine sull’identità sessuale femminile che denunciava come la differenziazione di “destino sociale” fra maschi e femmine  operata fin dalla prima infanzia, persino prima della nascita effettiva dell’individuo non si dovesse  a fattori ‘innati’, bensì ai ‘condizionamenti culturali’, consolidando la convinzione della “naturale” superiorità maschile contrapposta alla “naturale” inferiorità femminile. Allora, a pochi anni dalla Mistica Femminile della Friedan, dall’Eunuco femmina della Greer,  a qualcuno di più dal Secondo sesso di Simone de Beauvoir, liquidato come elegante prodotto letterario di una musa e moglie celebre, il libro fu accolto come una provocazione nostrana, oggi largamente superata. Beh, è proprio come quando si parla di diritti: tutto, informazione politica, scienza, ci vuole persuadere che le nostre sono le conquiste del progresso ormai inalienabili e che in quanto tali non vengono messe in discussione, tanto che ci si può occupare degli optional (ne ho scritto qui:  https://ilsimplicissimus2.com/2018/10/08/verona-il-pd-muore-con-la-vita/) .

Macchè superato, il libro è oggi più che mai attuale quando un Papa unanimemente osannato per la sua attenzione ai diseredati, ai sommersi, ai deboli, tuona contro una legge dello Stato che ospita il Vaticano e che ha avuto la qualità morale di liberare vittime dalla condizione di rischiosa clandestinità e di colpevolezza, dando loro la possibilità di operare una scelta amara e dolorosa senza sentirsi perciò delle assassine, con la stessa protervia con la quale permette ai suoi sacerdoti di sottrarsi a leggi e tribunali dello stesso Stato in attesa di altro, superiore giudizio.

Poco ci vuole per pensare  che, come è sempre avvenuto, la morale confessionale (di qualunque credo) promossa a etica pubblica e come è stato profetizzato dovesse accadere in presenza di una fondamentale perdita di credo dei valori di autodeterminazione e responsabilità personale e collettiva, quella che Sartre chiama “caduta nella libertà, ovvero nel nulla”, dia una mano al riaffiorare di inclinazioni arcaiche e irrazionalo, al recupero e alla trasmissione  di un irrinunciabile schema ideologico che fa risalire le sue norme e istituzioni a precetti a-storici, eterni, garantiti dalla volontà divina o da presunte leggi scientifiche o naturali, quelle appunto del patriarcato, e oggi alla esaltazione di ruoli di genere da rispettare in presenza di uno stato di necessità che ha comportato la perdita di beni, di un benessere che pareva intangibile e che avrebbe dovuto appagare istanze e aspettative, dare spazio legittimo a inclinazioni, permettere l’espressione di talenti.

La chiamano teocrazia di mercato, detta i suoi imperativi costruendo una realtà ad uso del  suo dominio regressivo grazie a nuovi miti che devono occupare il nostro immaginario: l’ossessione dell’identità,
l’edonismo individualista, l’ambizione e la competizione sfrenate promosse a virtù in cambio della fidelizzazione a uno stile di vita nel quale sei sfigato e immeritevole se non entri nella gara con l’intento di vincere perfino la bambolina del luna park. E figuriamoci se gli stessi che i diritti li hanno già acquisiti per privilegio, volontario assoggettamento,  censo, e che imputano all’islam l’incompatibilità con civiltà e democrazia per via di tradizioni che creano, alimentano e perpetuano disparità di genere, non accettano la rinuncia necessaria a diritti, prerogative e conquiste delle donne, in virtù delle loro cifre “naturali”, spirito di sacrificio, altruismo, una certa indole alla gregarietà e alla subordinazione, perfino al conservatorismo e al conformismo ubbidiente per tutelare famiglia, prole e ordinata sicurezza in quella casa, se ce l’ha, nella quale ha l’alto compito di trasmettere inossidabili e indiscutibili valori alle nuove generazioni fin dall’infanzia, combinando riproduzione della specie, con la riproduzione di un modello di società.

Vale la pena di rileggerlo Dalla parte della bambine, o di leggerlo come un documento da rivedere grazie alla diffusione fino alla banalizzazione del pensare intorno alla società dello spettacolo  dove le uniche notizie che fanno notizia, gli unici eventi politici di cui si parla sono quelli riducibili ad esibizione, dove  le persona stesse vengono prese in considerazione solo se si rinviene in loro un aspetto drammatizzato e se esse stesse hanno coscienza di esistere se sono “viste”, se ricevono followers e mi piace e se sgambettano in Tv o rovesciano le fodere della loro esistenza in pubblico, grazie alla  riduzione dell’uomo a merce, una merce di nessun valore in una società dove a contare non erano più i desideri e le aspirazioni dell’uomo, ciò che fa di un uomo un uomo,  ma le ragioni e il valore degli scambi di cose e prodotti animati e inanimati. Dove è possibile per tutti diventare icone di stile, da attaccare alla porta dei teenager insieme al Che, dove è augurabile diventare gadget, perfino “causa” con tanto di braccialettino umanitario e petizione online.

E vale la pena di ricordare oggi Giornata delle Bambine e in questi giorni nei quali qualcuno guarda a lui come a “un meno peggio” degli attuali, di quali crimini di sia macchiato il Cavaliere in quanto puttaniere, certo, ma soprattutto in quanto testimonial di quel modello di vita da Drive in, che ha sostituito la partecipazione con le campagne-acquisto, la tv alla realtà, Forum meglio dei tribunali, i talkshow meglio del Parlamento, la Ruota della Fortuna meglio delle Frattocchie,  coi risultati che conosciamo. Dobbiamo a lui e ai suoi successori entusiasti la annessione della morale al moralismo, della giustizia al giustizialismo, e a lui (prima ancora a quelli della Milano da Bere, e prima ancora ancora all’altro Cavaliere) la spregiudicatezza fino alla trasgressione, che permette di dare un prezzo e comprarsi tutto, deputati, consenso, voti, intelligenze un tanto al chilo, sicari e donnine, meglio se stanno zitte, meglio se la loro disponibilità a entrare nel novero delle olgettine è garantita da zelanti genitori, meglio se sono acerbe, quasi “bambine”.

 

 

 

 

 

 


Declino e implosione di un cazzaro

kRGuGcexuY=--renzi_petrolio_mareDa parecchi anni e forse per primo, vox clamans in deserto ( vedi qui) , questo blog ha sostenuto la pericolosità di Renzi per il Pd e per la società italiana, dal momento che portava a sintesi due universi: il capitalismo opaco e immoralista del berlusconismo con la retorica vuota e il cinismo subalterno, ma vorace della politica politicante. Come si può vedere dai risultati dei ballottaggi ormai l’opera di Matteo sta arrivando a compimento: la vecchia destra dei comprati e dei ladri, degli zoccoli duri da televisione rialza la testa, conquista persino Genova una volta roccaforte della sinistra e altre città di vecchia tradizione democratica, si riallarga nel Paese non per merito proprio, ma per demerito complessivo del ceto politico, per disorientamento dell’elettorato che si trova a scegliere tra offerte politiche identiche, salvo alcune petizioni di principio del tutto astratte, rinnegabili a piacere e con una opposizione pentastellata che sembra altalenante, incerta, retrattile, meno credibile di prima.

Ma cio che è accaduto non è l’espressione di un’alternanza di facciata  come spesso accade nei sistemi maggioritari, è invece la chiara manifestazione della fine ingloriosa della seconda repubblica, per cui non basta dire che ormai l’onda del renzismo è terminata e che nelle reti del Pd  ci sono soltanto alghe dopo che si erano riempite di tonni, a tal punto che i sedicenti dem hanno perso persino a Trapani dove non avevano avversari. Questo è il dato immediato , ma il fatto è che non hanno vinto nemmeno gli avversari visto che la destra ha preso meno voti rispetto al 2013 grazie all’astensione massiccia giunta al 54 per cento di un corpo elettorale che si sente privo di qualsiasi rappresentanza, ma il cui capitale di rassegnazione e inazione sembra in via di esaurimento.

Si ha un bel cercare di rattoppare la realtà con dati frutto di manipolazione o messi nel tritacarne della comunicazione edulcorata: non escono salsicce, ma file di prese in giro che vorrebbero nascondere lo stato preagonico del Paese e il suo essere in preda alla corruzione più selvaggia: tutti sanno benissimo che la disoccupazione reale è drammatica, che i consumi calano, che il debito pubblico aumenta a dispetto di qualsiasi taglio mentre le infrastrutture sono sempre più vecchie e insufficienti, senza che vi siano risorse per modernizzarle. Nessuno può davvero pensare che le forze politiche tradizionali, principali protagoniste di questo epocale disastro possano davvero affrontare la situazione e se si somma l’astensione allo sfilacciamento delle compagini parlamentari, ai localismi incentrati su associazioni o su personaggi, si ha la miscela adatta alla nascita di nuove formazioni politiche con confini diversi da quelli finora praticati. Qualcuno per esempio ha fatto notare che le recenti mosse del commissario Cantone e le sue inaspettate critiche allo sponsor renzista potrebbero preludere alla formazione di un partito delle mani pulite.

Insomma siamo alla decostruzione del sistema politico accelerato dal renzismo e dalla sua vacuità che mette in moto allo stesso tempo nuove aggregazioni e inedite dissoluzioni e che per prima cose pone un enorme problema ai Cinque stelle inconsultamente riavvicinatisi al sistema proprio quando sarebbe stato imperativo rendere più netta l’azione di contrasto, specie sui temi sociali: un cruciale errore strategico che tuttavia racconta non solo di straordinari pasticci nella formazione delle liste, di rese sul sistema elettorale, quasi che si volesse essere cooptati e di una opaca democrazia interna, ma forse di una vocazione irrisolta di vertici più disposti al cachinno che all’elaborazione politica. In effetti la situazione dovrebbe e potrebbe aprire la strada a nuove elaborazioni e formazioni politiche in diretto e non equivoco contrasto con il pensiero unico e i suoi dettami, ovvero a una opposizione radicale e concreta allo stesso tempo, cosa che non si scorge nei tentativi di mettere assieme pezzi residuali della sinistra, profughi dal Pd e quinte colonne del capitale che appare già vecchio prima di nascere e del tutto inadeguato al nuovo panorama spalancato dalle urne.

La situazione del resto è tale che ormai non c’è più molto tempo prima dell’implosione del Paese o la sua occupazione, manu bancaria, da parte della Troika.  Questo è il momento per battere un colpo, sempre che qualcuno ci sia.


Ci risiamo col contratto truffa

contrattoconitalianiQuando Berlusconi cadde per volere europeo e il vuoto di potere fu colmato non da elezioni, ma da manovre di palazzo e da Monti, scrissi che si stava cadendo dalla padella nella brace augurandomi tuttavia di avere torto marcio. Purtroppo in quattro anni non c’è stato un singolo giorno in cui quella sensazione sia stata smentita. E infatti non solo il berlusconismo, le sue prassi e il suo linguaggio sono rimasti nel vocabolario del discorso pubblico, ma ora vengono gravati e aggravati da nauseanti e continue estorsioni politiche.

Non bastava il ricatto sulla buona scuola in cui il destino di molti precari è stato messo in gioco senza ragione alcuna, ma soltanto al fine di spuntarla in Parlamento, ora vengono rispolverati come se nulla fosse tutti i  momenti topici della sceneggiata berlusconiana, dall’abolizione della tasse sulla prima casa al contratto con gli italiani: tornano in corso tutte le insulse perline colorate con cui il cavaliere aveva comprato gli italiani. Ma questa volta la promessa del tutto incompatibile con il quadro finanziario e con le sue obbligazioni, le promesse fasulle sono utilizzate per estorcere un consenso sulle cosiddette riforme, ossia sullo sfascio dello stato sociale, sulla svendita del Paese, sulle privatizzazioni. Qualcosa che costerà ai cittadini molto di più dell’alleggerimento fiscale sventolato davanti ai loro occhi, anche se per pura ipotesi esso fosse davvero realizzato.

Renzi è davvero un personaggio inqualificabile: con questi suoi squittii da twitter, conferma che l’acquisizione di Verdini, suo cappuccio di riferimento, simboleggia la completa identificazione sua e del partito della nazione con il berlusconismo aggravandolo con i metodi ricattatori, con la strafottenza rispetto alla realtà, con la completa acquiescenza ai diktat europei e una sovrabbondanza di chiacchiere. Rimane da chiedersi perché questa uscita proprio ora, in piena estate e senza un obiettivo immediato a portata di mano. Qualcuno ritiene che Renzi pensi ad elezioni anticipate e dunque vista la sconfitta del Pd alle ultime amministrative, si sia deciso a fare incetta di voti a destra usando le stesse tecniche e il medesimo dizionario propagandistico del proprio maestro. Altri ritengono che si tratti solo di una maniera per risalire nei sondaggi ormai avari nei confronti del guappo di Rignano che si trova a dover fare i conti con una ripresa inesistente, anche se ancora spacciata come un medicinale scaduto, con il disastro dell’Expo, con l’esplodere di vicende come quella di Mafia captale o di Crocetta rivelatosi politicante di infimo livello. Insomma non sarebbe altro che un annaspare nel nulla trovando appigli nelle cialtronerie del maestro. Aggiungerei che dopo la vicenda greca il governatore Renzi ha bisogno di scrollarsi di dosso la patina di essere un passivo esecutore di Bruxelles e un  sostenitore a tutto tondo dell’austerità.

Ma questo non vuol dire che rispolverare vecchi trucchi (Berlusconi ha vinto tre elezioni promettendo l’abbassamento delle tasse, senza mai farlo se non per i ricchi) non possa avere il suo impatto su un Paese rimasto berlusconiano e disposto a plaudire all’abolizione di una tassa pur sapendo che gliene arriveranno due più gravose: i cani Pavlov sbavano per l’osso anche se vengono bastonati, come dimostra la vicenda degli 80 euro. Inoltre mentre il significato e le conseguenze delle riforme vengono discusse solo da ambienti ristretti il tema del fisco interessa tutti e dunque l’infame ricatto tra un presunto alleggerimento fiscale e le famigerate riforme potrebbe passare inosservato o addirittura trovare consenso. La sinistra in formazione e le opposizioni pensanti in genere dovrebbero replicare proponendo finalmente una riforma fiscale coerente in grado di liberare risorse attraverso una effettiva redistribuzione del reddito, insomma non con le chiacchiere e no di rimbalzo, ma con un progetto politico. Che purtroppo però rimane di la da venire e pare avere la stessa consistenza ectoplasmatica delle chiacchiere del cazzaro di Rignano.


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