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Archivi tag: armamenti

Comma 22

shutterstock_14964970-600x450-864x400_cSappiamo benissimo come l’oligarchia finanziaria di stampo globalista e alla testa dei processi dell’economia virtuale monetizzata, tema come la peste la possibilità di un appeasement tra La Russia e gli Usa e faccia carte false (in senso sia metaforico che  letterale) pur di evitare questa possibilità, come si è visto prima e dopo il vertice di Helsinki. Eppure gli Usa e il mondo occidentale nel suo complesso non hanno altra strada che ritrovare un modus vivendi con Mosca perché non sono in grado di vincere in un eventuale conflitto  nucleare o convenzionale: si tratta dunque di un paradosso senza soluzione o meglio la cui soluzione passa per profondi mutami politici e di assetto.

La ragione quasi ovvia della volontà di conflitto paradossalmente voluto proprio dagli ambienti del progressismo retorico americano è molto semplice, quasi banale: consiste in quei mille miliardi di dollari del bilancio della difesa di Washington che triplicano o quadruplicano se ad essi si aggiungono fondi non ufficiali, spese statali per la costruzione e l’aggiornamento delle basi,  attività economiche private che sorgono attorno ad esse, “aiuti” da parte di altri stati per costruzione e gestione di basi all’estero, investimenti in logistica e telecomunicazione fatte da privati in cambio di favori nell’accesso agli appalti civili e via discorrendo. Si tratta dunque di un meccanismo che coinvolge milioni di persone dal fattorino all’ingegnere, dal romanziere (anche le case editrici beneficiano di commesse) al mondo no profit che partecipa in maniera vasta e impressionante al banchetto con un effetto moltiplicatore che è poi la base del consenso esplicito alla crescita delle spese militari o comunque del non dissenso verso di esse. Per chi voglia approfondire l’argomento c’è un saggio pubblicato su CounterPunch, The political economy in weapon industry  che purtroppo non credo sia disponibile gratuitamente in rete. Esiste però un problema: questa elefantiasi non avrebbe alcuna giustificazione senza uno stato di conflitto latente con la Russia ( la Cina, sebbene potenzialmente assai più potente, non è storicamente un Paese aggressivo o portato al militarismo e in questo momento la sua arma migliore è la pace): l’80% delle spese militari sarebbe completamente inutile, visto che anche le guerre effettive portate altrove hanno costi marginali al complesso delle spese.

Ora però arriva l’altro snodo essenziale: la Russia un po’ per necessità e un po’ per  cultura derivante dal comunismo si è data, a partire dalla caduta dei filo americani al Cremlino, una struttura completamente autonoma in fatto di cicli tecnologici, di  produzione e localizzazione, riuscendo a rinnovare profondamente il proprio apparato militare con spese irrisorie rispetto a quelle occidentali (tanto più che non deve essere mantenuta in piedi una gigantesca struttura di lobbismo e mazzette), ma soprattutto riuscendo a costruire sistemi d’arma sofisticati che altri Paesi, magari tecnologicamente più evoluti, non sarebbero in grado di realizzare da soli. Nel concreto essa è riuscita a lanciare un programma di rinnovo radicale del suo deterrente nucleare con nuovi missili praticamente a prova di intercettazione per qualsiasi sistema Nato, con la realizzazione di nuovi sommergibili e navi in grado di lanciarli,  con la messa in linea di caccia di nuova generazione che fanno impallidire l’F35 e una panoplia di sistemi d’arma all’avanguardia in qualsiasi settore. La comparsa di queste armi nel conflitto siriano e il loro uso (si pensi ai missili lanciati sulle besi terroristiche da navi al largo del Mar Caspio che hanno avuto come conseguenza anche la fuga dal golfo persico della portaerei Roosevelt e del suo gruppo di battaglia ) sono state un vero choc per gli americani i quali pensavano che questi armamenti sarebbero stati messi a punto o effettivamente realizzati solo fra dieci anni o vent’anni.

Quando dico choc non uso una parola ad effetto perché oggi i migliori analisti militari ritengono in sostanza che non esista alcun divario tra Russia e Nato e che dove questo c’è va piuttosto a favore della Russia. La superiorità americana eredità della guerra fredda appartiene più alla mitologia occidentale che alla realtà concreta visto che in Usa e in occidente l’armamento passa principalmente per gli affari, le lobby, i gruppi di pressione, la corruzione, con il risultato che esso è sempre meno all’altezza delle ambizioni e senz’altro molto al di sotto della sicumera e della prepotenza geopolitica che viene quotidianamente espressa. Il risultato è che lo stato di conflitto permanente attraverso il quale si tiene in piedi questa economia e andando al di là anche un intero “stile di vita”,  in realtà può soltanto abbaiare e ringhiare, ma non può certamente rischiare un confronto diretto anche se fosse possibile ipotizzarlo al di sotto  del livello nucleare. Ci si trova dunque in una situazione chiusa e insensata, da Comma 22,  che non ha soluzione se non il crollo del mondo che l’ha creata.

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Psyco impero

psycho__norman_bates_by_mjloverlizette-d70iinuLo abbiamo già visto durante la seconda guerra mondiale: man mano che le armate tedesche passavano dalla vittoria su tutti i fronti, all’arresto e poi all’arretramento. gauleiter o comandanti militari venivano man mano sostituiti da personaggi più oscuri e compromessi se non surrogati direttamente dalle SS. Lo scopo di questo incrudelimento era manifesto: mostrare che la Germania non avrebbe comunque mollato di fronte a qualche rovescio. Un simile comportamento è stato meno evidente, ma comunque presente in tuti i belligeranti e non costituisce di certo un fatto nuovo nella storia. Anzi ne abbiamo un esempio proprio in questi giorni con la cacciata di Tillerson dal dipartimento di Stato per sostituirlo con Mike Pompeo un ultrà conservatore proveniente in direttissima dal Tea Party e guerrafondaio di chiara fama. Finora era a capo della Cia, ma il suo posto viene preso da Gina Haspel, un personaggio oscuro, che lo stesso New York Time definisce torturatrice e criminale di guerra, essendo stata protagonista nel gestire le camere di tortura dalla Tailandia a Guantanamo : pare che la sua specialità sia il supplizio dell’acqua.

Ci si può legittimamente chiedere il motivo di simili scelte proprio nel momento in cui gli Usa debbono riconoscere il fallimento della campagna siriana, trovare in qualche modo  un accordo con i russi e ridare un ruolo persino all’arcinemico Assad. In realtà è proprio questo il motivo dell’ ascesa dei guerrafondai: i  molti rovesci subiti da Washington negli ultimi anni, non solo la Siria, ma anche il mezzo disastro dell’Ucraina la cui conclusione  è in mano alle armi fornite da Washington e ai reparti nazisti senza dire del rospo che l’amministrazione ha dovuto ingoiare dalla Corea del Nord e questo nonostante le continue campagne pseudo umanitarie che si sono inventati e ancora si inventano con il Goutha . E’ come dire assolutamente non molliamo nonostante le batoste e a garanzia di questo innalziamo al potere della gentaglia che prima magari avremmo nascosto nelle pieghe del governo, così come teniamo in piedi un conflitto così assurdo con Mosca che per essere rivestito di una qualche ragione di bassa lega ha bisogno dell’invenzione di grotteschi attentati a suon di gas nervini  verso anziani spioni da anni in pensione come nel caso di Sergei Skripal o le ossessive campagne di odio nelle quali sono trascinati i servili europei, mai così deboli e impotenti da quando dicono di essere uniti .

Ma c’è un altro elemento via via emerso con chiarezza  in questi ultimi due anni: vale a dire la straordinaria evoluzione degli armamenti russi e cinesi, che senza costare le cifre folli a cui ci ha abituato il complesso militar industriale Usa, si sono dimostrati anche più avanzati di quelli americani e mettono in dubbio la possibilità degli Usa di vincere un’eventuale partita con un ” primo colpo”. Qualche tempo fa  è arrivato il missile cinese antinave ultraveloce, poi il killer satellitare e adesso, come si sa da mesi, anche se l’ annuncio ufficiale è venuto due settimane fa direttamente da Putin, arriva la messa in linea dei missili Kinzhal, non intercettabili dalle difese occidentali e destinati a colare a picco le ex potenti flotte americane, anche senza il ricorso ad armi nucleari. Questo senza tenere conto dei caccia di quinta generazione già operativi, di nuovi corazzati, di una insospettata capacità di guerra elettronica che hanno colto di sorpresa un apparato militare che da trent’anni ha maramaldeggiato con avversari immensamente più arretrati . In poche parole il potere militare americano non è più assoluto, anzi in parecchi settori si mostra ormai arretrato, strategicamente datato e insufficiente alle sfide che esso stesso immagina nei suoi giochi di guerra. Perciò è necessario fare la faccia feroce per far comprendere che non si cederà, che si è disposti a qualunque cosa pur di mantenere una supremazia che è sempre meno nei fatti e sempre più negli atti. Del resto l’elite americana senza il dollaro come moneta universale, senza lo spionaggio industriale a tappeto, senza la prepotenza delle armi che le consente di rapinare e ricattare chiunque, senza il monopolio della comunicazione, sarebbe letteralmente spazzata via: dunque si fa sempre più tracotante, man mano che avverte la propria progressiva debolezza.


I topi hanno smesso di ballare

Barcos-rusos-envian-senal-a-EEUUIeri mi sono indignato per le odi alla guerra –  L’Economist consiglia l’Armageddon – fatte dal più tradizionale organo di stampa del capitalismo finanziario, che invita il centro dell’impero ad armarsi fino ai denti e a minacciare di distruzione tutti i possibili avversari. Ma oggi mi domando come le elites di comando siano arrivate a questo stato di disordine mentale e  di paranoia bellica, quando ancora qualche anno fa l’ipotesi di un conflitto globale era esorcizzato e si inneggiava anzi alla pace sia pure con una buona dose di ipocrisia. Cosa è cambiato, quali nuovi incubi assediano le elites oligarchiche?

Un parte della spiegazione viene fornita dallo stesso Economist che prevede entro due decenni  un mondo impoverito, messo alle corde dai cambiamenti climatici e dai conflitti sociali che non sarebbe più controllabile e metterebbe in forse le classi dominanti. Ma c’è anche un’ altra spiegazione più immediata e concreta che spinge alla follia dei riarmi, ovvero la scoperta che la potenza militare dei potenziali avversari è stata di gran lunga sottovalutata. Non è un caso che il passaggio tra l’auspicio teorico di pace e la scelta in favore della guerra possibile abbia come spartiacque la vicenda siriana nella quale la Russia ha messo in mostra capacità militari del tutto inaspettate per gli strateghi occidentali.  Così come sono giunte inattese le notizie dei nuovi armamenti missilistici cinesi che tanto angustiano la Us Navy. Per due decenni dopo la caduta del muro di Berlino si è pensato che Russia post sovietica disponesse di molta ferraglia vintage, inadeguata a un conflitto reale, così come si riteneva che la Cina sarebbe stata molto più lenta nell’evoluzione dei sistemi d’arma e non sarebbe stata in grado di produrre missili antinave così veloci da non essere intercettabili.

Dentro questa convinzione di fondo che dava il gatto per malato, in Usa, ma anche in altri Paesi occidentali hanno ballato i topi delle lobby dell’industria bellica, facendo soldi a palate non soltanto grazie alle guerre per la democrazia e contro il terrorismo, ma anche se non soprattutto con commesse e progettazioni inutili e condotte con superficialità in vista dei facili profitti piuttosto che alla luce delle esigenze reali. Tanto alla fine chi poteva dar fastidio agli Usa e al suo complesso bellico? Un esempio di scuola di tutto questo lo ritroviamo nell’F35, quello che doveva essere il caccia di quinta generazione e che le prende sonoramente dalle macchine di due generazioni precedenti. Un flop gigantesco, peraltro anche imposto agli alleati che dovranno pagare cifre strasferiche per ognuna di queste mediocri macchine in maniera da garantire alla Lockheed incassi astronomici non più coperti in patria vista la continua riduzione delle commesse. La vicenda sta diventando fonte di enorme imbarazzo per il Pentagono, ma di fatto è un esempio concreto di capitalismo all’ultimo stadio che ha prodotto effetti del tutto inattesi: la valanga di finanziamenti bellici, così esorbitanti rispetto a tutto il resto del mondo, è stato meno efficace di spese molto inferiori, ma oculate e strategicamente coerenti.

Tutto questo è divenuto palese con l’intervento russo in Siria dove si è scoperto che Mosca dispone dei migliori missili antiaerei in campo e di qulche sistema d’arma più sofisticati rispetto a Washington, capaci di bloccare le centrali di tiro elettroniche o di lanciare missili a medio raggio e di grande precisione da battelli grandi meno della metà degli analoghi americani. Insomma si è visto che pur con tutta la forza messa in campo, l’esito di un conflitto contro una vera potenza sarebbe molto più incerto di quanto si ritenesse in precedenza e che forse ha suggerito di procedere col golpe ucraino nella convinzione che la Russia si sarebbe così intimorita da non fare nulla.

E dunque l’invito dell’ Economist a un riarmo Usa, per quanto grogttesco possa parere,  deriva anche dalla riscoperta dell’avversario e anche da fatto che è ormai difficile ipotizzare superiorità tecnologiche di lungo periodo. Insomma è stato come quando la Russia sperimentò nel ’49 le prime atomiche, cosa ritenuta possibile solo nell’arco di altri dieci anni. Solo che tutto questo attivismo bellico non fa che mettere in guardia gli avversari e costringerli a loro volta a un riarmo. Insomma se il mondo e le stesse popolazioni non sono più affascinati dai magnifici e progressivi destini del neo liberismo, che guerra sia.


Siria, ragioni di una vittoria

5036091Alle volta sembra di sognare e ci si darebbe dei pizzicotti per svegliarsi. Ma regolarmente ci si accorge che è tutto maledettamente vero, che la realtà è diventata uno sceneggiato. Non parlo del fatto che gli Usa abbiano in sostanza obbligato Al Qaeda e i gruppi di mercenari “democratici” di attaccare con tutte le forze rimaste e le armi concesse le truppe siriane fra il confine turco e Deir Ezzor nel tentativo peraltro fallito di riprendersi la città, ma soprattutto per cercare di impedire che le truppe siriane riconquistino i pozzi di petrolio che sorgono sul legittimo territorio siriano. Sono state persino aperte le dighe sull’Eufrate per aumentare la portata d’acqua e dunque rendere più difficile ai siriani il passaggio del fiume anche a costo di danneggiare gravemente le popolazioni. Ma già ci sono molti reparti al di là del fiume.

Del resto che gliene frega agli “eccezionali”? Ma non è certo questo doppio, triplo, quadruplo gioco americano e occidentale che può stupire essendo diventato un modus vivendi et operandi, quanto l’assoluta oscurità del quadro generale che regna nelle cosiddette opinioni pubbliche occidentali, ormai pastorizzate dai media main stream. Due settimane fa un alto ufficiale francese, Michel Goya, assistente del capo di stato maggiore per quanto riguarda i “nuovi conflitti” e insegnante dell’Istituto strategico della scuola militare ha pubblicato un breve saggio di 15 pagine ( qui per chi conosce il francese o vuole scaricare l’intero testo in Kindle) in cui analizza lucidamente i motivi per cui i russi con un dispiegamento di mezzo molto inferiore a quelli occidentali e spese cinque volte inferiori hanno colto un enorme e inatteso successo.

L’ufficiale oltre a sottolieneare l’efficienza degli armamenti russi, ma anche la capacità di creare adattamenti per le situazioni in atto senza i costi colossali che questo comporterebbe in occidente, sostiene che il successo russo è principalmente dovuto al fatto di avere obiettivi chiari e di perseguirli con coerenza e senza esitazioni, cambiamemti di strategie e di tattiche: quando ha deciso di intervenire in Siria lo ha fatto con un dispositivo militare limitato, ma completo, senza intraprendere la via della lenta escalation. Ora si potrebbe facilmente controbattere osservando che in realtà l’obiettivo occidentale era solo in parte Assad, ma in generale proprio la creazione di caos necessario a riedificare la realtà mediorientale in un nuovo sussulto colonial – petrolifero. Del resto dover nascondere la mano dietro supposte guerre civili e un confuso esercito mercenario, fingere di combattere l’Isis, nato dalle costole di queste armate improvvisate, ma farne al tempo stesso il fulcro strategico di questo disegno,  non è davvero facile.

In effetti ciò che manca all’analisi di Michel Goya  o che in qualche modo deriva dalle sue osservazioni nascoste fra le righe come un convitato di pietra, sono per l’appunto le ragioni per cui gli occidentali e nel caso specifico i francesi fossero in Siria e le motivazioni  della resistenza di Assad del tutto inesplicabile e incoerente alla luce della narrazione occidentale perché evidentemente favorita da un sostegno popolare che si è voluto sempre negare. La lucidità dell’analisi sul campo si scontra dunque con l’assoluta insensatezza e indeterminazione del contesto o con l’impossibilità di rivelarlo. Ma che alla fine salta fuori lo stesso quando l’ufficiale riconosce che l’arma vincente e decisiva usata dai russi a partire dal 2016 è stata la creazione di un centro di riconciliazione dedicato alla diplomazia della guerra, alla tutela dei nemici sconfitti e all’ aiuto della popolazione in sinergia con il governo, l’Onu e qualche Ong. Questo modello dice il sostanza Goya, si pone in completo contrasto con quello occidentale tutto votato alla distruzione del nemico e non alla trattativa: lascia che sia il lettore a dedurre a quale punto di non ritorno e di disonore siano arrivati gli Usa e il loro codazzo di valletti europei. Per cui ci sono sì ragioni di indirizzo politico e militare, di tattiche e di mezzi, ma l’occidente è stato principalmente sconfitto dalla sua tracotanza e dal suo abbandono della civiltà, proprio quella che vorrebbe asserire di voler portare.


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