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La vittoria mutilata

Mosca-Giornata-della-vittoria-07-1000x600Stavo cercando un seguito al post di ieri  Huawei e lo Sputnik  nel quale il lettore intelligente ha certamente intuito come la vicenda, del tutto disomogenea e contraddittoria rispetto alla narrazione del capitalismo globalistico, rappresenta una pietra miliare nel declino dell’impero o comunque una sua chiara manifestazione, anche se i più la prenderanno come una dimostrazione di potere. Così per contrasto ho pensato di collegarlo al punto di massima espansione del combinato disposto Usa – neoliberismo che possiamo situare negli anni in cui la macchina del consenso occidentale ha completamente eliminato il fondamentale contributo sovietico alla vittoria sul nazismo, ovvero nei primi  anni ’80, quando già Mosca declinava. Ne parlo perché siamo a maggio ed è  il 9 maggio che viene festeggiata in Russia e in parecchie delle ex repubbliche dell’Urss la festa della vittoria, salvo che  nelle zone di influenza occidentale dove semmai si celebra il nazismo.

Ora chiunque abbia voglia di studiare la storia seriamente, cioè su testi rigorosi e documentati, abbandonando tutto l’immenso ciarpame da  propaganda popolare sia televisivo, filmico che scritto, sa che il contributo sovietico è stato più che fondamentale per la vittoria: il 90% delle perdite della Wehrmacht si è avuto sul fronte russo, dove peraltro era concentrato l’80%  delle truppe tedesche, quasi 300 divisioni. Senza questo presupposto non sarebbe stato possibile nessuno sbarco in Normandia o in Italia perché migliaia di aerei, di panzer e centinaia di divisioni sarebbero stati disponibili sul fronte occidentale dove pure gli alleati sono avanzati a passo di lumaca nonostante un’assoluta superiorità di mezzi e di uomini, subendo diversi rovesci e correndo persino il rischio, in diverse occasioni, di essere ributtati a mare. Anzi secondo una ipotesi storica che si basa anch’essa sulle documentazioni disponibili e sulla dinamica degli eventi, lo sbarco di Normandia fu attuato in tutta fretta proprio per evitare che i sovietici investissero tutta l’Europa visto che l’avanzata russa si era rivelava molto più veloce del previsto e probabilmente, ma questa è una mia convinzione, non auspicata dai responsabili occidentali che invece speravano in un logoramento di entrambe le parti per prendere poi due piccioni con una fava.  In un certo senso il celebrato sbarco fu quasi un’operazione che prefigurava la guerra fredda. Ma anche senza arrivare a questo la totale esclusione della Urss da quella vittoria è stata la dimostrazione di un imperialismo rampante che si serve disinvoltamente della manipolazione storica, resa facile grazie al possesso dei mass media. Si è arrivati persino ad escludere Putin dalla cerimonia per il  70° anniversario festeggiamenti per la liberazione di Auschwitz che, manco a dirlo era stata liberata dai sovietici a dispetto della Vita è bella e dei giullari alla corte imperiale. E che dire delle repubblichette fascio baltiche dove è addirittura vietato celebrare la vittoria russa mentre si può tranquillamente andare in strada con la croce uncinata?

Così le nuove generazioni, già abbondantemente deprivate di una decente cultura generale, non hanno la minima idea di tutto questo, anzi non hanno nemmeno idea dell’evoluzione storica, abituati nel migliore dei casi a pensarla come una serie di “eventi” come fossero serate in discoteca con l’immancabile tamarro televisivo. Ad ogni modo sono passati circa quarant’anni tra questa silenziosa esclusione della Russia dal mito fondativo della guerra, pronuba del resto delle sanzioni e la rumorosa guerra commerciale alla Cina per tentare di vincere con la forza e non con l’intelligenza la battaglia tecnologica, hanno segnato un apice di potere e un abisso culturale.


Il giorno dimenticato della vittoria

08 Berlino_45Proprio in questa giornata, 71 anni fa, la Germania nazista  firmava ufficialmente la resa con l’Unione sovietica ed è in ricordo della vittoria nella grande guerra patriottica  che si svolge la tradizionale nella piazza rossa. Sono passati molti anni, non abbastanza da erodere il ricordo e l’entusiasmo in Russia, quanto basta per aver deformato la memoria degli eventi in Occidente con la sostanziale espulsione dell’Urss da novero dei vincitori del nazismo, sufficienti per non limitarsi alle celebrazioni e cominciare a vedere le cose col senno e l’esperienza di poi.

In realtà la data del 9 maggio è piuttosto stravagante se si pensa che  il 30 aprile era morto Hitler, il 2 Berlino era completamente caduta e non esistevano più truppe sufficienti per ritardare in modo significativo l’avanzata dei russi, il 5 il governo provvisorio dell’ammiraglio Doenitz aveva decretato la fine della guerra sottomarina. Ed è in questi giorni che si assiste a un progressivo balletto di rese proprio sul fronte occidentale dove gli alleati angloamericani avanzavano a fatica, in mezzo a rovesci incredibili come quello dell’operazione market garden e dopo che appena tre mesi prima una controffensiva tedesca li aveva quasi circondati: il 2 a Berlino liberata dai russi, i generali Kurt von Tippelskirch e Hasso von Manteuffel, comandanti delle truppe a nord della capitale si arrendono agli americani che non erano ancora giunti sul teatro delle operazioni, anzi erano lontanissimi. Il 4 avviene la resa  agli alleati delle truppe di stanza in Olanda Danimarca e Germania nord occidentale, il 5 si ha persino la resa agli americani delle truppe di stanza in Boemia, dove i soldati a stelle e strisce non arriveranno mai . Ma la data chiave è il 6 quando alle 18 si arrende ai russi la fortezza di Breslavia, oggi in Polonia chiave di uno schieramento difensivo che si sperava potesse ancora contenere in qualche modo il grosso delle truppe sovietiche. Un’ora e mezzo dopo la caduta del baluardo il generale Jodl, su indicazione di Doenitz, arriva a Reims, circa duemila chilometri più a ovest per trattare la resa di tutte le truppe tedesche del fronte occidentale con gli emissari di Eisenhower. Dapprincipio il comandante tenta di porre delle condizioni facendo intendere  che le stesse truppe dopo la resa agli americani avrebbero potuto essere spostate per continuare ad opporsi ai sovietici.

L’offerta è interessante, è sulla linea di Churchill, ma è ormai inconsistente, poco più di un bluff e così Eisenhower pretende e ottiene una capitolazione totale che gli permette di avanzare a tutto spiano semplicemente minacciando di chiudere le linee occidentali e costringere le truppe tedesche rimanenti ad arrendersi ai russi. Anche questo era un bluff, per nulla al mondo gli americani ancora appena al di là del Reno, salvo che in Bassa Sassonia  e in Renania Palatinato, avrebbero permesso che gran parte della Germania fosse presa dai russi. Ma era ormai troppo tardi per trattative che avrebbero avuto un senso ancora pochi mesi prima, così Jodl in tarda notte firmò concordando la cessazione delle ostilità per le 23 dell’8 maggio. Solo il giorno successivo ovvero il 9 il generale Keitel, fedelissimo di Hitler al punto da essere chiamato Lakeitel, cioè lacchè, firmò la resa nelle mani di Zukov.

Tutto questo non per evocare sia pure a volo di uccello gli avvenimenti che hanno portato a una differenza di data nel giorno della vittoria in Europa tra anglosassoni e Russia, ma per mostrare che già nel corso della guerra lo scontro era plurimo, da una parte contro la Germania, dall’altro per contenere la Russia e il possibile contagio comunista. La speranza di una rottura fra gli alleati a cui si aggrappavano, di fronte alla palese sconfitta i gerarchi nazisti nell’ultimo anno, non era poi del tutto insensata visto che in effetti era già in atto una guerra fredda durante la guerra guerreggiata. E oggi  il tentativo di escludere completamente il decisivo apporto sovietico  alla sconfitta del nazismo, testimonia chiaramente di queste dinamiche.


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