Paura del virus o paura della pace?

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Adesso sappiamo perché la signora Merkel aveva voluto chiudere tutto nel periodo di Pasqua, per poi rimangiarsi il provvedimento draconiano di fronte alle forti proteste che hanno attraversato il Paese: l’ennesima misura o per meglio dire abuso pandemico non aveva nulla a che fare col Covid, ma contro le oltre 200 manifestazioni per la pace che erano già in programma per i giorni delle festività. E naturalmente dire pace significa automaticamente mettere sotto accusa la Nato e la sua scellerata aggressività nonché  protestare contro l’aumento vertiginoso delle spese militari che in Germania dovrebbero raggiungere i 53 miliardi. “La situazione non è mai stata così impegnativa dopo la guerra in Irak del 2003” spiega Lühr Henken del coordinamento pacifista di Berlino e portavoce del Consiglio per la Pace tedesco e prosegue: “l’atteggiamento dell’Occidente verso la Russia e la Cina sta diventando minacciosamente conflittuale, e si stanno costruendo dei capri espiatori.”

Era questo che il governo tedesco voleva nascondere sotto il comodo tappeto delle misure sanitarie che poi suonano come un’offesa alla scienza epidemiologica. Certo mettere in piedi delle misure eccezionali potrebbe sembrare eccessivo per impedire qualche corteo pacifista, anche pensando che la protesta poteva saldarsi al tema delle libertà negate per inseguire una palese menzogna pandemica  ma bisogna sempre riferirsi alla particolare situazione della Germania che vuole ad ogni costo difendere il gasdotto North stream 2, inviso all’amministrazione americana e dunque cerca di compensare questo sgarro con una formale devozione all’alleanza atlantica, ai suoi programmi di riarmo e alle sue psicosi: mostrare come la russofobia sia osteggiata da una parte della popolazione con il pericolo di mettere in forse i futuri programmi militari potrebbe essere imbarazzante. Come del resto sono imbarazzanti gli esiti del ventennio merkeliano.  


La trinità contro il Sud

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Mettete tre cervelloni, molto compresi dell’incarico attribuito loro da una non meglio identificata divina Provvidenza impegnata a donare la salute tramite pozioni miracolose, mettete un altro amministratore altrettanto concentrato su se stesso e sul suo ruolo dominante costretto malgrado la progressiva erosione della democrazia a tenere nel debito conto le leggi del consenso elettorale, mettete un popolaccio, più incline a farsi comandare che a farsi educare, che vive nell’incertezza grazie a imperiosi quanto confusi  precetti e imposizioni e avrete un’allegoria plastica e esemplare delle complicate relazioni tra governo centrale, regioni e cittadini.

I tre sono Draghi e i fidi Speranza e Figliuolo, e va a sapere chi è lo spirito santo, l’altro è il presidente dalla Campania  che minaccia di non seguire le direttive del governo sulle priorità della campagna vaccinale, annunciando di voler mettere in sicurezza, dopo gli ultra-ottantenni, le attività economiche regionali più esposte come il turismo. E, per un giorno, ci informa la Repubblica, sale la temperatura del conflitto con Palazzo Chigi. La cui risposta roboante arriva dopo un lungo vertice tra i magnifici tre: “il governo non tollererà decisioni da parte delle Regioni che deroghino dai criteri stabiliti dal piano vaccinale nazionale“.

“Non ci saranno eccezioni»,  che possano ostacolare il processo affidato al generale costretto a ridurre le sue immaginifiche previsioni di 500 mila dosi giornaliere al più modesto traguardo di 300 mila somministrate secondo metodi tradizionali, con bandi per arruolare gli specializzando come vaccinatori e non con lo sforzo bellico promesso: sparare le dosi sugli ignari passanti volenti o nolenti. E grazie al quale si capirà “se il nostro Paese riuscirà a raggiungere una quota di vaccinazioni giornaliere in grado di avvicinare o quantomeno rendere distinguibile il traguardo dell’immunità di gregge”. Un obiettivo “garantito” dall’arrivo  tra il 15 e il 22 aprile di  4,2 milioni di dosi, dei quali tre  sono targati Pfizer – in due tranche da 1,5 milioni – circa mezzo milione di AstraZeneca, oltre 400 mila di Moderna e 180 mila di Johnson & Johnson, su cui pende la minaccia di altri casi di accertati effetti collaterali.

Per conseguire questo traguardo l’Esecutivo ha addirittura valutato di inviare personale sanitario e nuovi mezzi in alcune Regioni in difficoltà nella gestione della campagna.

E a voi indovinare quali: Calabria, Basilicata, Sicilia e Campania.

Si proprio i fanalini di coda, quelle geografie che pesano come un fardello sulle spalle di un Nord che si sente volonterosa propaggine del pingue Belgio come si diceva quando l’Europa carolingia faceva l’occhietto alla Lombardia meritevoli di una annessione non solo simbolica,  quelle aree in perenne ritardo economico, sociale e culturale malgrado tanti sforzi siano stati fatti per favorirle e emanciparle con una lungimirante industrializzazione che porta i nomi di Fiat o Riva, e quelle popolazioni che per indole parassitaria, corruzione, familismo e clientelismo hanno legittimato la decisione affidata già in anni lontani all’attuale Presidente del Consiglio di espropriarle, svendendo beni comuni e gioielli di famiglia.

“Non ci saranno eccezioni”, la ferma e vibrante reazione alle intemperanze di De Luca non lascia margine a dubbi: se alcune amministrazioni si renderanno colpevoli di irresponsabile insubordinazione,  le eventuali ordinanze dei governatori verranno impugnate di fronte alla magistratura amministrativa per farne dichiarare la nullità.

Avete visto che non c’era da niente da temere? Non solo il governo in carica agisce nel segno della continuità col predecessore, ma dimostra uno straordinario attaccamento e un lodevole rispetto per la tradizione, quella che sa bene che se al Settentrione spetta la carota, il Meridione merita il bastone.

Non è bastato che la Lombardia abbia trascinato tutto il Paese nel rovinoso baratro del lockdown in modo che la sua pena fosse condivisa e non permettesse il rovesciamento di antiche disuguaglianze, non è bastato che le regioni del Nord, quelle che pretendono spazi secessionisti di autonomia anche in materia sanitaria, abbiano registrato performance criminali combinate con accertati intrallazzi nel contesto dei brand pandemici, non è bastato che proprio là si coltivassero quei principi ideali secondo i quali assistenza e salute devono essere prerogativa di chi produce, guadagna e spende, non è bastato che non sia stato neppure ipotizzato il commissariamento del  vergognoso vertice regionale, macché, perfino le intimidazioni, i ricatti e le minacce diventati   sistema di governo procedono dall’alto in basso, da su in giù.     


Estremismo vaccinale per distrarre dall’assurdo

FOTO-CENTRI-VACCINAZIONEIn questi giorni ho visto passare una specie di sondaggio proposto da un sito covidiano che invita a rispondere ad alcune domande sui vaccini e che  svelano tutto il marchingegno retorico e psicologico utilizzato per la pandemia narrata. Le posizioni a cui aderire con un segno di spunta erano le seguenti: 

  • Mi vaccinerò e accetterò qualsiasi vaccino. Non ho alcun timore
  • Mi vaccinerò e accetterò qualsiasi vaccino. Avrei un po’ di timore solo se dovessi vaccinarmi con AstraZeneca
  • Mi vaccinerò, ma non con AstraZeneca
  • No al momento non mi vaccinerò forse lo farò in futuro quando saranno disponibili più dati
  • Non mi vaccinerò né ora né mai. Non credo nei vaccini

Ora la prima e l’ultima posizione rispondono esattamente alla rozza semplificazione del reale che oggi consente a Big Pharma di imporre i suoi affari miliardari con vaccini sperimentali dalle conseguenze sconosciute e dalla scarsa efficacia. Il valore o il disvalore di un vaccino, come resto di qualsiasi farmaco o pratica medica, non sono mai assoluti e consistono in un approccio che valuta rischi, benefici e opportunità per ogni singola persona. Vaccinare contro il morbillo un bambino o un un ottantenne che magari ci lascia le penne è una cosa assolutamente diversa come ognuno può comprendere, eppure si tratta dello stesso vaccino. E’ opportuno vaccinare contro una malattia esantematica  bambini che vivono in un ambiente dove le cure mediche sono evolute, con un rischio se si vuole minimo, ma anche con l’alea che il sovrapporsi di molte vaccinazioni abbia nel tempo conseguenze inaspettate e ancora non del tutto comprese, quando il rischio di gravi conseguenze è bassissimo? Sempre il morbillo insegna che può essere anche letale nei campi profughi e durante le guerre, mentre in condizioni normali la mortalità è quasi nulla, perché essa è di solito legata non alla malattia in sé, ma alle complicanze che normalmente possono essere prevenute in ambienti familiari dove l’accudimento non manca. Di fatto in Italia la mortalità per morbillo  sotto i cinque è 0  dalla fine degli anni ’70, quindi assai prima della diffusione di vaccini e magari il trucco è presentare delle statistiche generali che appunto confondano il rapporto rischio, opportunità e beneficio.

Naturalmente questo è solo un esempio che ho scelto per mostrare come Big Pharma abbia sfruttato una certa radicalizzazione del discorso, strumentalizzando l’area no vax che comunque era se non marginale, di minoranza per creare una massa acritica di si vax ad ogni costo che oggi sostengono ogni forma di dittatura sanitaria a fronte di vaccini che sono del tutto inutili visto che non consentono di interrompere la trasmissione del virus, né di ammalarsi a fronte di una malattia nel 95% dei casi è  asintomatica o quasi. Insomma si supera tutta l’enorme contradizione di vaccini che servono a poco o nulla, che anzi paiono aumentare i contagi e  che hanno fatto le loro vittime, proprio facendo leva sull’esistenza di posizioni radicali anti vaccini che a sua volta radicalizza e motiva i si vax . E’ tipico  servirsi degli avversari per ottenere consenso e cancellare così dietro un impianto ideologico – fideistico  tutta l’assurdità di una situazione. 


Noi in galera e loro se la spassano

16097_rexclubdisco-minLa gente normale è confinata a casa, deve vedersela con mascherine, distanziamenti, segregazioni e con lo spettro della disoccupazione mentre loro, gli appartenenti alla razza padrona che ha messo in piedi questo carcere universale  se la spassano senza problemi, senza maschere, senza coprifuochi, senza le misure che hanno imposto agli altri: loro sano benissimo che sono sciocchezze, che non c’entrano un fico secco con la salute, ma con un tentativo di radicale ingegneria sociale, anzi per dir meglio armi di distruzione di massa per la loro lotta di classe al contrario. Così è capitato che il canale televisivo francese M6 ha scoperto che ministri, politici e personaggi famosi partecipano a cene clandestine e adunanze private in cui non ci sono maschere o altre restrizioni dovute al virus. La questione è ancora più scandalosa se si tiene conto che in Francia bar e ristoranti sono chiusi da ottobre..

I giornalisti di M6 hanno hanno usato telecamere nascoste per riprendere ciò che si svolge in queste oasi protette dalla follia pandemica e hanno trovato menù per la cena del valore compreso tra 160 e 190 euro, camerieri e clienti senza maschere e ovviamente, senza rispettare alcun tipo di distanza di sicurezza. Una delle persone catturate nel video arriva a dire: “ Una volta varcata la porta, non c’è più il coronavirus. Vogliamo che le persone si sentano a proprio agio. Questo è un club privato ”. Dopo che è scoppiato lo scandalo il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, ha dichiarato tramite il suo account Twitter: “A seguito del rapporto M6, ho chiesto al prefetto della polizia di Parigi di verificare esattamente i fatti” ma si tratta di pure parole tra l’altro nemmeno affidate a qualche canale ufficiale, ma a un social. Del resto qualcosa bisognava dire qualcosa  dopo il Consiglio di stato  ha stabilito  che “Ai francesi vaccinati è vietato viaggiare perché portatori del virus”.

Nell’ordinanza del 4 febbraio scorso e in quelle successive a seguito di vari contenziosi, tra cui l’ultima del 1° aprile, data oltremodo significativa, si ribadisce che il vaccino non impedisce di essere portatore del virus  e non impedisce la sua trasmissione, non protegge dal contrarre l’infezione e dunque non esonera i vaccinati dal confinamento, dal distanziamento e dalla mascherina. Insomma una vera pagliacciata. 

E intanto loro


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