Qualche volta leggere fa bene, anche se si ha l’impressione che le amministrazioni americane non siano poi così dedite a questo tipo di esercizio intellettuale: di solito si tratta di ricchi rampolli che hanno frequentato le illustri università americane le quali  spesso sono semplicemente degli “elitifici”, ossia luoghi dove le persone vengono unicamente formate a far parte della razza padrona e contemporaneamente vengono intellettualmente sformate per sempre.

Però ogni tanto dedicarsi a un libro fa bene e ancor meglio un libro che tratta di quella guerra di cui gli americani sono i maggiori esportatori mondiali, insieme alle sanzioni che ne costituiscono il côté preparatorio. Dovrebbero per esempio leggere un passo di Guerra e Pace, romanzetto di un tale Tolstoj che disgraziatamente non figura nelle classifiche dei libri più venduti e nemmeno è un legal thriller, nel quale si dipinge alla perfezione il senso di un’epoca, dei suoi oscuri personaggi e dei presagi che si accumulano: “Nelle battaglie precedenti aveva considerato solo le possibilità di successo, ma ora si presentavano innumerevoli sfortunate occasioni, e lui le aspettava tutte. Sì, era come un sogno in cui un uomo immagina che un mascalzone stia per attaccarlo e alza il braccio per sferrargli un colpo terribile che sa che lo annienterà, ma poi sente che il suo braccio cade impotente e inerte come uno straccio, e l’orrore di una distruzione inevitabile lo coglie nella sua impotenza.” Certo Tolstoj parlava di Napoleone e non di un corpulento energumeno con i capelli tinti nonostante i quasi 80 anni, Ma vale stesso per chi lo circonda e per una classe dirigente imbarbarita, al di là delle divisioni politiche, anche ammesso e non concesso che sia stata mai davvero civile. Volevano incendiare Mosca e distruggere il nemico e non ci sono riusciti, anzi hanno preso un sacco di mazzate, adesso vogliono annientare Teheran e non ci stanno riuscendo.  C’è sempre una Beresina in agguato.