Nelle democrazie formali, ma ormai tradite nelle quali viviamo, le elezioni tendono ad avere una funzione strumentale oltre a quella rituale importante per chi ancora crede che la democrazia consista solo nell’andare alle urne. E ora abbiamo anche un un uso bellico del ricorso alle urne: Zelensky, preso a pesci in faccia da Trump, ha fatto il giro delle capitali europee dove ancora lo accolgono, magari non più come un eroe, ma come compagno di corruzione e dopo queste consultazioni se ne è uscito con un proposito fino ad ora mai espresso, ovvero quello di far tornare gli ucraini alle urne per rieleggere un presidente e un parlamento. Come dicono i sondaggi, spesso inaffidabili in tutto l’Occidente, ma davvero surreali in Ucraina, non avrebbe molte chance di rimanere al potere, anche se ovviamente sarebbero elezioni fortemente condizionate dai nazisti in armi che di fatto controllano la politica, mentre sorge l’astro di Zaluzny, l’ex capo dell’esercito, esautorato un  anno e mezzo fa dallo stesso duce di Kiev e ora ambasciatore a Londra. Lui è l’uomo che potrebbe garantire la continuazione della guerra, o meglio la continuazione di un inutile massacro.

Di certo ai guerrafondai un cambiamento al vertice di questo tipo converrebbe, non fosse altro che per cancellare, anche se solo a parole, il peso della corruzione stratosferica del regime ucraino che oggi sono costretti a minimizzare e persino a giustificare. Dal momento poi che i servizi occidentali hanno il totale controllo della macchina del Paese, non sarebbe molto difficile per loro ottenere il risultato voluto. Ci sono riusciti a piazza Maidan, figuriamoci adesso. Allora perché Zelensky apre alle elezioni o almeno finge di farlo? Ci potrebbero essere parecchi motivi, compreso quello puramente  personale di sganciarsi da una posizione senza uscita se non in posizione orizzontale, ma l’impressione è che gli europei abbiano fatto una bella pensata: se si organizzano elezioni, quello è un buon pretesto per sospendere la guerra. Mica Putin vorrà continuare l’avanzata mentre infuria la campagna elettorale? In questo modo si potrebbe dare una nobile giustificazione alla tregua incondizionata che i volenterosi vorrebbero prima ancora di sedersi a un tavolo di trattativa. Lo scopo è ovvio e non ha niente a che vedere con la pace: si tratta solo di dare un po’ di respiro all’esercito ucraino ormai boccheggiante e di rifornirlo di armi, raschiando proprio il fondo del barile, perché il grande massacro continui e soprattutto perché i papaveri della Ue continuino a scaldare le loro poltrone.

Naturalmente ciò non sfugge a nessuno e di certo i russi non cascheranno dentro questo trappolone, come non lo hanno fatto quando l’idea è stata proposta da Trump qualche mese fa: la risposta di Mosca è stata che prima bisogna cominciare le trattative sugli assetti complessivi e raggiungere un accordo su quel piano e solo dopo si può smettere di combattere. Praticamente l’abc da quando abbiamo resoconti storici.  Quindi probabilmente non se ne farà nulla di queste sussurrate elezioni, ma l’idea è quella di mettere in campo quei valori che l’Ue stessa calpesta ogni giorno, per dire che il cattivo Putin non si ferma di fronte ad essi e che dunque è un nemico esistenziale dell’Europa. Che va combattuto senza badare ai sacrifici che saranno necessari. La Ue non può materialmente fare la guerra alla Russia sia perché le sue armi sono state distrutte o vendute su tutti i mercati di morte del pianeta, sia perché deve recuperare troppi anni di ritardo – mentre neanche gli Usa se la passano troppo bene – sia perché ci sarebbero probabilmente rivolte popolari qualora solo si pensasse di sacrificare i propri cittadini in un assurdo conflitto. Ma Bruxelles e i suoi adepti possono continuare una sorta di belligeranza contro “il nemico russo” come se l’Ucraina rimasta fosse una terra irredenta. Può insomma creare un marchingegno  politico e uno stato d’animo  con il quale giustificare i sacrifici che tutti dovremo fare grazie ai colossali errori compiuti dalla Ue e anche dai leader dei Paesi che ne fanno parte. E non solo negli ultimi anni, è proprio il sistema che è disfunzionale: per esempio, un recente studio mostra che il declino economico della Germania è cominciato parecchio prima del conflitto ucraino, ma già con i governi della Merkel. Declino strisciante, come quello di tutto il continente che è ormai il fanalino di coda della crescita in tutto l’orbe terraqueo.