Ricordo che da ragazzino non capivo come si potesse vivere nel degrado della topaia Gorbeau, nel ventre fognario di Parigi, così magistralmente evocata da Victor Hugo e certamente non immaginavo che da adulto, anzi da adulto attempato, mi sarebbe capitato di vivere in un ambiente che politicamente, eticamente, umanamente vi rassomiglia. Così è ormai conciato questo piccolo continente nel quale alcuni imbecilli si chiedono perché Putin non sia stato arrestato in Alaska, mentre nello stesso tempo Merz apre bocca – sempre che sia tale e non un altro organo migrato in una sede non propria – per dire che Netanyahu sarebbe il benvenuto in Europa, benché condannato dalla Corte penale internazionale di cui l’Europa stessa fa parte. Siamo ben oltre l’ipocrisia, siamo anzi di fronte al palese disvelamento della reale natura della Ue: ci avevano detto che era uno strumento per la pace perpetua e adesso si scopre che invece lo è per la guerra perpetua. Il prestigiatore mediatico, seguito a ruota dalla politica, ha illuso per molti anni che dal cilindro uscisse la colomba, ma il gioco non è riuscito ed è saltato fuori un cannone. Come le persone più perspicaci avevano già capito al tempo delle guerre jugoslave.

Tutto questo è apparso nel suo orribile nitore nel momento stesso in cui Trump ha accolto Putin in quella terra di Alaska, che era stata russa, e che lo Zar aveva venduto agli Stati Uniti nel 1867 proprio per evitare che finisse nelle grinfie delle allora potenze europee e, in particolare, della Gran Bretagna. Il luogo stesso ha conferito al vertice un significato simbolico attualissimo. Anni di russofobia volgare e demenziale arrivata persino a vietare presentazioni di libri, spettacoli o concerti di musica russa e/o con direttori russi, sono andati in fumo. Un fumo tossico e denso che sa di disperazione e di idiozia. Eh sì perché tutto questo non è stato solo un impazzimento passeggero che potrebbe permettere di tornare sui propri passi, ma ha portato a scelte che stanno distruggendo l’economia continentale. Non a caso il milieu politico europeo e chi sta dietro di esso ha fatto di tutto per far saltare l’incontro fra Putin e Trump, spingendo Zelensky a operazioni terroristiche contro i suoi stessi cittadini e arrivando a organizzare e inscenare in Ucraina manifestazioni “popolari” contro la possibilità della fine della guerra. Quattro gatti, con striscioni della premiata tipografia Soros & C, visto che erano identici in tutto a quelli che innalzavano i gruppetti di persone davanti alle ambasciate americane per chiedere la liberazione dei prigionieri dei battaglioni nazisti come l’Azov. Solo i sapienti teleobiettivi hanno poi trasformato in piccole folle questi folli a pagamento.

Ma il risultato è che non ci sarà alcun cessate il fuoco per congelare il conflitto e non ci saranno i dazi trasversali che Trump aveva annunciato e che già si erano presentati come una trappola, visto che Cina, India e Brasile si erano comunque rifiutati di interrompere gli scambi commerciali con la Russia. Adesso toccherà agli sconfitti della Ue cercare una via d’uscita anche se ripongono le loro ultime speranze nella visita a Washington di Zelensky in programma domani, come se questo comico in veste di duce, potesse davvero cambiare le cose: gli sarà invece detto di fare finalmente la pace, accettando le condizioni della Russia. Se questo immondo personaggio avesse accettato l’offerta che Mosca gli aveva presentato nella primavera del 2022, all’Ucraina sarebbero rimasti i territori che oggi ha perso concedendo ad essi solo un’ampia autonomia. Ma è stato convinto dalla Gran Bretagna e dai suoi accoliti di Bruxelles a continuare il conflitto fino all’ultimo ucraino.

Ecco cosa succede a dare retta a questi sinedri di servi incompetenti che oggi non sanno più a quale padrone obbedire, se a Washington o ai potentati economici del globalismo e che per non sbagliare ubbidiscono a tutti in preda a un delirio spaventoso e ridicolo assieme: hanno trasformato il continente in una discarica di cause perse e cattive intenzioni senza futuro. Tutti prendono le distanze, tranne noi che non possiamo farlo, che stiamo diventando economicamente dei miserabili, senza però riuscire a liberarci dei miserabili morali e politici che stanno al potere.