Una delle cose più sconcertanti dell’animo umano è che i cinici e i guerrafondai tendono ad essere moralisti, di solito è l’alibi della peggiore specie di persone: molti di loro sostengono che l’Ucraina adesso è stretta nella morsa fra Trump e Putin a causa delle terre rare che il Paese possiederebbe. In realtà ci troviamo di fronte a una frode su più livelli perché a quanto sembra Zelensky queste risorse le avrebbe già vendute agli inglesi e ora tenta di piazzarle pure a Trump in cambio della continuazione dei massicci aiuti militari americani e dunque per continuare ad alimentare una guerra già persa, nella quale ormai l’Ucraina può fare una cosa sola, ovvero continuare a perdere uomini. Ma il primo livello della truffa è che in realtà non si sa bene se queste risorse ci siano effettivamente: esse sono segnalate in vecchie mappe sovietiche, ma a suo tempo non sono mai state sfruttate per la loro scarsa economicità in relazione ad altri giacimenti nel territorio dell’Urss.

La cartina messa in apertura del post e più aggiornata, mostra quali siano le risorse minerarie ucraine: come si può vedere i cerchietti verdi rappresentano le aree dove sono presenti le terre rare e non paiono poi così importanti. Ora c’è da comprendere che i lantanidi, 15 elementi della tavola periodica più scandio e ittrio, si chiamano terre rare, ma non lo sono affatto, si trovano dovunque nella crosta terrestre e alcuni di questi elementi, come ad esempio il cerio sono più abbondanti del rame e dell’argento: tuttavia solo in alcuni luoghi hanno concentrazioni tali da essere economicamente sfruttabili. Quindi non si sa davvero quanto valga effettivamente il patrimonio minerario che Zelensky sta portando al banco dei pegni della guerra. Tanto più che l’anno scorso è stato scoperto in Norvegia il più grande giacimento di terre rare del continente europeo che dovrebbe poter fornire 8, 8 milioni di tonnellate di questi elementi, sebbene a costi molto alti. Poco in realtà visto che solo i 24 milioni di veicoli elettrici che dovrebbero essere prodotti entro il 2030, secondo i deliri europei, superano di gran lunga la produzione attuale in tutto il pianeta. Il fatto è che l’estrazione e la lavorazione delle terre rare è un processo lungo e complesso, con un impatto ambientale enorme visto l’utilizzo di diversi acidi e di grandi quantità di energia: dunque l’elemento economico decisivo è l’abbondanza e la concentrazione dei giacimenti. Per questo la Cina produce il 98 per cento di tutte le terre rare utilizzate nel globo, perché ha le risorse più facilmente sfruttabili.

Bene, finita questa parentesi, è fin troppo chiaro che il bluff di Zelensky costituisce però un alibi per i guerrafondai che fanno dello sfruttamento di eventuali risorse di questo tipo, la carota da sventolare sotto il muso degli asini, facendo credere che valga la pena di proseguire il conflitto in vista di un premio finale, che probabilmente non c’è nemmeno o non è così importante.