Le olimpiadi non ci hanno solo regalato una certa idea della Francia reazionaria che ha trasformato i sanculotti da rivoluzionari a partecipanti delle orgette dell’Eliseo, ma i casi di doping massicci e sistematici nella squadra americana sono state anche una chiara manifestazione di come gli Usa facciano carne di porco di qualsiasi tipo di lealtà e che barino sempre e comunque. Ne abbiamo avuto migliaia di esempi lungo la storia e assai più significativi, ma proprio il fatto che questa mentalità investa anche un contesto tutto sommato marginale, mette in luce che si tratta di un istinto fondamentale nei rapporti con altri Paesi e con il mondo intero. Ed è in qualche modo significativo anche che il doping metodico della squadra statunitense sia stato evidenziato da un’agenzia di stampa come la Reuters, profondamente coinvolta nella propaganda Usa/Nato, che ha condotto un’inchiesta in merito. Che qualcosa stia cambiando o è solo un ennesimo episodio di distrazione?

Mercoledì scorso la World Anti-Doping Agency (Wada), con sede a Montreal, Canada, ha rilasciato una dichiarazione in risposta all’inchiesta della Reuters sul doping uscito il giorno stesso: ” Il rapporto ha esposto anni di gravi illeciti da parte della United States Anti-Doping Agency (Usada) nel coprire le violazioni del doping da parte degli atleti americani e nel consentire loro di competere”. La Wada ha confermato l’autenticità di questi casi e ha affermato che le agenzie statunitensi hanno nascosto loro la verità per 10 anni. In realtà il doping è cosa prettamente americana dal punto di vista storico visto che laggiù è nato lo sport professionistico il quale ha coniugato le prestazioni sportive col denaro e ha dunque dato avvio alla corsa del drogaggio su larga scala, negli sport.

Questa mancanza di lealtà era in qualche modo già emersa: nel 2021 la Wada ha scoperto che gli atleti americani avevano partecipato a competizioni in gravi violazioni delle normative antidoping e gli Stati Uniti si sono scusati sostenendo grottescamente che questi atleti erano “informatori” che indagavano sul doping di altri. E ha costretto di fatto l’agenzia antidoping internazionale a non rivelare questi scandali sostenendo che se fossero stati resi pubblici, avrebbero minacciato la sicurezza personale degli atleti. In altre parole, gli Usa hanno ammesso i fatti, ma hanno anche abbozzato una ridicola scusa perché non venissero alla luce e i loro medaglieri si arricchissero. Insomma c’è un Paese che può ignorare il Codice mondiale antidoping e consentire agli atleti dopati di continuare a partecipare alle competizioni. Come può un’organizzazione come l’Usada, infrangere sconsideratamente le regole sportive internazionali e pretendere per giunta che gli altri siano invece ligi alle regole?

Quindi l’eccezionalità si estende anche allo sport e non di rado essa viene in qualche modo “riconosciuta” dai Paesi amici o sarebbe meglio dire dalle colonie, tanto che alle olimpiadi di Tokio il 31 percento degli atleti americani non è stato sottoposto a test antidoping adeguati. Per non parlare del caso Armstrong che per non so quante volte ha vinto “chimicamente” il tour de France, nonostante fosse stato beccato regolarmente a bombarsi, ma gli organizzatori della competizione hanno preferito tacere e probabilmente si sono messi in tasca un bel po’ di soldini.

Però se si riesce ad essere eccezionali scavalcando le “regole” che valgono solo per gli altri, se si riesce a nascondere dietro una tempesta di tesi strampalate le proprie malefatte, vedi ad esempio la distruzione del Nord Stream, il gioco non riesce quando devi giocare a carte scoperte. Le armi americane imposte peraltro alle proprie colonie hanno fatto una magra figura in Ucraina, sono bruciate come fiammiferi, sono state abbattute e distrutte, hanno rivelato le loro magagne, nate dalla straordinaria corrente di corruzione che attraversa il sistema militar – industriale americano, mentre le tattiche e le strategie di quello che gli Usa vantano come il più grande esercito della storia, si sono rivelate inadeguate e in qualche caso persino primitive, costruite per far fronte alle guerre di tipo coloniale nei Paesi che hanno assalito.

È per questo che, come ha scritto una pasionaria della guerra ucraina, tale Anastasia Edel, in un pezzo poi riportato sul New York Time, ” una guerra lontana dai confini americani ha rimodellato il nostro mondo e ha reso più piccolo il posto dell’America in esso”. L’informazione può dopare fino a un certo punto, la resa dei conti prima o poi arriva.