Forse non c’è niente di più “occidentale”, parlo di questo Occidente decaduto e tanto più violento quanto più è debole, che uccidere un negoziatore di pace, come appunto è accaduto con l’assassinio – commissionato da Netanyahu – del leader dell’Ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh. Per giunta l’omicidio è avvenuto a Teheran aprendo la possibilità per una risposta iraniana che tutti ormai si attendono a giorni se non a ore, almeno secondo quanto affermano i servizi statunitensi e inglesi. Non si è trattato di un atto inconsulto, ancorché come al solito feroce: l’unica speranza per Israele di uscire fuori dal cul de sac in cui si è volontariamente cacciata, è quella di provocare una guerra più generale in tutto il Medio Oriente, in maniera da essere difeso dall’Impero senza i tentennamenti che l’immensa strage di Gaza, assai più vasta di quella delle cifre ufficiali, provoca nei tutori di Tel Aviv. Si tratta in effetti anche di uno sgravio di responsabilità troppo gravi per essere dimenticate. In questo frangente, non è nell’interesse dei leader sionisti di Israele prolungare una situazione “né di guerra né di pace”, subire un logoramento economico terribile ed esporsi al pericolo di una guerra civile con i coloni armati e le sette integraliste. Quindi ci troviamo di fronte a una provocazione mirata, lucida, spietata per il mondo intero.
Del resto è evidente che se gli Usa attaccassero l’Iran e anche Hezbollah in risposta alla risposta, come già propone il delirante senatore Graham, un prodotto del catabolismo americano, di certo scenderebbero in campo in qualche modo anche Russia e Cina e il conflitto diventerebbe generale con tutto quello che ne consegue. Tuttavia, comunque vada a finire, diventa sempre più chiaro che il sogno sionista non solo è morto, ma in effetti non si è mai realizzato. Israele dopo aver rubato la terra ai palestinesi per interposte potenze anglosassoni, come risarcimento del genocidio tentato compiute da altri e in qualche modo facilitate anche da coloro che oggi sono i difensori di Tel Aviv, doveva essere la patria degli ebrei, una patria che li liberasse dall’essere senza radici. Reseau International pubblica un articolo nel quale viene citato Aaron David Gordon, uno dei primi teorici del sionismo il quale scriveva: “Siamo un popolo parassitario: non abbiamo radici nella terra, né terra sotto i piedi. Non siamo solo parassiti economici, ma anche saprofiti della cultura altrui, della loro poesia, della loro letteratura e persino dei loro valori e ideali. Ogni corrente della loro vita ci trasporta, ogni brezza che soffia nelle loro regioni ci trasporta. Dovremmo allora stupirci di non essere nulla agli occhi degli altri popoli?” Di qui l’idea di fondare uno stato ebraico, magari mandando al macero gli straordinari contributi degli ebrei alla nostra civiltà e che – al contrario di quanto si pensi – sono soprattutto di carattere laico e non riconducibili a fattori religiosi che pure hanno avuto il loro peso, ma soltanto in negativo. Si trattava di un’aspirazione condivisibile, che tuttavia si è realizzata in maniera monca e a detrimento di altri.
Così questa nascita alla fine è fallita non soltanto perché si è imperniata sull’occupazione di terre altrui ormai da millenni ( in Palestina nel 1898, considerato l’anno in cui i sionisti dichiararono il loro desiderio di creare lo Stato di Israele, c’era solo il 5% di ebrei), ma anche perché questo Stato è sempre vissuto grazie al fondamentale appoggio totale di altri Paesi e soprattutto agli ebrei della diaspora che nel frattempo avevano assunto posizioni di rilievo negli Usa, dopo averle avute ( e in parte conservate) in Europa prima delle guerre mondiali. Sì adesso c’è terra sotto i piedi, ma questa terra è contesa, incerta, la cui stessa esistenza si deve ad altri: Gordon scriveva di voler far fuoriuscire gli ebrei da una condizione parassitaria e dipendente dalla cultura occidentale con la fondazione di uno Stato, ma la condizione di dispersione e di dipendenza in forme diverse rimane. Certo, parte della colpa ricade sulle potenze anglosassoni che hanno fatto pasticci a non finire in Palestina e hanno agito nella prospettiva di creare una testa di ponte in Medio Oriente, rimane però il fatto che ancora oggi il progetto sionista dipende in gran parte dall’esterno visto che questa corrente non è stata in grado di fondare un Paese normale, ma vive, al pari degli Usa nella convinzione di essere eccezionale.


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questo continuare a ripetere il termine sionismo, come se gli interessi siano dovuti a frenesie religiose ebraiche, fa perdere di vista le vere cause della situazione e gli interessi alla radice di tutto
Forse molti non si rendono conto che negli us of a, fatte le debite equivalenze tra cariche governative, il ministro degli interni, il ministro degli esteri, il ministro della giustizia, il ministro dell’economia e il ministro della salute, piu’ l’importantissimo capo di gabinetto e il capo del corrente senato, appartengono al popolo eletto (mi limito unicamente alle cariche piu’ importanti).
Per non parlare del demenziale presidente che, si dichiara ‘da sempre sionista’.
E così pure il direttore e padrone di Black Rock il cui patrimonio e’ di 10 trilioni, (non miliardi, trilioni) vale a dire diecimila miliardi di dollari. Nelle circostanze chi non si piega, inchina o lecca e’ politicamente perduto (e non solo, specie se bazzica in ambienti cosiddetti educativo/universitari.) Per non parlare di chi ha finanziato (e finanzia) ‘Black Lives Matter’ o di Hollywood.
A proposito della quale (Hollywood), appena passata (circa 15 anni fa) nelle mani dei migliori ha cominciato a produrre cartoni animati dove i personaggi sono (molti o quasi tutti, mi dicono e leggo) LGBT. Fatto cui molti attribuiscono la ‘moda’ tra bambini ed adolescenti di chiedersi a quale sesso appartengano. A sua volta una bonanza per i chirurghi che effettuano ‘cambiamento di sesso’ appunto, tra bambini e adolescenti. Cio’ nonostante bisogna inchinarsi alla macchina delle Pubbliche Relazioni in questo paese, che equipara a Hitler chiunque osi porsi almeno qualche domanda su chi sta dietro a tali cambiamenti
epocali. Tra i molti aneddoti corroboranti al riguardo va incluso il caso della rivoluzione ‘colorata’ dell’ Ukraina, organizzato dall’eletta Victoria Nudel (Nudelman) di “affa gli europei” classica memoria. Dove (in Ukrania) dal colpo di stato del 2014 a oggi tutti i presidenti e altre alte cariche
fanno o han fatto parte del popolo eletto.
E al San Tommaso inossidabile, va ricordato che il corrente presidente dell’Ukraina (anche lui scrupoloso osservante), ha cambiato il nome della strada principale di Kiev. Adesso e’ “Stephan Bandera Avenue”. Cosa che – mutatis mutandis – equivarrebbe a cambiare (a Roma) “Via della Conciliazione” in via Adolfo Hitler” o perlomeno in “via Benito Mussolini.” Toto’ direbbe “per dindirindina!”
PS. Chi fosse interessato a conoscere qualche aspetto un po’ meno noto di quel che succede negli us of a puo’ addormentarsi nell’osservare il piu’ recente video della serie ‘Quadretti Americani’ prodotto dall’umile vostro. Dove cerco di includere quelche notizia o osservazione non riportate dai media di regime.
https://youtu.be/VwDIcGFLZCo
Esperimento sociale della scienza politica, Lockdown, esperimento sociale di apartheid. Finocchietti spacciati per donne da offrire in sposa ai poveri sfigati operai , I ricchi, con donne vere da provetta dei centri lebensborn. Questo il progetto usa per l’umanità. Auguri.
Nel frattempo la nato continua a circondare i confini russi di nuovo materiale bellico e infrastrutture dedicate con nocumento alla distensione. Non è un comportamento intelligente.
Nel centro degli Stati Uniti non ci vive praticamente nessuno. Perchè non gli regalano uno di quegli stati i loro grandi protettori? Tanto è tutta terra rubata anche quella. Se la facessero lì la loro grande israele.
un GRAZIE alla redazione del simplicissimus
Sig Boccalone abbiamo capito,ma non esiste la redazione di infosannio.c’è solo il proprietario che scrive
Lo Stato di Israele rappresenta una delle tante sperimentazioni sociali dell’elite globalista, composta in parte da ebrei, ma parliamo di ebrei scomunicati, seguaci delle eresie di Sabbatai Zevi e Jacob Frank. Si tratta di un esperimento da laboratorio che consiste nell’inserire una comunità in una situazione senza via d’uscita, in guerra perenne coi vicini e vedere il comportamento collettivo conseguente. Come evolverà un gruppo di persone di questo tipo? Combatteranno o si arrenderanno? Manterranno delle istituzioni democratiche o si affideranno a qualche forma di dittatura? Si compatteranno al loro interno o si disgregheranno? Scenderanno a qualche forma di compromesso coi nemici o porteranno il conflitto fino alla distruzione reciproca totale? Le élite e gli psicologi sociali al loro servizio avranno tratto dall’esperienza sionista importanti indicazioni, utili per continuare a mantenere il controllo e il dominio delle masse a livello globale. Gli ebrei israeliani sono come quei porcellini d’India che gli scienziati osservano mentre superano ostacoli e prove d’intelligenza nei labirinti dei laboratori. Semplici cavie al servizio del potere mondiale.
Chi espianterà la malapianta?…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/