A sorpresa Imran Khan l’ex primo ministro esautorato e incarcerato grazie all’intervento degli Usa e dell’esercito pakistano  che è un fedele servitore di Washington, come del resto accade in tutti i Paesi colonizzati, Italia compresa,  ha ottenuto una straordinaria vittoria elettorale, visto che la sua formazione politica, Pti  è ora di gran lunga la maggiore del Paese. Ancor più straordinaria perché avvenuta in un clima di intimidazione ( ma i soliti “osservatori” per mantenere la loro squallida mancetta non hanno visto nulla ) e di brogli sfacciati con cambiamenti d’autorità dei risultati all’ultimo momento. Si è quasi arrivati  a fare peggio che in America, questa culla della falsa democrazia, con il voto postale:  non a caso ci sono volute oltre sessanta ore per arrivare a un risultato ufficiale.  Insomma si è arrivati alla vittoria in una partita truccata.

Come si ricorderà Khan fu destituito  dall’incarico  di primo ministro nell’aprile 2022 a seguito di una mozione di sfiducia parlamentare, guidata nemmeno tanto in segreto, anzi quasi in maniera dichiarata, dalla Casa Bianca,  semplicemente perché aveva visitato Mosca il 23 febbraio 2022, alla vigilia dell’ operazione speciale russa e si temeva che potesse spostare il Paese su posizioni favorevoli alla Russia. In seguito è stato accusato di corruzione che è un tipico format dei cambi di regime sostenuti dalle amministrazioni americane: tale accusa vale sempre e per qualsiasi Paese, è politicamente  neutra  e inoltre smuove gli animi più culturalmente disarmati. Quando la corruzione ( vedi Mani pulite o il grillismo) diventa il main stream di un qualche cambiamento politico potete stare certi che lì corrono i dollari freschi di stampa. Ad ogni modo  è chiaro che le forze armate pakistane – quelle sì corrotte fino al midollo e smidollate tanto per usare un curioso ossimoro quasi sempre vero – faranno di tutto per evitare che Khan torni al governo, anche solo come padre nobile del suo partito  e già stanno  pianificando di istituire un governo di unità senza il PTI di Khan, cercando di diminuire la sua influenza parlamentare attraverso una combinazione di alleanze tra partiti che difficilmente si alleerebbero se non dietro fortissime pressioni e defezioni ottenute con il ricatto o con generosi pagamenti che tanto i soldi arrivano dal Dipartimento di Stato.

Tutto come al solito insomma o almeno sembra perché in realtà  se tornassimo indietro anche solo di 15 – 20 anni fa un personaggio come Khan non sarebbe mai politicamente riemerso e di certo, anche se fosse scampato agli attentati che certamente sarebbero stati organizzati contro di lui, non avrebbe avuto più tanto seguito. Ma ora la gente è incazzata, ha capito benissimo chi c’è dietro le manovre contro Khan e comincia a rivendicare il diritto di scelta delle alleanze, degli amici e dei nemici. Insomma non è solo che gli Usa stanno esagerando, è anche che cominciano a fare ribrezzo, soprattutto dopo l’appoggio incondizionato delle stragi a Gaza (il Pakistan è un Paese a maggioranza mussulmana). Per giunta la triste figura fatta in Ucraina dalla Nato e visibile in tutto il mondo ad occhio nudo  salvo che in occidente sta mettendo a nudo anche una inaspettata debolezza da parte dell’invincibile ed eccezionale impero.

Qualcosa si va spezzando: ormai gli Stati Uniti incespicano  nei loro errori e nel loro stesso caos: “Morte all’America” gridarono i parlamentari amici di Khan al momento del golpe parlamentare del 2022. Ma c’è caso che gli Usa si suicidino prima.