Ciò che continua a sconcertarmi nell’attuale tempesta politico – cognitiva è che buona parte delle forze che si oppongono alle distopie resettarie, all’assalto di una fazione elitaria e tecnocratica contro la democrazia, i diritti e la libertà sembrano attribuire questo male oscuro – cresciuto nell’ombra degli eventi senza che ne accorgessimo, anzi nel plauso di molti –  al malefico influsso dell’illuminismo e della sua opera di laicizzazione. Così paradossalmente  e grottescamente tali forze appaiono nostalgiche di un illusorio medioevo fideistico, così come le elite che vorrebbero combattere  lo sono del medioevo sociale e della servitù della gleba. Come se niente fosse un alto prelato che tuona contro il Papa apostata, avendo in realtà perfettamente ragione di considerare il pontefice vero o falso che sia ( anche questo è ormai in gioco)  fuori dalla religione cattolica romana, mentre parla delle libertà negate evoca  una inesistente età dell’oro prima del secolo della ragione. Caro monsignor Viganò chi voleva diritto di parola finiva di solito al rogo o impiccato quando c’era il Papa re.

Questa alla fine è paccottiglia perché senza l’illuminismo non staremmo a piangere sulle libertà perdute e soprattutto su possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero anche quando ciò spiace ai potenti:  prima del secolo dei lumi tutto ciò era praticamente inconcepibile oppure un semplice sogno visto che è stato proprio l’illuminismo a spezzare le catene della superstizione, dalla schiavitù delle monarchie assolute come legittimo metodo di governo degli uomini, derivate direttamente da Dio  e dall’idea che un’etica e una morale potessero derivare esclusivamente dalla volontà divina, da un panteon oltremondano. E invece ” il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”: la completa inversione dei fattori compita da Kant illustra il senso di questo nuovo modo di vedere le cose.  L’emancipazione dell’uomo attraverso la scienza, la ragione critica e il pensiero politico derivano proprio da quella “rivoluzione” intellettuale eppure oggi assistiamo allo spettacolo di chi si lamenta della perdita di tutto questo accusando di ciò proprio l’illuminismo. Strano davvero perché basterebbe prendere in mano Rousseau per leggere che ” “L’uomo è nato libero ed è ovunque in catene”. Uno dei maggiori intellettuali dalla parte dei lumi  ha rifiutato l’idea che l’uomo consegni la sua libertà a un sovrano in cambio di sicurezza e protezione proposta da Hobbes e dal suo modello distopico. E’ esattamente ciò contro cui combattiamo oggi e che è evidentemente rimasto a covare dentro gli archetipi del pensiero anglosassone che alla fine è tronato alla fascinazione del Leviatano rendendola finalmente possibile non attraverso un singolo sovrano ( o almeno non ancora) ma grazie a una classe oligarchica che è riuscita a svuotare i poteri pubblici e democratici, affondare lo stato di diritto, estromettere i cittadini dalla fondamentale sovranità di scelta.

L’incapacità di distinguere una rivoluzione storica dai suoi tralignamenti dovuti proprio a nemici che ne hanno equivocato la natura, l’anno asservita a strumenti di potere, a cosche di tipo mafioso intellettualmente vuote ( forse è per questo che in certi riti di iniziazione si usano i cappucci)   e l’hanno via via corrotta nel suo contrario, rende ragione delle difficoltà che abbiamo a scacciare la malevola scimmia aggrappate alle nostre spalle e al nostro futuro: cosa c’entra la scienza di Galileo con l’ottusa e ipocrita  tecnocrazia di oggi? O ancora cosa c’entra con la scienza determinata unicamente dal profitto nella quale lo scienziato diventa semplicemente un complice volontario o inconsapevole?  Un bel nulla, ma se non sappiamo distinguere tra le due cose allora è anche facile che un certo ambiente reazionario e conservatore, dimentichi le lotte per il lavoro e la dignità dell’uomo verso le quali ha nutrito sempre ostilità, metta da parte il grande pensiero politico che le accompagnate e che ha segnato le speranze di combattere  lo sfruttamento e la disuguaglianza  per  concludere che ci dobbiamo  affidare a qualche potenza celeste per combattere il tentativo di neo medioevo maltusiano che ci sovrasta. Laddove ho l’impressione che non sia il medioevo a spaventare, ma il maltusianesimo nel senso che esso pretende di controllare la “naturalità” della demografia e dunque l’ordine naturale delle cose, mentre la dinamica di popolazione, come ben sappiamo è un fatto eminentemente sociale: più una società è ricca e possiede strumenti di tutela, meno ha bisogno di figli. Cosicché l’obiettivo dei maltusiani potrebbe essere raggiunto senza bisogno di fabbricare virus o vaccini letali, ma semplicemente riducendo lo sfruttamento delle persone e la rapina di risorse. Peccato che i maltusiani siano i grandi ricchi  che campano proprio sulle disuguaglianze . Dunque gli appelli a potenze celesti perché ci liberino, visto che i liberatori di ieri sono i nostri aguzzini, davvero non si possono sentire anche perché è chiaro come il sole che gli abitanti delle caverne platoniche debbono essere riportati alla ragione e alla realtà non a un qualche fideismo laico, senza metafisica, ma pur sempre acritico che viene proposto come un dio minore ai popoli disorientati. Invece proprio dall’illuminismo e dal pensiero critico dobbiamo prendere forza per combattere la piccola fazione deviante e depravata  che ha acquisito ricchezza attraverso il neoliberismo e un’economia globale che ha donato loro un potere de facto sugli stati-nazione sovrani, minando la democrazia e diluendo la sovranità.

Probabilmente proprio queste posizioni ambigue confuse che hanno attraversato la resistenza alla psico pandemia e alle inutili, anzi dannose perdite di libertà che ne sono conseguite e che oggi  proseguono con la guerra e la follia climatica quali strumenti di paura e di potere, hanno fatto fallire, insieme ad altri fattori il progetto di portare in Parlamento un gruppo di persone non ancora prostituite al potere grigio. Ma adesso che la lotta entra nel vivo non si possono più accettare confusioni che rendono arduo la messa a punto persino di un programma politico di massima. Bisogna cominciare ad essere più illuministi e meno illuminati.