Spesso si sente affermare con assoluta sicumera che il riscaldamento globale provoca un aumento dei fenomeni atmosferici estremi, come cicloni e tempeste, ma si tratta in realtà di una balla che tra le altre cose viene anche in soccorso di pessimi amministratori che trascurano gli assetti idrogeologici per poi attribuire la colpa al clima e alle ormai famose ” bombe d’acqua”. Si potrebbe fare un elenco lunghissimo di questo casi che dalla Liguria a Tahiti, ma forse è bene cominciare a mettere i puntini sulle i in occasione di un evento inatteso e soprattutto inopportuno per gli speculatori del clima: quest’anno c’è stato un insolito  calo dell’energia delle tempeste cicloniche nell’emisfero settentrionale. Gli ultimi calcoli della Colorado State University mostrano un calo del 33%  nell’ indice Accumulated Cyclone Energy (ACE), che riflette frequenza, intensità e durata di tutti i dati sugli uragani e sui cicloni tropicali. Naturalmente non se ne parla perché questo va contro la narrazione corrente, oppure ancora peggio, come è accaduto pe la Bbc si continua a parlare di un aumento della forza degli uragani come se nulla fosse  Per carità non si può combattere contro la stupidità corale e ancor meno contro la disonestà, altrettanto corale dei media, ma questo evento fornisce l’occasione per mostrare come la leggenda dei fenomeni estremi e catastrofici che aumentano sia una purissima balla: qui sotto pubblico una tabella statistica con i cicloni tropicali nell’emisfero settentrionale negli ultimi 50 anni la quale mostra come non ci sia stato alcun aumento progressivo , ma che il numero e l’intensità di questi fenomeni  si muove su e giù all’interno di un intervallo chiaramente definito, senza alcuna tendenza alla crescita progressiva.

 

Un altro Vietnam

Se non credi nella religione del riscaldamento catastrofico e dunque nemmeno nella narrazione delirante della Co2, potesti mettere in forte imbarazzo i poteri occidentali, visibili e invisibili che hanno scelto questa chiave apparentemente virtuosa per un ritorno al medioevo. Così tentano di corrompere alcuni governi per non sentirsi soli. E’ accaduto al Vietnam che in novembre si era sottratto alla firma di un partenariato per la transizione energetica con le nazioni del G7 che era stato confezionato e abbellito con un prestito di due miliardi dollari offerti da Usa e Gran Bretagna che agiscono a nome degli altri. Il Vietnam ha abbandonato i colloqui in maniera piuttosto brusca tanto che il governo ha annullato un incontro programmato con gli ambasciatori  degli Stati Uniti e dell’UE e hanno invece redatto un nuovo piano energetico a lungo termine che ha effettivamente aumentato  l’uso del carbone da parte del paese. Allora si è pensato che fosse solo questione di alzare l’offerta che adesso è arrivata a 15 miliardi di dollari.  Si tratta ovviamente di prestiti per il settore pubblico e quello privato che in realtà servono strategicamente a far entrare il Paese nelle sfera statunitense, ma che difficilmente saranno accettati innanzitutto perché il Vietnam è culturalmente allergico ai prestiti e poi perché ci sono fortissime preoccupazioni di un forte rallentamento dell’economia durante il passaggio alle rinnovabili che peraltro non garantiscono affatto il fabbisogno energetico del Paese, ancor meno che altrove visto che il clima monsonico non favorisce di certo il solare.

Si potrebbe anche parlare di una sorta di attentato all’economia del Paese visto che 15 miliardi sono davvero pochini per pensare a una transazione energetica sia pure parziale in un Paese che ha la medesima superficie dell’Italia, ma quasi 100 milioni di abitanti e la cui fortuna industriale è stata dovuta ai bassi costi che sono del tutto impossibili con le rinnovabili: forse quei miliardi dollari dovrebbero raddoppiare ed essere offerti a fondo perduto per ottenere un successo.  In ogni caso questa vicenda fornisce un buon esempio di come l’occidente tema di rimanere solo nelle sue follie e cerchi di raccogliere consensi per le sue politiche semplicemente tirando fuori il portafogli, sia alla luce del sole che sottobanco: le mazzette non mancano mai.

Segregazioni climatiche

il comune di Oxford ha inaugurato i lockdown climatici, approvando un piano urbanistico che divide la città in sei zone che gli abitanti non potranno varcare tutte le volte che vogliono, ma un numero limitato di volte. In base a questo nuovo pazzesco schema  se i residenti vogliono lasciare la loro zona avranno bisogno del permesso del Consiglio cittadino che deciderà di volta in volta se concederlo o meno, ma in ogni caso questo non potrà accadere più . di 100 giorni all’anno. Per evitare l’abuso di girare per la propria città ogni residente dovrà registrare i dettagli della propria auto presso il comune che seguirà quindi i suoi movimenti tramite telecamere intelligenti intorno alla città. Chiunque dei 150.000 residenti di Oxford guidasse al di fuori del distretto designato  per più di 100 giorni all’anno, potrebbe essere multato di 70 sterline. Alla fine dunque è solo una questione di soldi  e di reddito personale. Tutto questo in realtà è già presente documenti Onu ispirati alle idee del Wef e cioè di città ( o quartieri) dove in 15 minuti è possibile raggiungere tutti i servizi a piedi, in bici o con i mezzi pubblici, Questo sarebbe la morte della massima parte delle città occidentali, ma ci si può facilmente rendere conto che anche chiudendo e imprigionando tutti nei propri quartieri, il risparmio di Co2, anche volendo stare alla narrazione ufficiale che peraltro si basa su una scienza primitiva e persino ridicola, sarebbe veramente minimo e non avrebbe alcun effetto reale. Si tratta perciò di provvedimenti con una precisa e visibilissima funzione sociale: quella di togliere la libertà di movimento e di controllare in maniera ossessiva  la popolazione. Certo senza pandemia queste cose si possono fare per ora solo negli epicentri del reset, ma possiamo stare certi che in futuro probabilmente mancherà il cibo, ma non qualche virus per tenere tutti prigionieri.