La fabbrica occidentale dell’indignazione è in funzione ormai da quarant’anni, strage dopo strage, sempre attribuita al “nemico” del momento come appunto quella di Bucha : la macelleria di Washington è sempre aperta, anche se i “garzoni” che vi operano sono sempre diversi. Tuttavia una costante caratterizza queste stragi: avvengono sempre in un momento di svolta e sono destinate a creare un cortocircuito emotivo per nascondere la realtà delle cose, spesso di una sconfitta o riattizzare un interesse che va sopendosi e ci sono pochi dubbi che la strage di Bucha sia uno di questi carnai lucidamente attuati o casualmente messi a disposizione dalla crudeltà di boia allevati e incoraggiati da anni, per gettare fango sulla Russia e fumo negli occhi dei cittadini occidentali. Ma l’assurdità dei fatti e la cronologia degli eventi non lasciano altra evidenza che l’ennesima strage provocata dai nazisti dell’Azov i quali hanno voluto dare una lezione a tutti quelli che si dovessero sognare di collaborare con i russi. Siamo alle canagliate da Repubblica di Salò o da ultimi giorni di Berlino spacciate come crudeltà russa e date in pasto a popolazioni non più in grado di pensare molto lucidamente e dunque eterodirette dalle emozioni di morte esattamente come è avvenuto e tuttora avviene per la pandemia.

Bucha si pone al crocevia di tre eventi principali e collegati tra di loro: l’imminente attacco russo ai resti dell’esercito ucraino nella sacca del Donbass, ormai quasi privo dei rifornimenti di carburante e di munizioni per cui anche ‘un’accanita resistenza non potrebbe reggere a lungo. Una volta distrutta questa forza l’Ucraina sarà finita e le conseguenze economiche di un conflitto voluto con tutte le sue forze dalla Nato diventeranno visibili senza lo schermo emotivo della guerra in atto. Questo è testimoniato anche dai criminali tentativi ucraini per colpire la Russia con brevi incursioni nella speranza di allargare il conflitto.  Poi c’è la sempre maggiore ostilità delle popolazioni ai politici che hanno messo in piedi un sistema di sanzioni che finisce per colpire in maniera drammatica  i ceti popolari europei piuttosto che il “nemico”:  le proteste e i fischi sia a Draghi e che al cancelliere tedesco Scholz, contestato ad Essen ne sono un sintomo, senza parlare poi  delle elezioni presidenziali francesi: occorreva  con urgenza qualcosa che ribadisse il dovere morale del suicidio europeo di fronte alla “barbarie” russa. Infine c’è il fatto che nei sotterranei di Mariupol e del complesso dell’Azovstal ci sono  molti consiglieri, ufficiali e soldati appartenenti ai Paesi della Nato e pare anche di altri Paesi come la Svezia: già alcuni \di essi sarebbero stati catturati dai russi tra cui il maggiore generale statunitense Roger L. Cloutier Jr.capo di stato maggiore del quartier generale del comando africano degli Stati Uniti, due ufficiali francesi del servizi segreti di Parigi sono morti su un elicottero che cercava di portarli via e poi ci sarebbero numerosissimi  appartenenti alla Legione straniera francese. Cosi si capisce perché gli ucraini ( leggi Nato) si stanno facendo abbattere da due a 4 elicotteri al giorno, gli ultimi rimasti, per tentare di evacuare queste imbarazzanti presenze. Imbarazzanti sotto tre  profili: perché essi combattono assieme ai nazisti dell’Azov e non assieme ad altre forze meno ideologizzate dell’esercito ucraino, combattono per giunta nel territorio del Donbass dunque in barba a quei trattati di Minsk di cui Francia e Germania erano garanti e perché una volta presi potrebbero anche  raccontare il miserabile dietro le quinte della Nato. Già da solo questo è un buon motivo per un elemento diversivo.

Dunque gli orrori di Bucha si situano nel tentativo di alleviare la pressione sulle elite politiche europee che Washington costringe alla guerra, è una sorta di alibi morale dettato dall’immoralità della guerra,  teso a giustificare le difficoltà e le vere e proprie sofferenze imposte alla popolazione europea per ubbidire alle strategie di Washington che ha voluto a tutti i costi costringere Mosca alla guerra o forse aderisce a un piano più ampio dove il vero “nemico” siamo proprio noi.