Oggi ho trovato in posta il messaggio in cui Facebook, ora diventato Meta, mi annuncia che alla pagina de il Simplicissimus ( non a quella dell’account o all’omonimo gruppo) sono state applicare “restrizioni pubblicitarie” di cui peraltro non mi importa nulla non avendo mai fatto mai pubblicità né avendo alcuna intenzione di farla mai. Purtroppo il cosiddetto social fondato da Montagna di zucchero, ovvero Zuckerberg che forse avrebbe potuto chiamarsi con migliore adesione alla realtà Dummerberg, non distingue tra una semplice e personale  espressione di idee e un’azienda che produce utili: pare inconcepibile che uno possa dire delle cose senza guadagnarci sopra, senza venderle.  Ma è comunque assolutamente chiara l’intenzione: ovvero punire chi ha tanto oltraggiosamente abusato della propria libertà e detto cose che contrastano con il culto pandemico e infatti un qualche provvedimento me lo aspettavo, ma ciò che è veramente impressionante e al tempo steso risibile è la formula ipocrita con cui questa vendetta viene consumata: poiché è del tutto evidente che nessuno appartenente alla società ha mai letto nulla di ciò che pubblico e che l’allerta è arrivata da qualche troll che agisce a cottimo, come un ratto tra le pagine dei gattini che sono l’unica forma vivente pienamente ammessa nell’universo di Facebook.  Vengono infatti formulate tutte le possibili fattispecie di esclusione in maniera che almeno una possa essere plausibile. Si comincia con la ben nota “violazione delle linee guida della community”, o per “violazione delle Nostre normative pubblicitarie” ( si avete letto bene si attribuiscono la maiuscola per compensare la mini dotazione morale)  e infine per una ragione nuova, che non ha alcun significato, ma che evidentemente è stata elucubrata per evitare di dover rendere ragione di questi provvedimenti.

Tenetevi forte perché la formula sembra presa da un recensione di Heidegger a cura del manuale delle giovani marmotte o di qualche portavoce della Disney: “per  comportamento non autentico”: detto da un’organizzazione che ha fatto della non autenticità, della chiacchiera e del “si dice”  il suo core business non c’è male. Ma l’espressione è davvero interessante per capire il vuoto nel quale viviamo dove si scimmiotta tutto e non si sa nulla: immagino l’orgoglio di chi è inventata questa espressione con la quale la società sembra riferirsi a qualcosa che abbia a che fare col vero, mentre invece cerca di escludere ogni espressione autentica, probabilmente scambiando il significato di questa parola con rozzo, immediato, ubbidiente, naif che ha poi un significato affine a numerosi usi di wild. Questo sistema è così disperatamente privo di una cultura che non sia quella della disuguaglianza, della sopraffazione e dei modi per nasconderla o meglio per renderla accettabile, che ha bisogno di raccogliere per strada suggestioni per rimpolpare la neo lingua aziendale. In ogni caso se qualcuno avesse timore di entrare nella pagina dell’eretico o volesse distribuire i contenuti senza problemi può sempre far riferimento alla pagina Telegram  dove si trovano i medesimi contenuti.